Antonio Presti, figlio di un imprenditore messinese decide,
alla morte del padre, nel 1983, di far costruire una gigantesca
scultura in cemento armato. È un'opera di Pietro Consagra,
la prima di una serie di otto sculture, poste lungo il greto
del fiume che sfocia nel mare di Castel di Tusa. Le sculture
sono imponenti, evocative, stranianti. L'ottava opera è
un quadrato blu aperto sul mare, alto e largo venti metri,
sulla spiaggia di Villa Margi. Nel 1986 viene inaugurato il
parco scultoreo "Fiumara d'Arte".
Pur avendone la possibilità, Presti non costruisce
sui suoi terreni privati, bensì su terreno demaniale.
La scelta è voluta. Egli intende infatti rinunciare
alla proprietà delle sculture per donarle al pubblico:
la sua è una posizione unica e controcorrente rispetto
alle politiche autoglorificanti dei rari mecenati esistenti
ed esistiti. Lo Stato, diventando legittimo proprietario delle
opere, dovrebbe così garantirne la manutenzione, la
fruizione pubblica, la custodia, la valorizzazione.

Scultura di Tano Festa com'era
Con
il suo gesto, Antonio Presti solleva, rispetto al mondo dell'arte
la "questione del destinatario", cioè di
colui che rende viva l'opera animandola attraverso il suo
sguardo, il pensiero, completandola idealmente ed emozionalmente
attraverso la propria creatività.
I lavori di costruzione delle sculture durano qualche anno.
Ma le cose si complicano rapidamente, non si instaura alcun
dialogo con i rappresentanti delle istituzioni. Lo Stato rifiuta
il lascito di Presti, denunciandolo per abusivismo edilizio
e ordinando la demolizione delle opere. Il primo processo
scatta dopo la costruzione della scultura monumentale di Consagra,
segue un secondo dibattimento mentre viene costruita la terza
opera. E poi ancora un altro ed un altro ancora. La vicenda
giudiziaria dura dieci anni, Antonio Presti viene condannato
a quindici giorni di reclusione. In tutto si celebrano otto
processi, vengono emesse altrettante ordinanze di demolizione
e condanne. Vita sconvolta. Accanimento esemplare.

Scultura
di Tano Festa com'è
Nonostante
queste traversie, le opere non vengono distrutte. Antonio
Presti è assolto dalla Cassazione. Il parco scultoreo
della Fiumara d'Arte, legittimato dalle sentenze, entra a
far parte del patrimonio dello Stato nel 1991.
Il sogno è diventato realtà. Ed è stato
possibile grazie ad una mobilitazione locale, nazionale ed
internazionale senza precedenti. Grazie all'impegno del pubblico,
dei media, di tutti coloro che hanno voluto e saputo vedere
nell'azione di Presti un vero momento di "condivisione
dell'arte".
La comunità artistica nazionale e internazionale adotta
idealmente le opere che costituiscono la Fiumara d'Arte. Il
vero destinatario, la gente, ne rivendica l'appartenenza collettiva.
La Fiumara d'Arte diventa, di fatto, un bene patrimoniale
e spirituale dell'umanità, che l'ha difesa attraverso
l'affermazione forte, senza ambiguità, condivindendo
l'impegno di Presti. Si crea così una sorta di Comunità
internazionale vigilante.
Non si contano più le pagine che parlano....della Fiumara
d'Arte e dell'impresa di Presti: articoli, recensioni, interviste,
libri, tesi di laurea. In Sicilia come in Italia, ma anche
in Giappone, in tutta Europa e nei paesi dell'America Latina
vengono versati fiumi di inchiostro per raccontare la storia
della Fiumara.
La mobilitazione internazionale intanto dà i suoi frutti.
Il dono viene accettato. L'appello al Presidente della Repubblica,
il disegno di legge regionale per stabilire la custodia e
manutenzione delle opere, lasciano sperare in una soluzione
definitiva. Tutto sembra rientrare nell'ordine delle cose
22 Aprile 2005 ore 11. Fiumara d'Arte, sotto la Finestra sul Mare di
Tano Festa
(Villa Margi-Reitano)
Lettera
aperta al pubblico di Fiumara d'Arte
La storia di Antonio Presti potrebbe sembrare una moderna
fiaba metropolitana, se questo siciliano appassionato di arte e
di cultura non avesse deciso di fare della Devozione alla Bellezza
lo spirito della sua stessa esistenza.
Antonio Presti, figlio di un imprenditore messinese decide, alla
morte del padre, nel 1983, di far costruire una gigantesca scultura
in cemento armato. È un'opera di Pietro Consagra, la prima
di una serie di otto sculture, poste lungo il greto del fiume che
sfocia nel mare di Castel di Tusa. Le sculture sono imponenti, evocative,
stranianti. L'ottava opera é un quadrato blu aperto sul mare,
alto e largo venti metri, sulla spiaggia di Villa Margi. Nel 1986
viene inaugurato il parco scultoreo "Fiumara d'Arte".
Pur avendone la possibilità, Presti non costruisce sui suoi
terreni privati, bensì su terreno demaniale. La scelta è
voluta. Egli intende infatti rinunciare alla proprietà delle
sculture per donarle al pubblico: la sua è una posizione
unica e controcorrente rispetto alle politiche autoglorificanti
dei rari mecenati esistenti ed esistiti. Lo Stato, diventando legittimo
proprietario delle opere, dovrebbe così garantirne la manutenzione,
la fruizione pubblica, la custodia, la valorizzazione.

Con il suo gesto, Antonio Presti solleva, rispetto al mondo dell'arte
la "questione del destinatario", cioè di colui
che rende viva l'opera animandola attraverso il suo sguardo, il
pensiero, completandola idealmente ed emozionalmente attraverso
la propria creatività.
I lavori di costruzione delle sculture durano qualche anno. Ma le
cose si complicano rapidamente, non si instaura alcun dialogo con
i rappresentanti delle istituzioni. Lo Stato rifiuta il lascito
di Presti, denunciandolo per abusivismo edilizio e ordinando la
demolizione delle opere. Il primo processo scatta dopo la costruzione
della scultura monumentale di Consagra, segue un secondo dibattimento
mentre viene costruita la terza opera. E poi ancora un altro ed
un altro ancora. La vicenda giudiziaria dura dieci anni, Antonio
Presti viene condannato a quindici giorni di reclusione. In tutto
si celebrano otto processi, vengono emesse altrettante ordinanze
di demolizione e condanne. Vita sconvolta. Accanimento esemplare.
Nonostante queste traversie, le opere non vengono distrutte. Antonio
Presti è assolto dalla Cassazione. Il parco scultoreo della
Fiumara d'Arte, legittimato dalle sentenze, entra a far parte del
patrimonio dello Stato nel 1991.
Il sogno é diventato realtà. Ed è stato possibile
grazie ad una mobilitazione locale, nazionale ed internazionale
senza precedenti. Grazie all'impegno del pubblico, dei media, di
tutti coloro che hanno voluto e saputo vedere nell'azione di Presti
un vero momento di "condivisione dell'arte".
La comunità artistica nazionale e internazionale adotta idealmente
le opere che costituiscono la Fiumara d'Arte. Il vero destinatario,
la gente, ne rivendica l'appartenenza collettiva. La Fiumara d'Arte
diventa, di fatto, un bene patrimoniale e spirituale dell'umanità,
che l'ha difesa attraverso l'affermazione forte, senza ambiguità,
condivindendo l'impegno di Presti. Si crea così una sorta
di Comunità internazionale vigilante.
Non si contano più le pagine che parlano della Fiumara d'Arte
e dell'impresa di Presti: articoli, recensioni, interviste, libri,
tesi di laurea. In Sicilia come in Italia, ma anche in Giappone,
in tutta Europa e nei paesi dell'America Latina vengono versati
fiumi di inchiostro per raccontare la storia della Fiumara. La mobilitazione
internazionale intanto dà i suoi frutti. Il dono viene accettato.
L'appello al Presidente della Repubblica, il disegno di legge regionale
per stabilire la custodia e manutenzione delle opere, lasciano sperare
ad una soluzione definitiva. Tutto sembra rientrare nell'ordine
delle cose.

Lo slancio dell'adesione internazionale all'opera di Presti, negli
anni, si è progressivamente concretizzato in un pubblico
costante che visita la Fiumara d'Arte, che si lascia trasportare
dalla bellezza di queste imponenti sculture, che sosta davanti al
Labirinto o sulla spiaggia per far giocare la luce del tramonto
con la scultura-monumento di Tano Festa, ribattezzata dalla gente
La finestra sul mare. Le opere sono destinate al pubblico e il pubblico
le ha fatte sue. Il processo di creatività fonda e - di fatto
- continua l'opera, nel flusso costante dei visitatori, al di là
del segno immobile che la rappresenta nella forma.
L'impegno di Antonio Presti acquista forza col tempo. L'intuizione
che l'espressione artistica contemporanea deve vivere nel respiro
di chi la fruisce diventa un fatto concreto. Il tempo gli ha dato
ragione. Fiumara d'Arte entra nella storia. Le vicende giudiziarie
di Presti cadono nell'oblio. Il parco rimane e continua a vivere
sempre, attraverso il suo pubblico.
Ma non sempre le favole sono a lieto fine. Si apre un nuovo capitolo.
Col passare degli anni le sculture si deteriorano, lo Stato non
si occupa della loro manutenzione. Lo spiraglio di un dialogo con
la Sovrintendenza, con i sindaci locali e con la Regione, non approda
ad alcuna soluzione. Il rifiuto delle opere da parte dello Stato
diventa silenzio. La regola é "tacere", ignorare.
Non vedo, non parlo, non sento. Non ci sono.
Gli anni passano e, parallelamente al silenzio dello Stato, il flusso
crescente di visitatori continua a testimoniare con la sua presenza,
la vitalità della Fiumara d'Arte.
È lo spettatore che dà voce alle sculture, che rende
vivo e vitale ciò che Antonio Presti definisce bellezza.
Devozione alla bellezza, ama scrivere e ripetere il mecenate di
Tusa. Io traduco: spazio al sensibile, via libera alla vita che
si prende la libertà del senso. Quel senso che ciascuno è
capace di trovare: in un quadro, in una scultura, nell'atto di creatività
di un artista. La ragione per la quale l'opera, per esistere, ha
bisogno dello spettatore. In quanto è artista colui che sa
rendere l'altro creatore. È questo rimando all'artista, all'opera,
che trasforma il segno in senso.
La
scultura di Tano Festa oggi
La materia è vulnerabile: l'incuria e la mancanza di manutenzione
si fanno sentire. L'indifferenza si vede. Lo sterco di mucca lungo
il percorso della scultura del Labirinto può essere folcloristico
e romantico, ma la struttura di cemento è corrosa dalla pioggia
acida dell'inverno. La Finestra sul mare cede alla salsedine. Diventa
pericolosa. L'insieme del parco, lasciato all'abbandono, subisce
un degrado inarrestabile ed esponenziale. Certe pitture si spengono
e si sgretolano, certe armature di cemento si aprono, le terrecotte
si staccano, le parti in ferro arrugginiscono. Finché l'abbandono
diviene degrado tangibile.
L'immobilismo delle Istituzioni porta ad ignorare le opere e la
loro bellezza, ignorare e disprezzare il pubblico che le ama, dissociarsi
dal consenso espresso dalla gente. Nonostante questo, lo Stato e
i suoi rappresentanti locali restano implacabilmente impietriti
nel Rifiuto.
Oggi, dopo venti anni di abbandono e di indifferenza, Antonio Presti
oppone un Rifiuto a questo Rifiuto da parte dello Stato.
Sollecitato dal pubblico, che sovente lo incita a restaurare le
opere, il mecenate di Tusa compirà un gesto estremo: chiuderà
con un sipario l'opera di Tano Festa.. La incappuccerà con
una tela blu. Chiuso, closed, fermé.

Con questo gesto simbolico, Presti apre un nuovo sipario sulla scena
culturale della Sicilia, per chiedere rispetto e riconoscenza. "L'arte
non è abusiva, la bellezza non è un reato, non sono
i codici di un diritto inapplicato a sancire ciò che è
giusto, ma il pensiero che l'arte genera e la gioia di offrire l'emozione
nel manifestarsi dell'opera". Così Presti spiega il
suo gesto.
All'indifferenza non si deve rispondere con l'indifferenza. Soprattutto
oggi, in un mondo dominato dalla sola logica economica, in un tempo
in cui l'immobilismo della regione Sicilia è rappresentativo
della paralisi delle ideologie liberali nei confronti di tutto ciò
che è cultura, arte, bellezza. L'immobilismo mira a bloccare
il divenire, a paralizzare il pensiero. Ma l'arte continua a vivere
nel respiro di coloro che fanno propria la sua bellezza, ne condividono
il pensiero. La Fiumara d'Arte e il suo fondatore non sono soli,
entrambi rappresentano ed incarnano non soltanto il pubblico che
visita il parco delle sculture, ma anche tutti coloro che vogliono
continuare a pensare alla cultura e all'arte come mezzo per elevare
l'uomo e risvegliare le coscienze. Occultare la scultura di Tano
Festa è dunque una risposta politica e artistica importante
per spingere al rispetto dell'opera e, attraverso essa, del pubblico.
Nel rifiuto dello Stato c'è un messaggio inequivocabile che
nega il mondo della cultura. Per questo Presti decide di ribaltare
le posizioni, di rifiutare questo Rifiuto. Sottrarre l'opera allo
sguardo del pubblico è un gesto di grande forza per affermare
l'esistenza della scultura come pensiero, anche a prescindere dalla
materia.

La scultura di Tano Festa oggi
L'azione di Antonio Presti può essere interpretata come esempio
di "contromuseo", essa incarna sul piano artistico e politico
una "resistenza artistica attiva al genocidio culturale proprio
del potere dominante". Essere presenti in questa azione, nel
modo che più è consono a ciascuno di noi, è
un dovere, a condizione di pensare il mondo come un continuo divenire.
Antonio Presti avanza in prima persona, come il pubblico di visitatori
che negli anni non ha mai lasciato sole le opere della Fiumara d'Arte.
Io mi unisco a lui in questo gesto che ugualmente assumo e condivido.
Cristina Bertelli
Direttrice della Fondazione France Libertés - Danielle Mitterrand
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