Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

2ª Ed. Casa dei Poeti
3ª Ed. EXTRAordinario

Piano di zona
I quartieri
Istituzioni
Emergenze
Brutium
Mercoledì 18 Dicembre 2002

Organo dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria

Il terzOcchio della bellezza
Luigi La Rosa

Dalla fondazione dell'associazione culturale "Fiumara d'Arte" al recente treno dei Poeti, al nuovo progetto intitolato "terzocchio -Meridiani di Luce" dedicato al quartiere catanese di Librino.

Le vicende di Antonio Presti, un uomo impegnato, un mecenate che ha scelto la bellezza e l'arte come riferimenti essenziali della propria esistenza.

Ci sono uomini in grado di lasciare un segno profondo che testimoni ben oltre il proprio tempo la loro presenza nel mondo. Sono personaggi dotati di forza di volontà, di carisma, di fede assoluta nel sentimento poetico. Antonio Presti è sicuramente uno di questi: dal lontano 1985 (anno della morte del padre, quando il giovane imprenditore siciliano ordinava l'installazione della prima delle gigantesche sculture della Fiumara) fino ad oggi (in cui la realtà artistica da lui ideata è ormai un punto di riferimento apprezzato in tutto il mondo) il suo impegno in materia d'arte contemporanea viene confermato da una stima e un consenso universali. Gli intellettuali, gli scrittori, gli uomini di pensiero hanno confidato e confidano in questo illustre mecenate di Sicilia, rassicurati da quell'idea innescata da una riflessione ininterrotta sui significati del vivere la contemporaneità, la sua, la nostra, quella della nostra terra. Antonio Presti ha scelto l'isola per farne un punto raffinato del pensiero, uno spazio in cui l'arte fosse in grado di usufruire del proprio cuore pulsante, della propria energia magnetica. In cui l'arte insegnasse la vita, anche in un'epoca come la nostra: l'epoca dei non-valori, dei falsi valori, dei sentimenti traditi. Al principio del percorso umano e intellettuale di Antonio Presti c'è il letto di un fiume, per buona parte dell'anno in secca. È un fiume - odierno torrente Tusa - che aveva inizio tra i monti e che scivolava fino al mare. A questo fiume il mecenate ha legato negli anni il percorso della propria creatività artistica. La morte del padre gli suggeriva la prima installazione di strutture gemelle in bianco e nero, come a ribadire la non-dualità tra vita e morte. Era la metà degli anni Ottanta, e la volontà di legarsi alla dimensione dell'arte contemporanea in Sicilia era ancora agli albori.



La vocazione, la passione, lo spirito di ribellione ai valori precostituiti avrebbero fatto il resto, operando quella trasformazione del territorio che oggi fa del piccolo centro dei Nebrodi una realtà culturale di risonanza mondiale. In solo qualche decennio di attività Presti ha arricchito gli spazi aperti di una natura suggestiva nel magnifico scenario pronto ad accogliere opere di artisti come Hidetoshi Nagasawa, Tano Festa, Pietro Consagra, Paolo Schiavocampo, Antonio Di Palma, Italo Lanfredini e Piero Dorazio. E ha fatto del proprio albergo "L'Atelier sul mare" presso Castel di Tusa un museo d'arte contemporanea di fama internazionale, attualmente al centro dell'interesse di numerose tesi di laurea. Anche qui, l'idea essenziale è di fare dell'opera uno spazio d'arte da vivere, confrontandosi direttamente con le coordinate del suo utilizzo.
Ma l'itinerario di Presti non finisce neppure qui. Questo era solo il primo passo di un atto etico ed estetico che sarebbe continuato nel tempo, assicurandogli il consenso dei maggiori artisti e intellettuali del mondo. Da tre anni a questa parte l'attività del mecenate della bellezza si è trasferita a Catania, dove in piazza Stesicoro Presti ha dato vita alla famosa "Casa Stesicorea", un museo con numerose esposizioni temporanee dedicato e aperto a tutti i visitatori. E dove ha avuto modo di concretizzare la propria esigenza di poesia con l'iniziativa del cosiddetto "Treno dei poeti", della quale per più di un mese si sono occupati i maggiori organi d'informazione mondiale.
Gli autori hanno eletto Catania a patria della poesia, e per un mese la città di Verga e di Bellini si è confrontata coi maggiori esponenti della cultura poetica nel nostro Paese. Oggi l'attenzione del mecenate sposa il quartiere di Librino, alla periferia catanese, dove il tentativo essenziale dell'artista rimane quello di operare una trasformazione etica e culturale ponendo la bellezza al centro della propria riflessione. "Io sono bello": questa la formula con cui Antonio Presti sta cercando di porre in relazione gli abitanti del soprannominato "quartiere-dormitorio"con una dimensione alta e altra di rinascita all'insegna dell'arte.
A conclusione del progetto che dovrebbe durare tre anni è prevista la realizzazione del museo fotografico più grande del mondo. Il museo di Librino, fruibile anche attraverso gli strumenti virtuali messi a disposizione dalla rete. E ancora, Antonio Presti offre agli abitanti di Librino una possibilità irrinunciabile: quella di confrontarsi direttamente con quegli artisti che proprio nel quartiere, fin troppo spesso dimenticato dalla cosiddetta "città bene" avranno modo di lasciare il segno di una presenza e di una forza espressiva. Ecco attraverso quali parole, Presti ci parla del suo ultimo progetto e della sua ormai ineludibile devozione alla bellezza.

Come nasce il suo nuovo progetto?
Io amo Catania, e nell'amare città da straniero l'ho subito percepita nel suo senso più ampio di polis, dove non ci sono luoghi di male e di bene. Mi è apparsa una Catania dove non esiste il centro e la periferia. Oggi c'è un luogo della città tramutato in periferia, un quartiere che invece era nato come un simbolo della Catania nuova, moderna, del vivere contemporaneo. Questo luogo è Librino, uno spazio risolto in chiave verticale, dove sul piano orizzontale spesso mancano la vita, i servizi, la gioia, il sociale. È un luogo dove la gente va solo per dormine, una sorta di grande quartiere dormitorio.

Esiste un modo per trasformare questo luogo?
Sì, solo l'amore può trasformarlo alchemicamente, solo l'attenzione, solo il rispetto può essere "altro" rispetto a questo degrado e alla sua solitudine civile. La risposta non solo di Librino, ma di tutte le periferie contemporanee, è il risultato di un'opera di sensibilizzazione collettiva, del modo in cui noi sentiamo e viviamo l'essere società. È inconcepibile credere che nel 2002 non abbiamo ancora imparato a rapportarci ai luoghi della vita in maniera diversa, intelligente.

È corretto parlare di azione di recupero?
Non credo che solo gli abitanti di Librino, di Catania, Messina e via dicendo debbano essere considerati secondo quel concetto abusato di "recupero". Probabilmente dovremmo essere recuperati un po' tutti, nel senso di un valore collettivo e rigenerante.


Si è chiesto quale possa essere questo valore?
Sì, ho riflettuto a lungo, e ho visto che al cittadino odierno viene prospettato qualsiasi diritto (alla vivibilità, alla salute, allo sviluppo) meno che quello alla Bellezza. Nessuno dice a1 cittadino "tu sei bello". La bellezza è il primo dei valori: quando si afferma il diritto ad essa, il male, l'abuso, la sopraffazione scompaiono immediatamente. Spesso ti si dice: "con la bellezza non si mangia". Bisogna allora spiegare che la bellezza di cui stiamo parlando è una bellezza del cuore, della dignità, dell'essere uomo nel senso più completo del termine.

La bellezza, quindi, con una chiara funzione spirituale?
Ne sono certo: quando la bellezza si manifesta, rinnova le corde della spiritualità, tocca potentemente la parte più intima e nobile di noi. Per questo ho voluto affidare questo pensiero a un simbolo che è quello del "Terzo occhio", un simbolo che intende manifestarsi attraverso il riconoscimento superiore della bellezza. Un occhio che non coglie gli aspetti materiali e fisici, ma ciò che ciascuno ha dentro l'anima.

Come ha pensato di tradurre in azione concreta questo pensiero?
Io ho sentito il bisogno di un grande impegno internazionale, che facesse di me non un promotore, ma un "conduttore" di bellezza. Ho pensato di creare un Museo Internazionale dell'Immagine proprio nel quartiere di Librino, una sorta di collezione contemporanea di opere realizzate dai più grandi artisti del mondo ciascuno nel suo codice espressivo: dalla pittura alla scultura, alle installazioni, ai videomaker, a internet. Si verrebbe a creare un museo biennale, dove ogni due anni cambiare le opere, rinnovando un importante momento di riflessione attraverso incontri, convegni, dibattiti, ecc.

Una volontà di elezione del quartiere di Librino?
Certo, questa volta la bellezza partirà proprio da Librino, e Librino diventerà famoso nel mondo. Sarà il luogo in cui gli uomini di tutto il pianeta si daranno convegno per affermare in primo luogo il naturale diritto alla bellezza. In due, tre anni il quartiere cambierà completamente il suo volto e il suo spirito, assumendo una posizione etica nuova, quella di centro "promotore" e "produttore" di cultura. Non è la cultura ad aver recuperato Librino, ma è invece il quartiere ad averla prodotta: una cosa del tutto diversa.

Come sarà strutturato il progetto?
Il progetto si svolgerà in tre anni, ed avrà varie tappe e sezioni. La prima tappa è stata dedicata alla poesia. Ho deciso di chiamare a testimoni della bellezza a Librino direttamente i più grandi autori italiani dei nostri giorni. Tra gennaio e maggio scorsi, ogni mese, tre grandi poeti sono passati da Librino, dove hanno avuto modo di incontrare i ragazzi delle scuole catanesi. Questa volta non sono stati loro a parlare, ma sono stati proprio quei giovani a presentarli al pubblico, a intervistarli, a vivere insieme l'emozione del fare poesia.

E il rapporto con le gente del luogo?
Io voglio che tutti si sentano protagonisti e partecipi di questo mio progetto. Sono già state promosse e verranno ancora organizzate altre feste condominiali, in cui gli abitanti del quartiere potranno ospitare gli artisti, e vivere in modo autentico un'esperienza irripetibile.

Lei parlava anche di un coinvolgimento di internet. Può spiegarci meglio ciò che intende?
Ci saranno dei pannelli collegati ogni sera via internet. Il Terzocchio vuole anche essere un meridiano di luce, un conduttore di bellezza. È un occhio magico che non si apre dall'alto, ma in maniera orizzontale, come un abbraccio che restituisca il senso di una unità cosmica. Collegandosi al sito www.librino.org, ciascuno sceglierà di inviare uno dei seguenti messaggi: o le poesie dei più grandi poeti scritte proprio per Librino, o un proprio tratto espressivo realizzato mediante illuminazione di aste orizzontali o verticali (il mouse, in tal caso, sarà come il pennello del pittore). Ciò che si è scelto apparirà direttamente sulla facciata di uno dei palazzi di Librino, attraverso un ricambio d'immagini e segni che avviene ogni quarto d'ora.

Quanto è stato difficile realizzare il suo progetto?
Da una vita mi sento ripetere sempre la stessa cosa: "I suoi progetti sono belli, ma utopici". Mi sono allora chiesto: cosa significa realmente che un progetto è utopico. Qualcuno aggiunge: "Significa che un progetto è bello, positivo, ma irrealizzabile". Alla fine ho scoperto una frase che è stata il mio punto di riferimento esistenziale: "Utopia non è ciò che non si può fare, ma quello che un sistema non vuole si realizzi". Nel caso del TerzOcchio devo dire che, per la risposta della città, l'utopia abbandona i connotati di irrealizzabilità per manifestarsi nella sua forza trasformatrice della realtà.

Qual è il suo rapporto con la città di Catania e i catanesi?
In questo momento storico di trasformazione Catania è il luogo ideale dove sperimentare forme "altre" di un'arte che sia portatrice etica di bellezza. Catania, la sua cultura millenaria, non aspettano altro che gli stimoli giusti per potersi manifestare nella contemporaneità. In questo la risposta della città agli atti della donazione di Fiumara d'Arte è stata entusiasmante, dal cero di Arnaldo Pomodoro e la festa di Sant'Agata, alla Casa Stesicorea, aperta al pubblico ogni venerdì e frequentatissima dai catanesi, dalla stanza della barca d'oro del maestro Nagasawa, all'ormai famoso Treno dei Poeti che ha fatto di Catania la capitale della poesia. Catania, in tutte le sue componenti sociali, ha già risposto positivamente a questa idea pura di bellezza come cittadinanza, e per questo viva Librino, viva Catania.

Rassegna Stampa
Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

Credits:
antoniobonanno.too.it

antoniobonanno
2003@yahoo.it

Associazione Fiumara d'Arte
Casa d'Arte Stesicorea

Piazza Stesicoro 15 - 95100 Catania

tel./fax 095 7151743

e-mail:
info@librino.org
Albergo-museo "Atelier sul mare"
Via Cesare Battisti 4, Castel di Tusa, 98070 (Me) - tel. 0921 334 295
fax 0921 334 283
e-mail: ateliersulmare@interfree.it
website:
www.ateliersulmare.it