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E
ogni poesia un quadro
di un'esposizione
su un muro vuoto
di caos di cemento
Colori
catturati nel caos
Suoni miscela
di caos
Significato
fatto di caos
"colto dall'aria"
E ogni poesia "un'incursione nel non detto"
E tutto sul punto di ricadervi
poeta e poesia e muro e tutto il resto
dentro
E ogni poesia un quadro.
Lawrence
Ferlinghetti
Casa
dolce casa
Paola Nicita
La casa rappresenta lo spazio privato invalicabile, il grembo di
mattoni e cemento nel quale ciascuno cerca rifugio e protezione.
Non solo è l'immagine concreta dell'accoglienza e l'intimo
deposito in cui posizionare e sovrapporre oggetti e ricordi, ma
essa costituisce anche la rappresentazione simbolica della propria
identità psichica e sociale. É cioè uno spazio
destinato ad interagire con la "persona" -intesa nel duplice
significato di individuo e di maschera sociale- e con la sua storia,
e che, sebbene nasca in funzione di necessità abitative,
tende a travalicare scopi ed esigenze contingenti, originando complesse
relazioni tra soggetto, spazio e memoria. La casa costituisce quindi
la dimensione privilegiata per svolgere una riflessione sul nostro
rapporto con il luogo e i significati che ad esso siamo soliti attribuire.
In una realtà sociale contemporanea in cui la tipologia del
'non-luogo' -con il suo seguito di sperdimento e spersonalizzazione-
sembra conquistare anche l'ambito domestico, si impone la necessità
di ri-costruire e ri-scoprire una dimensione originaria dei luoghi,
anche operando dei salutari mutamenti di prospettiva, mettendo in
gioco funzioni e funzionalità.
Stesicorea, la casa dove ogni singola stanza, ispirata ad una poesia,
è realizzata da un artista (ma alcune anche in coppia o in
gruppo) rappresenta quindi la problematizzazione del rapporto tra
arte e luogo, che si attua mediante la presa di coscienza del possibile
ribaltamento causato dal passaggio dalla dimensione privata a quella
pubblica.
L'arte è la presenza che ha consentito questo capovolgimento,
consegnando idealmente le chiavi di casa al pubblico, aprendo le
porte a visitatori sconosciuti, e porgendo il benvenuto con il calore
di una intimità rivisitata nel segno della creatività,
che qui si trasforma in possibilità di scoperta e conoscenza.
E' come se, improvvisamente, all'interno degli spazi della casa,
si specchiasse l'antico teatro greco che si trova proprio di fronte
ad essa, trasferendo nel chiuso dell'appartamento l'idea corale
di incontro, sia tra la gente del pubblico, che tra spettatori e
attori, che è propria della scena. Non è un caso,
dunque, che gli artisti si siano ispirati ad una poesia per le loro
opere: la parola, vivificatrice, torna a riecheggiare in luoghi
già conosciuti, risvegliandoli e intrecciando legami senza
tempo, che conducono tra l'altro a riscoprire una dimensione della
socialità e della condivisione di valori anche estetici.
La casa fagocita lo spazio circostante, ne risucchia icone e simulacri
cittadini, del presente come del passato, instaurando un continuo
dialogo tra 'interno' ed 'esterno', tra 'pubblico' e 'privato'.
E questo si presenta del tutto in linea con una tendenza molto evidente
dell'arte contemporanea degli ultimi decenni per la quale lavorare
all'interno di un ambiente chiuso, trasformandolo, risulta essere
una forte esigenza espressiva. Lo spazio non è più,
quindi, il luogo finalizzato esclusivamente alla fruizione dell'arte,
ma esso stesso si propone quale fondamentale elemento semantico.
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Maria
Attanasio, Antonio Presti, Gianfranco Molino
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Giulia
Di Natale, Claudio Montaudo
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Giulia
Di Natale, Claudio Montaudo
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(Cliccando sulle foto si possono ingrandire)
Il modo
tradizionale di rapportarsi all'opera d'arte si è così
modificato, affrancandosi dalla 'frontalità' che per secoli
l'aveva soggiogato, svelando, accanto a inedite possibilità
espressive, una nuova dimensione emotiva.
Non è quindi un caso che il tema della casa costituisca uno
degli argomenti centrali della riflessione dell'arte contemporanea,
e non tanto per il dato architettonico in sé, ma soprattutto
per il suo essere contesto paradigmatico dell'interazione tra individuo
e società, tra spazio vitale e dimensione psichica. Tra i
casi più eclatanti pensiamo ad esempio a Guillame Bijl, artista
belga che in una grande sala del museo di Gent ha trasportato una
povera abitazione contadina a dimensione reale, perfettamente arredata,
nella quale l'osservatore può entrare visitando ogni stanza,
con la sensazione colpevole di violare indebitamente l'intimità
di qualcuno che si è allontanato da poco. Umili oggetti e
odori casalinghi sono indizi evidenti di una presenza umana -in
realtà solo apparente- e ciò trasmette una sensazione
di estraniamento, che porta alla presa di coscienza del carico di
simbolismi che leghiamo alla casa e che spesso la reiterazione dell'esperienza
quotidiana personale tende inevitabilmente a sottacere. Molto scompiglio
ha causato inoltre a Londra il lavoro dell'artista Tracey Emin,
che ha ricontestualizzato in una sala destinata all'esposizione
pubblica, la propria stanza da letto, nel più totale disordine
e con elementi strettamente personali, creando così scandalo
con un'operazione di pubblicità degli aspetti più
scabrosi della propria intimità domestica. "House"
è invece il titolo della grande scultura di Rachel Witheread,
calco in gesso a dimensione reale degli spazi interni di una casa
di tre piani, poi abbatuta durante una clamorosa performance.
Ma Stesicorea si presenta, nella sua sperimentalità, come
un progetto dai connotati totalmente diversi. Non è certamente
lo scandalo la scintilla che la anima, ma piuttosto l'idea di trovare
nuove impostazioni a rapporti ormai sfibrati tra spazio e individuo,
tra cose e valori.
Ricostruire un luogo, come hanno fatto questi artisti, significa
certamente agire materialmente sullo spazio, ma soprattutto modificare
radicalmente e in modo profondo la stessa relazione tra arte e società,
e gli schemi ormai frusti sulla base dei quali si svolge la fruizione
dell'opera creativa stessa. Offrire la propria casa all'arte e offrire
arte nella propria casa, al pubblico indistinto, presuppone l'adesione
ad una concezione dell'arte come etica della condivisione di valori
sociali oltre che estetici. L'opera d'arte non è contenuta
nella casa, e come tale esposta ai visitatori, ma è la casa
stessa, nei suoi spazi interni, con i suoi contenuti, ad essere
opera d'arte, e la visita incessante del pubblico che si reca in
una casa privata a fruire dell'arte, non fa che contribuire a sottolineare
la forza e la pregnanza dell'alterazione ormai compiuta su certi
schemi precostituiti e ormai superati. Anche sul piano della metodologia
della realizzazione di Stesicorea, emerge la peculiarità
di una idea della progettualità caratterizzata da un modificato
assetto consequenziale, per cui l'idea progettuale non nasce più
dal susseguirsi di eventi posti in successione, l'uno prima o dopo
l'altro, ma secondo un tempo nuovo, dove i frammenti sono legati
e al contempo autonomi, e procedono l'uno accanto all'altro, parallelamente,
piuttosto che consequenzialmente. Le stanze degli artisti (Gianfranco
Anastasio, Davide Bramante, Andrea Buglisi, Rocco Carlisi, Giulia
Di Natale e Claudio Montaudo, Giovanni Lo Verso, Lidia Rizzo, Enzo
Rovella, Enrico Salemi, Giovanni Tuccio, e il gruppo costituito
da Antonio Presti, Maria Attanasio, Gianfranco Molino e Gianna La
Rosa), parlano al pubblico con linguaggi differenti e si presentano
come visioni molteplici.
Pur nella contiguità, le stanze sono l'una indipendente dall'altra,
e ciascuna, allo stesso tempo, è parte fondamentale di un
progetto aperto e mutevole.
Queste stanze verranno distrutte ad un anno dall'inaugurazione della
casa, così come del resto è già avvenuto per
altre stanze d'artista, una prima volta. I lavori verranno fotografati
e filmati, ma poi sarà proprio la stratificazione di questo
archivio documentale in progress a creare una ulteriore opera, una
casa immaginaria dalle opere ormai scomparse, eppure -si potrà
poi dire "un tempo"- visibili ed esistenti, la cui percezione
sarà affidata solo al ricordo.
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