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Gennaio/Marzo 2003

"EXTRAORDINARIO" EVENTO DI UN'ORDINARIA COMUNICAZIONE DELL'ESSERE
A CATANIA NELLA CASA MUSEO DI ANTONIO PRESTI

Alessandra Vicari
19 dicembre 2002: inaugurazione delle 12 stanze della Casa Museo di Antonio Presti a piazza Stesicoro, tappa di un progetto più ampio pensato per Catania e in particolare per il quartiere di Librino. Le stanze divengono lo spazio "fluido" per brevi stazionamenti, passaggi per innescare riflessioni sull'individuo.
"Il valore dell'essere", tema pretenzioso se vogliamo, viene assunto come piattaforma di dialogo, coinvolgendo organizzatori e artisti.
Attraversabili, comunicanti, le stanze sono come osservatori degli stati dell'essere che come gli stati della materia mutano. Il problema adesso si inoltra molto più in là, oltrepassa soglie, trasgredisce valori minimi e Paola Nicita e Teresa Macrì, curatrici della manifestazione, rifacendosi ad autori quali Baumann e Balibar, sottolineano criticamente la pluralità difficile di questa congiuntura culturale che cospira, per molti aspetti, alla perdita fulminea e definitiva di un valore: l'essere.
Una posticcia e veloce comunicazione estetica, culturale, politica, persegue ostinatamente un programma che sembra irreversibile. Sislej Xhafa, Agnese Purgatorio, Guido Schinkert, Lorenzo Romito, Marco Samorè, il gruppo Stalker realizzando un'opera hanno rinunciato ad un progetto solipsistico, marca enigmatica di questa contemporaneità contraddittoria, testimoniano invece una koiné culturale i cui confini si sono notevolmente ridotti da una mobilità accelerata e problematica.


Samorè ad esempio, con le sue fotografie rivela l'essere mediante piccoli dettagli quotidiani, Stalker rivede a suo modo la ricompattazione tra soggetto, paesaggio, io e architettura. Lo spazio da fruire, come lo spazio proprio dell'opera, diviene mobile, e se tale qualità pervade la comunicazione contemporanea, ci si dovrebbe interrogare sull'identità degli elementi che costituiranno questo spazio instabile, che non è astratta creazione ma luogo della vita e dell'arte, accoglie, respinge o segrega. Concepire, ad esempio, una casa museo vuol dire già mettere in gioco un certo status; riunire due opposti inconciliabili, la quotidianità e la memoria. Una differenza così sostanziale è prontamente avvertita dagli attori di questo luogo; è in ballo una nuova concezione del fare, della vita, al centro ritroviamo l'uomo e la sua storia.
Librino è un ingranaggio difettoso, una di queste finezze architettoniche mal formulate per e dall'uomo cosmopolita, sia per l'extracomunitario sia per il catanese che si ritrovano membri, uguali, nel/del ghetto-periferia. Lo spazio ha rigettato lì il suo attore protagonista; lo ha privato di parola. Il rischio è che le difficoltà vissute in queste super aree griffate dai luminari creativi dell'architettura, in questo caso Kenzo Tange, divengano l'unico trait d'union degli individui che le abitano, l'unico centro di gravità su cui costruire la vita.
Dimenticata e senza parola la nostra periferia, come moltissime altre nel mondo, Presti si assume l'onere di restituirle la parola e soprattutto la visibilità, secondo il suo criterio, la Bellezza, e con tutta la sua carica dirompente, visionaria e oggi sociale più che mai, sbarca a Catania, misteriosa affascinante per quella nera e vulcanica divinità; e lui, un po' Ulisse un po' Sileno, crea la possibilità di parlare di questo viaggio, di questa esistenza ispirata ad un personalissimo concetto di Bellezza, e si rivolge in particolar modo a una comunità, Librino.
La Bellezza, qualità così desueta, quanto astratta e romantica, diviene extraordinaria, giacché non avulsa dal contesto sociale, reale, incarna problematiche attuali.
L'evento Extraordinario è durato quattro giorni, una lunga comunicazione del valore dell'essere, e i protagonisti sono stati gli artisti e i visitatori che si incontrano nella Casa Museo con maghrebini, indiani, curdi, rumeni, senegalesi, nigeriani, filippini, cileni, peruviani, con la gente di Librino e ancora gruppi musicali appartenenti a diverse comunità si esibiscono tra i ruderi delle antiche rovine di piazza Stesicoro seguendo un itinerario gastronomico e cucina etnica nel Mediterraneo: una sorta di banchetto di divinità mediterranee, che infonde la comunicazione, clamorosamente, proprio nel cuore di questa città ricettiva che accoglie, forse perché erede della tradizione greca.
La comunicazione del valore dell'essere parte dall'incontro straordinario dell'Altro per riconoscervi l'ordinario, l'umanità nella sua semplice normalità e tuttavia sapere che quest'Altro, in realtà misconosciuto, è una differenza imprescindibile, e solo da ciò può avviarsi una dialettica. Per neutralizzare il grado di minaccia scorto nello sguardo Altro ci si serve della formula dell'integrazione socio-culturale o dell'indifferenza; entrambe calzano perfettamente. Prendendo a prestito una frase di un cantautore siciliano (catanese), in quest'epoca di pazzi e di idioti del terrore che ritengono giusto eliminare le differenze, il nostro avventuriero della Bellezza, non pago dell'ordinario, indica nell'Extra-ordinario la possibilità di una comunicazione e del riconoscimento dell'Altro, senza tuttavia "integrarlo"; lui contraddice un certo trend che intende ridurre tutto ad una questione d'integrazione. Si farfuglia in giro una verità sottesa, che tutti questi stratagemmi siano subordinati ad una scelta politico-economica ben precisa. Dura la legge cui è impossibile sottrarsi?
Mi sembra cogliere un'eco della dignitas, humanitas latina in questa sua attività, e ciò stride proprio in un momento in cui la globalizzazione standardizza. In giro ci sono dei "buoni" stereotipi, a questi si aggiungono i nuovi cloni modificati. Presti ha agito, giacché ben lungi dal teorizzare agisce, probabilmente in un modo intuitivo ma memore di una grande saggezza, sulla traccia di una profonda cultura mediterranea. Obiettivo extra-ordinario: un'educazione estetica a più livelli, per creare quel brusio forse scemato presso i Nebrodi, tra gli anfratti di stanze, e tra i monumenti dedicati ai poeti morti o tra le curve gettate alle spalle del poeta, ed energie mediterranee ferme da secoli. Il brusio di questa comunicazione dell'essere è il corrispettivo, l'alter ego, di quel silenzio quasi mitico che regna sui Nebrodi e si inoltra nelle stanze di Atelier sul Mare, e dove ancora lì perdura e si trasforma in un godimento, un monologo estatico che avviene tra il fruitore-visitatore e gli spazi della stanza e della sua mente. Una bellezza incapace di parola, o piuttosto le parole erano rimaste tutte appese, sospese in modo diverso alle pareti delle stanze, o scivolate sul pavimento, molte calpestate e dimenticate. Ma bisogna reagire, opporsi, è sufficiente la parola, una semplice azione: viene da pensare, viene da esclamare, Extraordinario!













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