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DEVOZIONE
ALLA BELLEZZA
Devozione alla bellezza nasce nel 1999 a Catania, ideata
dall'associazione culturale Fiumara d'Arte come ulteriore contributo
alla sacralità espressa dalla città alla sua patrona
Sant'Agata. In occasione dei festeggiamenti agatini, il 3 febbraio
1999 il maestro ha realizzato una grande opera in cera che è
stata consegnata al fuoco in segno di rinuncia.
Il progetto catanese non ha goduto di nessun finanziamento pubblico
ma è stato realizzato grazie alle risorse di Fiumara d'Arte.
L'impegno dell'Associazione vuole essere quindi uno stimolo per
un ulteriore crescita civile e culturale della città, un
percorso etico di devozione alla bellezza per le nuove generazioni
che possano, attraverso un atto d'amore, trasformare i quartieri
della propria città in luoghi di armonia. Parte da Catania
una speranza per tutte le grandi città che hanno dei quartieri
dimenticati:per la prima volta l'impegno etico e civile di tutti
i catanesi si potrà esprimere con un atto di devozione per
quei luoghi troppo spesso trascurati.
UN
NUOVO IMPEGNO CIVILE IN NOME DELLA BELLEZZA
Intervista ad Antonio Presti
Antonio Presti sente di poter catalizzare fermenti ed energie che
possano tradursi in crescita per il territorio dove opera. Così
può essere a Catania, dove Antonio Presti ha avuto l'intuizione
di coalizzare il mondo artistico per veicolare uno dei principi
numerici più influenti nella crescita di una civiltà:
la Bellezza.
"La bellezza che si esprime come sintesi di forma e qualità
in perfetto equilibrio, unita al Bene ha il potere di salvare il
mondo - afferma Presti. È per questo che abbiamo unito le
forze creative di Catania, ritenendo che la città sia pronta
a passare dalla vecchia cultura del riscatto e della solidarietà
a quella della Bellezza".
Cosa può rappresentare per la città questo passaggio?
"Vede, quando per troppo tempo una terra viene ferita dall'incuria
e dall'ignoranza, è naturale una reazione che stimola all'impegno
e al riscatto mettendo un'energia che serva a compensare in eccesso
ciò che di male c'è stato. È un atteggiamento
che però genera una tensione opposta, che tampona l'emergenza
ma non educa ad una crescita armoniosa".
Allora lei crede che educare alla Bellezza voglia dire riportare
armonia?
"Certamente. La Bellezza ha un potere creativo dinamico e infinito.
E noi vogliamo che si manifesti nei quartieri periferici e in quei
luoghi dove la cultura del brutto è prevalsa".
E perché in nome di Sant'Agata?
"Perché è un simbolo sacro ed il momento della
sua celebrazione è quello di massima coesione del popolo
catanese, di massima identificazione nella città. Ed è
per questo che nell'atto di sacrificare (rendere sacra) l'opera
d'arte, la sera del 3 febbraio il fuoco del cero artistico ha sprigionato
la Bellezza in un atto di rinuncia alla forma come espressione di
devozione dei catanesi verso la loro Patrona".

Ma i catanesi sono sempre stati gelosi del rito in onore della
Santuzza. Come hanno accolto questa iniziativa?
"è importante comprendere che questa manifestazione
non è stata e non sarà una Festa parallela, non è
un evento che si sovrappone al rito. Assolutamente no. È
solo un atto di devozione in nome della Patrona fatto dall'Arte,
che è la quintessenza manifesta del potere creativo che è
in ciascun essere, In nome di Sant'Agata si riscopre il valore della
Bellezza, un principio che permane al di là dalla forma,
in un continuo processo di creazione e trasformazione. Sono grato
a tutti coloro che senza alcun guadagno economico hanno aderito
all'iniziativa mettendoci cuore ed entusiasmo. Penso tra gli altri
ad Arnaldo Pomodoro, autore del cero scultura, ma anche a Pepi Morgia,
regista di grande esperienza che si è messo a disposizione
per coordinare l'evento, e a tutti gli artisti e gli operatori che
credono nel senso di questo progetto".
Elenco
ufficiale dei partecipanti alla costruzione del Cero di Arnaldo
Pomodoro:
Battiato
Belinda, Calì Salvatore, Cavalli Simona, Contino Tiziana, Sicurella
Daniela, Failla barbara, Forlì Chiara, Foti carolina, Freni Antonio,
Giuffrida M.Elena, Gravina Germana, Gullotta Francesco, Gullotto
Gianluca, Iozzia Marco, La Verde Alessandro, Longhitano Rocco,
Mammana Valentina, Maricchiolo Loredana, Palermo alessandra, Panebianco
Maria Grazia, Rapicavoli M.domenica, Ruggeri giuseppe, Russo carmelina,
Scalia Massimo, Schillirò Ivano, Stivale Anna, Torrisi Assia, Torrisi
Innocenzo, Vaccarielli Ugo, Zanghi Clementina.
(31 gennaio 1999)
CATANIA SUONA PER S. AGATA
La sera del 3 febbraio 1999, dopo l'accensione della stele in cera,
appuntamento in piazza Carlo Alberto per il "laudamus"
di Mario Venuti e la devozione in musica delle band catanesi.
Musica
per la bellezza, musica per "Sant'Aiutuzza bedda e miraculusa",
musica per la Santa dei Catanesi. Suoni dalla classica all'hip hop,
dal rock al folk per la martire giovinetta che da sempre unisce
nella sua festa sacro e profane, fede e folklore. S. Agatam ub vero,
la sua musica l'ha sempre avuta: da quella dei cori da chiesa a
quella dei suoni strampalati di bande sgangherate che accompagnano
il cammino delle "cannalore ballerina". Ceri ex voto portati
a spalla dai devoti col "sacco" per le vie della città
a ritmo di lambada, samba e cori da stadio. Quest'anno la Santa
avrà anche dell'altra musica: quella dei suoi artisti migliori.
L'idea è di Antonio Presti, mecenate sognatore, che è
riuscito nella non facile impresa di cucire le diverse anime della
Catania che suona. Così la sera del 3 febbraio in piazza
Carlo Alberto (A Fera 'u Luni) sui palchi allestiti per l'occasione
si alterneranno Mario Venuti, nell'insolito connubio con l'ensemble
Decigramma dei maestri Dario Grasso e Angelo Sturiale, il 'blues
campionato di Cesare Basile, i White Tornado votati per l'occasione
all'elettronica di oscura avanguardia, I solari Dounia, la tradizione
dei Lautari, le rime dei Biodinamic, la 'space etnic junglè
di Kabballà & Be Quiet, il pop rock mediterraneo dei
Rosso Fisso e il jazz del quintetto capitanato dal sassofonista
Carlo Cattano.

Mario Venuti, siracusano di nascita e catanese d'adozione, dopo
"Ballata per una Cittá" dedicate a Palermo si è
concentrato su S. Agata per descrivere Catania e I catanesi. Il
suo pezzo "S.Agata su Marte" realizzato in collaborazione
con L"Ensemble Decigramma" chiuderà il concerto
di Piazza Carlo Alberto mentre alla stessa orchestra di Grasso e
Sturiale spetterà l'apertura della kermesse musicale con
una composizione per orchestra da camera basata su un frammento
del canto gregoriano "Stans Beata Agatha" risalente al
1293. Dario Grasso, direttore e fondatore del Decigramma Ensemble
ha così descritto la collaborazione tra musica colta e pop:
"Lavorare con Mario è stata un'esperienza stimolante.
Il confronto tra sensibilitá e modi di comporre diversi ha
dato risultati soddisfacenti. Siamo riusciti ad integrare la forma
canzone cara alla musica di Mario con le sonorità contemporaneee
tipiche del nostro ensemble. Contento del risultato finale è
anche il "Mario ordinario" che quella sera in piazza conta
di mandare in orbita la festa di S. Agata".
Cesare Basile, Catania ce l'ha nel sangue e della festa ha colto
uno degli aspetti più suggestive e ambigui. Il suo pezzo
"Cannalore" "in spalla ad una cittá di uomini
che si fanno compagnia" come si legge nel testo della sua canzone.
Cesare per l'occasione ha rinunciato all'immancabile chitarra per
affidarsi a due ospiti d'eccessione, come il tastierista dei Dead
can Dance e il genio catanese del campionatore Emiliano Cinquerui.
Alla chitarra elettrica non hanno rinunciato invece I Rosso Fisso,
Gruppo pop rock che ha adattato in chiave moderna un antico canto
popolare dedicato alla Santa. Il concerto del 3 febbraio segnerà
il ritorno in scena della formazione più internazionale del
circuito etneo, quei White Tornado le cui apparizioni in pubblico
si sono fatte, ultimamente, molto rade. Eterodossi per eccellenza
I "Tornados" sul palco saliranno solo in due per musicare
un canto popolare tradizionale con chitarra acustica e suoni campionati.
Massimiliano Sapienza e Ninni Morgia, in perfetto stile White Tornado,
tengono a sottolineare che quanto composto non li rappresenta. Anzi
non rappresenta nulla: "È pura merce". Questo il
commento stringato dei due. Più eterodossi di così!

Titolo semplice, semplice (S.Agata) e canzone in siciliano, invece
per i Lautari che ormai da più di dieci anni fanno della
musica popolare la loro bandiera. Il testo inedito composto insieme
con Alfio Antico è uno dei più belli dell'intero lotto
e nella prima strofa recita "S.Agata ca sarvi di lu focu dammi
'n pocu d'antenza pocu pocu.. Tu ca si picciridda e santa vera.
Rapi L'aricchi e senti sta prijera". Sempre nell'ambito della
musicalitá mediterranea si colloca "Athra Wshahichi"
(Vergine e martire). Scritto dal cantante palestinese dei Dounia,
Faisal Taher e suonato con cadenza "lenta ed energetica",
come l'ha definite il percussionista del gruppo etno Riccardo Gerbino.
La musica etnica fa capolino anche nella composizione di Kaballá
(Pippo Rinaldi) accompagnato dai genovesi Be Quiet che ai suoni
campionati uniscono il violino elettrico e le percussioni senegalesi
di Ta Fà Faruk.
A concludere la parata delle musiche non potevano mancare il rap
e il jazz. A colmare la lacuna, la giovane formazione hip hop dei
Biodinamic e il quintetto di Carlo Cattano. I Biodinamic, isola
rap in una città rock come Catania, hanno scritto rime "sacre"
per raccontare una storia vera. Quella di Agata e del martirio.
Jazz raffinato e in questo caso con venature mistiche per Carlo
Cattano Quintet. Il quintetto oltre allo stesso Cattano (sax) comprende,
Alberto Alibrandi (piano), Nello Toscano (contrabbasso), Pucci Nicosia
(batteria) e Giuseppe Privitera (tromba).
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