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CINQUECENTO BANDIERE PER ESSERE CITTÀ di M. Rachele Fichera
Si inaugura nella mia città una mostra fuori dagli schemi di un piccolo esercito di autori, coinvolti da Antonio Presti, ideatore di eventi visionari per genere e dimensioni: è lui stesso a suggerirmi questa definizione, durante il nostro incontro; raccontandomi delle Cinquecento Bandiere, che, come in una sua fantasia che gli ha ispirato l’idea, sventoleranno lungo una strada della periferia sud di Catania da maggio a settembre. L’idea è quella di mettere al lavoro 50 scuole cittadine di tutti e tre i gradi su invito delle scuole di Librino, nuovo quartiere satellite avulso dalla vita civile per la poca presenza dell’Amministrazione.
(Foto accanto – 22 aprile 2005 ore 11, Fiumara d’Arte, l’appuntamento si è svolto alla Finestra sul Mare di Tano Festa (Villa Margi-Reitano). Dopo venti anni di abbandono e di indifferenza, Antonio Presti oppone un Rifiuto a questo “Rifiuto” da parte dello Stato. Sollecitato dal pubblico, che sovente lo incita a restaurare le opere, il mecenate di Tusa ha compiuto un gesto estremo, chiude con un sipario l’opera di Tano Festa. La incappuccia con una tela blu. Chiuso, closet, fermé).
Il quartiere nasce da un progetto di Kenzo Tange e di fatto costituito da poche realizzazioni dell’originale con numerosi insediamenti borghesi blindati e un esteso ghetto di edilizia popolare pubblica con urbanizzazione quasi inesistente. Presti, che da tempo si dedica a stimolare l’attenzione della città verso questo quartiere, organizzando eventi artistici, colloca l’indifferenza dei catanesi nei confronti di Librino tra le conseguenze dell’attuale perdita del senso etico dilla società; così, per il dovere intrinseco della sua generazione di padri mancati e confidando nelle energie dei giovani e nel loro senso ideale intatto, ha proposto la realizzazione di bandiere sul tema dell’etica, sviluppato in chiavi di lettura scelte fra le tante indicate dagli studi filosofici più avanzati. Questo difficile approccio è stato supportato dagli insegnanti e da uno stuolo di studiosi riuniti in convegno, che hanno offerto ai giovani spunti applicativi. Per la realizzazione artistica delle bandiere e, prima di queste, dei bozzetti si sono messi a disposizione delle scolaresche alcuni fra i neo diplomati all’Accademia. Da questi laboratori creativi messi all’opera nelle scuole catanesi è nato un più piccolo nucleo di elaborati esposti tutti insieme, bandiere e progetti preparatori, nel cortile e nel chiostro del complesso dei Benedettini, dal 19 al 29 aprile. Le Cinquecento Bandiere inviteranno la città a passare virtualmente tra le affermazioni etiche dei giovani e per mesi si faranno notare spronando i passanti a interrogarsi su tante colorate ma serie provocazioni.
IL PROGRAMMA
50 Scuole della città di Catania sono state chiamate alla realizzazione del nuovo progetto 500 Bandiere per essere città proposto dall’Associazione Fiumara D’Arte e dalle scuole di Librino. Ogni scuola, coinvolta in una prima fase attraverso dibattiti, incontri e studi sul valore della morale, ha prodotto un manifesto etico fonte di pensiero per la realizzazione delle 500 bandiere con interventi di pittura, scrittura e fotografia. Gli studenti sono stati supportati da incontri con filosofi, per l’aspetto teorico del progetto e, inoltre, con artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti per la fase tecnico-creativa. Ogni scuola ha realizzato 10 bandiere per un totale complessivo di 500. Al termine dell’evento, una giuria ne selezionerà tre, di cui la prima verrà donata al Sindaco di Catania, la seconda al Presidente della Repubblica e la terza a un Istituto di volontariato. Dal 5 maggio le bandiere sono installate su tutti i pali della luce dalla zona della Playa di Catania fino alla zona di Bicocca, sempre lungo l’asse dei servizi, per alcuni mesi, fino a settembre.
IO SONO IL BLU di Pinella Leocata
Chiuso. Una scritta in bianco su fondo blu, una parola ripetuta in tante lingue. Chiuso. Cala il sipario sulla Finestra sul mare, eppure è un giorno di festa. L’enorme scultura di Tano Festa, come un essere vivente, si trasforma. Coperte le travi di ferro ossidate, coperto il cemento armato mangiato dal sale e dal vento. Ora la finestra è un gigante blu, un monolite che sfida il cielo e il mare. L’opera cambia natura, si fa simbolo di civiltà, di resistenza, di lotta. Ora è un’opera prigioniera, è segno tangibile di una politica che rifiuta la tutela e il rispetto dei beni collettivi e, con questa, il diritto dei cittadini di usufruirne. Cala l’enorme sipario di quattrocento metri quadrati che due gru hanno issato nella notte. E mentre cala, centinaia di ragazzi fanno cerchio, accogliendo un canto struggente. È il canto di antichi pescatori e racconta la fascinazione e il terrore che gli uomini che vanno per mare hanno per le sirene. E mentre Rita Botto canta di quella forza terribile che prende e che perde, dal mare si fa avanti una sirena vestita di bianco. Con lei c’è anche un uomo a torso nudo che porta una coppa di blu. La depone. Vi bagna le mani e si tinge. E tutti fanno come lui, perché qui, a Villa Margi, in riva al mare, si celebra un rito. Io sono il blu, dice, con le parole di Ottavio Cappellani. Il cielo, il mare, la finestra. Tre giganti che si fronteggiano, fatti dello stesso colore. Siamo fatti di qualcosa che ha la dignità dell’Essere e la durezza del Resistere. Stiamo parlando di un governo segreto, che da sempre si manifesta nel Rito. Stiamo parlando di un governo dello spirito, delle arti, della poesia, della scienza. Stiamo parlando di un governo di luce. Stiamo parlando del blu. E mentre i ragazzi si tingono di blu, la sirena sale sul monolite proteso verso il futuro e, insieme, la donna e l’uomo ritornano verso il mare. Al di là della finestra, anche la collina di smeraldo cambia colore. Una cortina di fumo blu oltremare macchia l’azzurro del cielo, poi il silenzio è squarciato da botti che disegnano in alto una danza di ragni bianchi. Per un attimo anche la natura appare smarrita e impaurita. In alto, sulla collina, un gregge corre scomposto. Anche i cavalli galoppano, in cerca di riparo. La performance è finita. I ragazzi, arrivati a centinaia da Palermo, Messina e Librino si disperdono lungo la spiaggia. In ogni mano un sasso levigato dal mare e tinto di blu.
DA UNA LETTERA APERTA di Cristina BertelliLa storia di Presti potrebbe sembrare una moderna fiaba metropolitana, se questo siciliano appassionato di arte e di cultura non avesse deciso di fare della “Devozione” alla bellezza lo spirito della sua stessa esistenza. Presti, figlio di un imprenditore messinese decide, alla morte del padre, nel 1983, di far costruire una gigantesca scultura in cemento armato. È un’opera di Pietro Consagra, la prima di una serie di otto sculture, poste lungo il greto del fiume che sfocia nel mare di Castel di Tusa. Le sculture sono imponenti, evocative, stranianti. L’ottava opera è un quadrato blu aperto sul mare, alto e largo venti metri, sulla spiaggia di Villa Margi. Nel 1986 viene inaugurato il parco scultoreo Fiumara d’Arte. Pur avendone la possibilità, Presti non costruisce sui suoi terreni privati, bensì su terreno demaniale. La scelta è voluta. Egli intende, infatti, rinunciare alla proprietà delle sculture per donarle al pubblico: la sua è una posizione unica e controcorrente rispetto alle politiche autoglorificanti dei rari mecenati esistenti ed esistiti. Lo Stato, diventando legittimo proprietario delle opere, dovrebbe così garantirne la manutenzione, la fruizione pubblica, la custodia e la valorizzazione. Con il suo gesto, Antonio Presti solleva, rispetto al mondo dell’arte la questione del destinatario, cioè di colui che rende viva l’opera animandola attraverso il suo sguardo, il pensiero, completandola idealmente ed emozionalmente attraverso la propria creatività. I lavori di costruzione delle sculture durano qualche anno. Ma le cose si complicano rapidamente, lo Stato rifiuta il lascito di Presti, denunciandolo per abusivismo edilizio e ordinando la demolizione delle opere. Il primo processo scatta dopo la costruzione della scultura monumentale di Consagra, segue un secondo dibattimento mentre viene costruita la terza opera. E poi ancora un altro e un altro ancora. La vicenda giudiziaria dura dieci anni, Presti viene condannato a quindici giorni di reclusione. Si celebreranno otto processi con altrettante ordinanze di demolizione e condanne. Nonostante queste traversie, le opere non vengono distrutte. Presti è assolto dalla Cassazione. Il parco scultore della Fiumara d’Arte, legittimato dalle sentenze, entra a far parte del patrimonio dello Stato nel 1991. Ed è stato possibile grazie a una mobilitazione locale, nazionale e internazionale senza precedenti. Grazie all’impegno del pubblico, dei media, di tutti coloro che hanno voluto e saputo vedere nell’azione di Presti un vero momento di condivisione dell’arte. La comunità artistica nazionale ed internazionale adotta idealmente le opere che costituiscono la Fiumara d’Arte. Il vero destinatario, la gente, ne rivendica l’appartenenza collettiva. La Fiumara d’Arte diventa, di fatto, un bene patrimoniale e spirituale dell’umanità, che l’ha difesa attraverso la forte affermazione, senza ambiguità, condividendo l’impegno di Presti. Si crea così una sorta di Comunità internazionale vigilante. Infinite sono le pagine che parlano di Fiumara d’Arte e dell’impresa di Presti; persino tesi di laurea. In Sicilia come in Italia, ma anche in Giappone e nei paesi dell’America Latina vengono versati fiumi di inchiostro per raccontare la storia della Fiumara. La mobilitazione internazionale intanto dà i suoi frutti. Il dono viene accettato. L’appello al Presidente della Repubblica, il disegno di legge regionale per stabilire la custodia e manutenzione delle opere, lasciano sperare ad una soluzione definitiva. Tutto sembra rientrare nell’ordine delle cose.
ACCADEMIA E FIUMARA D’ARTE di Anna Guillot
A nome dell’Associazione Fiumara d’Arte, Antonio Presti fornisce nuovi input di riflessione civile con il progetto 500 bandiere per essere città rivolto alle scuole catanesi di ogni ordine e grado. Occasione per una rinnovata consapevolezza del concetto di etica – anche grazie al convegno Quale etica oggi? Che ha scandagliato i rapporti tra etica e scienza, medicina, economia e globalizzazione – l’iniziativa, promossa e coordinata da Fiumara d’Arte con la collaborazione ufficiale dell’Accademia di Belle Arti di Catania, propone a ciascuna scuola di elaborare un manifesto etico per tradurlo successivamente nella realizzazione di 500 bandiere. Di fondamentale importanza, nel corso della fase operativa, l’apporto di 50 studenti dei bienni abilitanti dell’accademia coordinati, nel ruolo di tutor presso gli istituti scolastici coinvolti nell’operazione, dai professori Martina Corgnati, Giuseppe Gaeta e Anna Guillot. Agli studenti dell’accademia è stato richiesto, inoltre, di essere autori a loro volta, identificando e promovendo valori in forma di opera, in linea con quanto già definito didatticamente da chi scrive e in sintonia con Presti. L’installazione delle bandiere è prevista per il 5 maggio sull’asse dei servizi che porta al quartiere catanese di Librino; monitorato da Presti ai fini di un riscatto sociale e di una riqualificazione etica ed estetica.
500 BANDIERE SVENTOLANO LUNGO L’ASSE DEI SERVIZI, A CATANIA DA MAGGIO A SETTEMBRE.
La partecipazione di ben 50 scuole ha visto l’adesione straordinaria di un qualificato gruppo di giovani artisti-studenti dell’accademia, tra cui Lisa Barbera, Giuseppe Calderone, Grazia Carmeci, Giusy De Domenico, Raffaele di Francisca, Daniele Denaro, Germana Falco, Luca Indaco, Nunziatina Mascarello, Grazia Palazzolo, Vittoria Petronio, Daniela Sicurella, Angelo Spina, Elisa Spina, Simona Strazzeri, Damiano Stingone, Antonino Zagame. Etica come qualità della vita, orizzonte di dialogo del mondo globale, accoglienza, uditorio alla parola, ecologia, pace e informazione libera, questi alcuni fra i contenuti della creatività infantile e adolescenziale espressi con entusiasmo dalle scuole. A vario titolo, immagine e parola sono anche soggetto-oggetto delle suggestive bandiere d’artista provenienti dalle cattedre di decorazione e pittura dell’Accademia catanese. Con il progetto 500 bandiere il simbolo rafforza il suo carico di senso. E in quanto simbolo etico, la bandiera assumerà pienamente il ruolo di sentinella se custode dei valori quando una di esse, identificata da una commissione di esperti, verrà consegnata al Presidente della Repubblica e al futuro Sindaco di Catania. Per essere città.
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Associazione
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