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Mercoledì 18 Dicembre 2002
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Organo
dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria
Il terzOcchio della bellezza
Luigi La Rosa
Dalla
fondazione dell'associazione culturale "Fiumara d'Arte" al recente
treno dei Poeti, al nuovo progetto intitolato "terzocchio -Meridiani
di Luce" dedicato al quartiere catanese di Librino.
Le
vicende di Antonio Presti, un uomo impegnato, un mecenate che ha scelto
la bellezza e l'arte come riferimenti essenziali della propria esistenza.
Ci
sono uomini in grado di lasciare un segno profondo che testimoni ben oltre
il proprio tempo la loro presenza nel mondo. Sono personaggi dotati di
forza di volontà, di carisma, di fede assoluta nel sentimento poetico.
Antonio Presti è sicuramente uno di questi: dal lontano 1985 (anno
della morte del padre, quando il giovane imprenditore siciliano ordinava
l'installazione della prima delle gigantesche sculture della Fiumara)
fino ad oggi (in cui la realtà artistica da lui ideata è
ormai un punto di riferimento apprezzato in tutto il mondo) il suo impegno
in materia d'arte contemporanea viene confermato da una stima e un consenso
universali. Gli intellettuali, gli scrittori, gli uomini di pensiero hanno
confidato e confidano in questo illustre mecenate di Sicilia, rassicurati
da quell'idea innescata da una riflessione ininterrotta sui significati
del vivere la contemporaneità, la sua, la nostra, quella della
nostra terra. Antonio Presti ha scelto l'isola per farne un punto raffinato
del pensiero, uno spazio in cui l'arte fosse in grado di usufruire del
proprio cuore pulsante, della propria energia magnetica. In cui l'arte
insegnasse la vita, anche in un'epoca come la nostra: l'epoca dei non-valori,
dei falsi valori, dei sentimenti traditi. Al principio del percorso umano
e intellettuale di Antonio Presti c'è il letto di un fiume, per
buona parte dell'anno in secca. È un fiume - odierno torrente Tusa
- che aveva inizio tra i monti e che scivolava fino al mare. A questo
fiume il mecenate ha legato negli anni il percorso della propria creatività
artistica. La morte del padre gli suggeriva la prima installazione di
strutture gemelle in bianco e nero, come a ribadire la non-dualità
tra vita e morte. Era la metà degli anni Ottanta, e la volontà
di legarsi alla dimensione dell'arte contemporanea in Sicilia era ancora
agli albori.

La vocazione, la passione, lo spirito di ribellione ai valori precostituiti
avrebbero fatto il resto, operando quella trasformazione del territorio
che oggi fa del piccolo centro dei Nebrodi una realtà culturale
di risonanza mondiale. In solo qualche decennio di attività Presti
ha arricchito gli spazi aperti di una natura suggestiva nel magnifico
scenario pronto ad accogliere opere di artisti come Hidetoshi Nagasawa,
Tano Festa, Pietro Consagra, Paolo Schiavocampo, Antonio Di Palma, Italo
Lanfredini e Piero Dorazio. E ha fatto del proprio albergo "L'Atelier
sul mare" presso Castel di Tusa un museo d'arte contemporanea di
fama internazionale, attualmente al centro dell'interesse di numerose
tesi di laurea. Anche qui, l'idea essenziale è di fare dell'opera
uno spazio d'arte da vivere, confrontandosi direttamente con le coordinate
del suo utilizzo.
Ma l'itinerario di Presti non finisce neppure qui. Questo era solo il
primo passo di un atto etico ed estetico che sarebbe continuato nel tempo,
assicurandogli il consenso dei maggiori artisti e intellettuali del mondo.
Da tre anni a questa parte l'attività del mecenate della bellezza
si è trasferita a Catania, dove in piazza Stesicoro Presti ha dato
vita alla famosa "Casa Stesicorea", un museo con numerose esposizioni
temporanee dedicato e aperto a tutti i visitatori. E dove ha avuto modo
di concretizzare la propria esigenza di poesia con l'iniziativa del cosiddetto
"Treno dei poeti", della quale per più di un mese si
sono occupati i maggiori organi d'informazione mondiale.
Gli autori hanno eletto Catania a patria della poesia, e per un mese la
città di Verga e di Bellini si è confrontata coi maggiori
esponenti della cultura poetica nel nostro Paese. Oggi l'attenzione del
mecenate sposa il quartiere di Librino, alla periferia catanese, dove
il tentativo essenziale dell'artista rimane quello di operare una trasformazione
etica e culturale ponendo la bellezza al centro della propria riflessione.
"Io sono bello": questa la formula con cui Antonio Presti sta
cercando di porre in relazione gli abitanti del soprannominato "quartiere-dormitorio"con
una dimensione alta e altra di rinascita all'insegna dell'arte.
A conclusione del progetto che dovrebbe durare tre anni è prevista
la realizzazione del museo fotografico più grande del mondo. Il
museo di Librino, fruibile anche attraverso gli strumenti virtuali messi
a disposizione dalla rete. E ancora, Antonio Presti offre agli abitanti
di Librino una possibilità irrinunciabile: quella di confrontarsi
direttamente con quegli artisti che proprio nel quartiere, fin troppo
spesso dimenticato dalla cosiddetta "città bene" avranno
modo di lasciare il segno di una presenza e di una forza espressiva. Ecco
attraverso quali parole, Presti ci parla del suo ultimo progetto e della
sua ormai ineludibile devozione alla bellezza.
Come
nasce il suo nuovo progetto?
Io amo Catania, e nell'amare città da straniero l'ho subito percepita
nel suo senso più ampio di polis, dove non ci sono luoghi di male
e di bene. Mi è apparsa una Catania dove non esiste il centro e
la periferia. Oggi c'è un luogo della città tramutato in
periferia, un quartiere che invece era nato come un simbolo della Catania
nuova, moderna, del vivere contemporaneo. Questo luogo è Librino,
uno spazio risolto in chiave verticale, dove sul piano orizzontale spesso
mancano la vita, i servizi, la gioia, il sociale. È un luogo dove
la gente va solo per dormine, una sorta di grande quartiere dormitorio.
Esiste
un modo per trasformare questo luogo?
Sì, solo l'amore può trasformarlo alchemicamente, solo l'attenzione,
solo il rispetto può essere "altro" rispetto a questo
degrado e alla sua solitudine civile. La risposta non solo di Librino,
ma di tutte le periferie contemporanee, è il risultato di un'opera
di sensibilizzazione collettiva, del modo in cui noi sentiamo e viviamo
l'essere società. È inconcepibile credere che nel 2002 non
abbiamo ancora imparato a rapportarci ai luoghi della vita in maniera
diversa, intelligente.
È
corretto parlare di azione di recupero?
Non credo che solo gli abitanti di Librino, di Catania, Messina e via
dicendo debbano essere considerati secondo quel concetto abusato di "recupero".
Probabilmente dovremmo essere recuperati un po' tutti, nel senso di un
valore collettivo e rigenerante.

Si
è chiesto quale possa essere questo valore?
Sì, ho riflettuto a lungo, e ho visto che al cittadino odierno
viene prospettato qualsiasi diritto (alla vivibilità, alla salute,
allo sviluppo) meno che quello alla Bellezza. Nessuno dice a1 cittadino
"tu sei bello". La bellezza è il primo dei valori: quando
si afferma il diritto ad essa, il male, l'abuso, la sopraffazione scompaiono
immediatamente. Spesso ti si dice: "con la bellezza non si mangia".
Bisogna allora spiegare che la bellezza di cui stiamo parlando è
una bellezza del cuore, della dignità, dell'essere uomo nel senso
più completo del termine.
La
bellezza, quindi, con una chiara funzione spirituale?
Ne sono certo: quando la bellezza si manifesta, rinnova le corde della
spiritualità, tocca potentemente la parte più intima e nobile
di noi. Per questo ho voluto affidare questo pensiero a un simbolo che
è quello del "Terzo occhio", un simbolo che intende manifestarsi
attraverso il riconoscimento superiore della bellezza. Un occhio che non
coglie gli aspetti materiali e fisici, ma ciò che ciascuno ha dentro
l'anima.
Come
ha pensato di tradurre in azione concreta questo pensiero?
Io ho sentito il bisogno di un grande impegno internazionale, che facesse
di me non un promotore, ma un "conduttore" di bellezza. Ho pensato
di creare un Museo Internazionale dell'Immagine proprio nel quartiere
di Librino, una sorta di collezione contemporanea di opere realizzate
dai più grandi artisti del mondo ciascuno nel suo codice espressivo:
dalla pittura alla scultura, alle installazioni, ai videomaker, a internet.
Si verrebbe a creare un museo biennale, dove ogni due anni cambiare le
opere, rinnovando un importante momento di riflessione attraverso incontri,
convegni, dibattiti, ecc.
Una
volontà di elezione del quartiere di Librino?
Certo, questa volta la bellezza partirà proprio da Librino, e Librino
diventerà famoso nel mondo. Sarà il luogo in cui gli uomini
di tutto il pianeta si daranno convegno per affermare in primo luogo il
naturale diritto alla bellezza. In due, tre anni il quartiere cambierà
completamente il suo volto e il suo spirito, assumendo una posizione etica
nuova, quella di centro "promotore" e "produttore"
di cultura. Non è la cultura ad aver recuperato Librino, ma è
invece il quartiere ad averla prodotta: una cosa del tutto diversa.
Come
sarà strutturato il progetto?
Il progetto si svolgerà in tre anni, ed avrà varie tappe
e sezioni. La prima tappa è stata dedicata alla poesia. Ho deciso
di chiamare a testimoni della bellezza a Librino direttamente i più
grandi autori italiani dei nostri giorni. Tra gennaio e maggio scorsi,
ogni mese, tre grandi poeti sono passati da Librino, dove hanno avuto
modo di incontrare i ragazzi delle scuole catanesi. Questa volta non sono
stati loro a parlare, ma sono stati proprio quei giovani a presentarli
al pubblico, a intervistarli, a vivere insieme l'emozione del fare poesia.
E
il rapporto con le gente del luogo?
Io voglio che tutti si sentano protagonisti e partecipi di questo mio
progetto. Sono già state promosse e verranno ancora organizzate
altre feste condominiali, in cui gli abitanti del quartiere potranno ospitare
gli artisti, e vivere in modo autentico un'esperienza irripetibile.
Lei
parlava anche di un coinvolgimento di internet. Può spiegarci meglio
ciò che intende?
Ci saranno dei pannelli collegati ogni sera via internet. Il Terzocchio
vuole anche essere un meridiano di luce, un conduttore di bellezza. È
un occhio magico che non si apre dall'alto, ma in maniera orizzontale,
come un abbraccio che restituisca il senso di una unità cosmica.
Collegandosi al sito www.librino.org, ciascuno sceglierà di inviare
uno dei seguenti messaggi: o le poesie dei più grandi poeti scritte
proprio per Librino, o un proprio tratto espressivo realizzato mediante
illuminazione di aste orizzontali o verticali (il mouse, in tal caso,
sarà come il pennello del pittore). Ciò che si è
scelto apparirà direttamente sulla facciata di uno dei palazzi
di Librino, attraverso un ricambio d'immagini e segni che avviene ogni
quarto d'ora.
Quanto
è stato difficile realizzare il suo progetto?
Da una vita mi sento ripetere sempre la stessa cosa: "I suoi progetti
sono belli, ma utopici". Mi sono allora chiesto: cosa significa realmente
che un progetto è utopico. Qualcuno aggiunge: "Significa che
un progetto è bello, positivo, ma irrealizzabile". Alla fine
ho scoperto una frase che è stata il mio punto di riferimento esistenziale:
"Utopia non è ciò che non si può fare, ma quello
che un sistema non vuole si realizzi". Nel caso del TerzOcchio devo
dire che, per la risposta della città, l'utopia abbandona i connotati
di irrealizzabilità per manifestarsi nella sua forza trasformatrice
della realtà.
Qual
è il suo rapporto con la città di Catania e i catanesi?
In questo momento storico di trasformazione Catania è il luogo
ideale dove sperimentare forme "altre" di un'arte che sia portatrice
etica di bellezza. Catania, la sua cultura millenaria, non aspettano altro
che gli stimoli giusti per potersi manifestare nella contemporaneità.
In questo la risposta della città agli atti della donazione di
Fiumara d'Arte è stata entusiasmante, dal cero di Arnaldo Pomodoro
e la festa di Sant'Agata, alla Casa Stesicorea, aperta al pubblico ogni
venerdì e frequentatissima dai catanesi, dalla stanza della barca
d'oro del maestro Nagasawa, all'ormai famoso Treno dei Poeti che ha fatto
di Catania la capitale della poesia. Catania, in tutte le sue componenti
sociali, ha già risposto positivamente a questa idea pura di bellezza
come cittadinanza, e per questo viva Librino, viva Catania.
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