Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

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3ª Ed. EXTRAordinario

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Arte e Critica

Aprile/Maggio 2005

APPELLO PER LA FIUMARA D’ARTE di Giuseppe Basile.

  

            Se non ci fosse il rischio della banalità verrebbe da dire che nella zona tra i Nebrodi che ospita la Fiumara d’Arte si è venuta a creare una situazione tipicamente pirandelliana. La condizione di questo originalissimo “museo all’aperto” ha infatti dell’inverosimile, perché apparterrebbe, per donazione da parte del “mecenate” Antonio Presti, alle comunità locali, che però non ne hanno mai preso veramente possesso né, di conseguenza, ratificato la proprietà tramite le autorità che a tutti i livelli le rappresentano.

            La storia di questa impresa del tutto anomala è abbastanza nota. Una ventina di anni fa il protagonista perde il padre e si rivolge a Pietro Consagra, che già aveva realizzato diversi monumenti “bifrontali” a Gibellina Nuova, per avere da lui un segno memoriale che però fosse essenzialmente un’opera d’arte.

            Lo realizzò con i materiali della fabbrica ereditata dal padre, un cementificio, all’imbocco della vallata della fiumara Tusa, a colloquio con i monti circostanti, e da quel momento l’idea da cui era partito, ancora “privata”, venne a mano a mano ampliandosi fino a costituirsi come strumento di riscatto di una zona anch’essa tutt’altro che priva di segni in negativo, come del resto gran parte della penisola.

            Nell’arco di pochi anni nacquero così il Monumento per un poeta morto, forse più noto come Finestra sul mare, di Tano Festa, Una curva gettata alle spalle del tempo di Paolo Schiavocampo sulla strada per Castel di Lucio, il Labirinto di Arianna di Italo Lanfredini, l’Energia mediterranea di Antonio Di Palma, il Muro della vita di vari autori che vi intervengono sospendendo ad esso un proprio pezzo in ceramica, la Stanza di barca d’oro di Hidetoshi Nagasawa e infine Arethusa, che era riuscita a trasformare in inconsueto spettacolo di gioia visiva, tramite l’intervento di Piero Dorazio e Graziano Marini la caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio.

            Certo i problemi non erano mancati ed anche abbastanza presto: erano cominciate le imputazioni di occupazione abusiva di suolo pubblico e di alterazione delle “bellezze naturali”, o addirittura di danneggiamento del paesaggio.

            Tra alti e bassi la vicenda era andata avanti per un buon decennio, senza però che alle “intolleranze” o “incomprensioni” burocratiche si fosse nel frattempo contrapposta una coscienza civile capace di superare quegli ostacoli in nome della accettazione della superiore logica della Bellezza cui Presti aveva da sempre fatto riferimento, rivendicando pertanto per quegli “abusi” la qualifica di strumenti di promozione culturale e di emancipazione civile.

            Così se poté sembrare (ed in realtà era) una vittoria ed un riconoscimento almeno implicito della validità e della utilità civile dell’impresa il fatto che nel ’94 la Corte di Cassazione aveva ritenuto di poter chiudere la vicenda giudiziaria in maniera positiva per “l’imputato”, la situazione però non conobbe veri mutamenti nella sostanza della sorte da dare a quei derelitti, tanto che pochi anni dopo, nel 2000, una di queste opere, la Stanza di barca d’oro, venne provocatoriamente restituita alla natura per essere richiamata alla vita a distanza di 100 anni qualora la situazione di indifferenza o peggio nei confronti di questi segni della Bellezza fosse radicalmente mutata.

            Intanto i segni di degrado diventano nella altre opere sempre più macroscopici: bisognerà auspicare che anch’esse vengano sepolte per salvarsi? O non è piuttosto venuto il momento di intervenire, tanto più che il nuovo codice nazionale dei Beni Culturali ora – a differenza che nel passato – lo consentirebbe?

 

 

 

           

FIUMARA D’ARTE. CHIUSA LA FINESTRA SUL MARE

 

Il rifiuto del rifiuto è il titolo che Antonio Presti ha dato alla grande manifestazione che lo scorso 22 aprile ha accompagnato la chiusura della Finestra sul mare, celeberrima scultura che Tano Festa progettò e realizzò nel 1989 nella spiaggia di Villa Margi, a Castel di Tusa. Al pari delle altre opere della Fiumara d’arte, l’opera è stata oggetto di un lungo iter giudiziario, malgrado l’esito del quale non è stata riconosciuta come “bene culturale” pubblico. Visto dunque il perdurare del disinteresse delle autorità politiche, l’opera versa oggi in condizioni di degrado offensive oltre che pericolose. La sua chiusura è un atto di denuncia volto a ribadire il valore della cultura.

 

 

 

 

 Rassegna Stampa

                                                                     

 

                                   


 

Antonio Presti

la biografia

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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