Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

2ª Ed. Casa dei Poeti
3ª Ed. EXTRAordinario

Piano di zona
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Centonove

Venerdì 16 Dicembre 2005

MA LIBRINO PUÒ ATTENDERE. Il sostegno degli intellettuali non è bastato a ridare dignità alla periferia etnea. Storia simbolo di un quartiere che racconta il degrado e l’emarginazione. Fra promesse politiche mai mantenute.

 

            CATANIA. Tra la Montagna e il mare. Montagna scritto maiuscolo, ovviante,perché è così che i catanesi chiamano l’Etna. A Montagna. Con deferenza, rispetto, mai timore,perché la Montagna è buona e non farà male, alla città (anche se un paio di volte, anzi sette, Catania è stata distrutta e poi ricostruita). Tra la Montagna che domina e protegge e il mare, in questa spianata al centro della periferia della città, il biglietto da visita di Catania per cha atterra a Fontanarossa è Librino. Conosciuta (anche se dall’alto) più dai clienti Millemiglia Alitalia che dai “cittadini”, dai catanesi che abitano in centro, che di Librino a volte hanno solo sentito dire, e comunque come di un luogo in cui à meglio non andare. Periferia della periferia, lontana dagli occhi e quindi lontana dal cuore e dai pensieri molto di più dei 2 o 3 km che bisogna percorrere dalla rotonda del Faro, in direzione aeroporto.

            Superato lo svincolo per Fontanarossa,qualche centinaio di metri e si arriva all’ingresso di quella che avrebbe dovuto essere la New Town, la Milano 2 della Milano del Sud, la versione italiana delle grand ensembles francesi e parigine degli anni ’60.

            Che avrebbe dovuto, che non è mai stata. Tanto che Kenzo Tange, l’architetto giapponese a cui nel 1970 venne affidato il compito di progettare il quartiere satellite, che avrebbe dovuto bilanciare gli insediamenti abitativi spostandone la direttrice dalla zone nord-est a quella sud-ovest, non si può certo dire che rimase soddisfatto dell’opera nella sua realizzazione. L’autore del piano di ricostruzione di Hiroscima e del Memoriale della Pace non si riconobbe in quell’autostrada con le case introno che era Librino, mancante di buona parte di quanto era stato previsto per farne un centro di edilizia residenziale all’avanguardia, la nuova Catania secondo i proclami del amministrazione del tempo: le infrastrutture, i centri di aggregazione, gli spazi comuni, le aree di verde attrezzato, e tanto altro. Ma i problemi di Librino sono anche altri: si chiamano illuminazione che non c’è, segnaletica stradale non ultimata stradoni a doppia corsia delle quali solo una è stata asfaltata; e ancora teatri e palazzotti dello sport costruiti e distrutti, ricostruirti e nuovamente distrutti una, due volte, oppure inaugurate una, due, tre volte a seconda delle scadenze elettorali ma mai divenuti fruibili; casermoni dimenticati come scheletri di cemento ed acciaio che diventato centrali dello spaccio per i catanesi, per i forestieri che vengono da fuori solo per rifornirsi di droghe pesanti e leggere; ancora, strade trasformate in pista da corsa per sfide tra motorette con conducenti privi di casco o macchine guidate da minorenni privi della patente, che ogni tanto vanno a sfasciarsi contro un muro lasciando solo fiori a ricordo della loro breve esistenza terrena finita in tragedia. Bisogna aspettare le alzate d’ingegno o la prontezza dei spirito di qualche semidesto (che in Sicilia, come scriveva Tomasi di Lampedusa, usurpa il nome all0intelligenza) per cercare di risolvere i problemi, o metterci mano, almeno.

            Come quel candidato al consiglio di quartiere che, stanco come i suoi vicini della penombra di Viale Bummacaro, realizzo il primo esempio di illuminazione pubblica installata da privati. In particolare che i lampioni fossero collegati abusivamente alla rete elettrica è ovviamente, secondario, come il fatto che l’Enel,accorgendosene in poco tempo, abbia ripristinato lo status quo ante, e cioè la penombra. Non sono mancate in passato le iniziative provenienti dallo stesso quartiere, come quella di affidare agli artigiani le masserie abbandonate, in cambio dell’assunzione come apprendisti dei ragazzi della zona. Non se ne è fatto niente. Una cultura delle legalità difficile da conservare dove manca il senso della comunità, inteso come rispetto delle cose comuni. Problema, quello della legalità, che si ripropone in tutta la sua gravità quando 400 senzatetto vengono sgomberati dalle palazzine del Viale Nitta, abusivamente occupate un anno fa, di questi tempi.

            Problema che un anno dopo si ripropone, perché le elezioni, nel frattempo ci sono state, e le promesse di casa non sono state mantenute ma le roulotte (soluzione d’emergenza..) sono ancora lì, ad infiammare la protesta sotto i balconi di Palazzo degli Elefanti, nel cuore della città. Alzare la voce per farsi sentire, per rappresentare una situazione di disagio che per forma e torni fa quasi passare in secondo piano l’altra, e per certi aspetti più drammatica, situazione di disagio: quella di chi non alza la voce e vive la condizione di persona normale che vive a Librino. Tantissima gente per bene, normale nella migliore accezione del termine, per scelta o per necessità, vive a Librino, avendo messo radici e coltivato affetti. Come Enzo, 33 anni, dipendente della St Microelectronics, che a Librino ha acquistato casa in vista del suo matrimonio: “Non è giusto dire che a Librino tutto vada male o che sia abitato solo da gente poco raccomandabile. Il complesso dove vivo con la mia famiglia è tranquillo, tenuto bene, abitato da gente che lavora e che non ci sta ad essere confusa nello stereotipo di Librino quartiere dormitorio, o peggio ancora. È anche vero che basta spostarsi di duecento metri e il panorama cambia..”. Oasi di serenità in mezzo al degrado che meritano, a maggior ragione, rispetto e risposte concrete ai bisogni e alle necessità senza aspettare che un nuovo episodio di cronaca nera risvegli l’interesse dei mass media per il decalogo delle sventure del quartiere che non c’è negli altri giorni dell’anno.

            Qualcuno si è interessato a Librino, in passato, come Antonio Presti, vulcanico ideatore di Fiumara d’Arte, il più grande museo d’arte contemporanea, su terreno demaniale, d’Europa, tra Tusa e Santo Stefano di Camastra. Può rimanere il dubbio che lo si sia fatto per un reale interesse verso il quartiere satellite piuttosto che per una personale inclinazione a cercare forum di espressione dell’arte dove arte non ci potrebbe essere (“dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava Fabrizio De Andrè), e in fin dei conti questo interesse sono rimaste le bandiere che drappeggiavano i pali dell’illuminazione della tangenziale e l’idea di portare in giro per Viale Bummacaro e viale Castagnola, in processione, qualche artista e scrittore famoso, come segno riconoscibile della cultura che incontra Librino. Ma può bastare? Non la pensa così padre Alfio Spampinato, che prima di dedicarsi alla formazione spirituale degli aspiranti militari della base di Pratica di Mare, ha indirizzato il ministero alla consolazione alla formazione dei giovani, e non solo, di Librino”. Si stanno facendo passi indietro rispetto al passato,quando la concertazione tra le varie forze sociali aveva prodotto segnali di cambiamento”.

 

            Critica le velleità artistiche non sostenute da proposte “oggi vedo sorgere opere d’arte quando ancora c’è gente che muore di fame”, perché restando alla prosa,senza cedimenti alla poesia, “l’estetica della bellezza, i bambini delle bandiere lasciano il tempo che trovano se poi non c’è nessuno che controlla che i bambini vadano a scuola”. “I maccarruni allingunu a panza”, insomma, e il resto sono chiacchere? L’arte che incontra il sociale: potrebbe essere il titolo di un seminario di approfondimento. Ma basta cambiare punteggiatura ed ecco che un’affermazione, buona come principio, si trasforma in una domanda, lapidaria: l’arte che incontra il sociale? Possibile? Utile, più che possibile? Ma poi è questo il ruolo dell’arte, e la sua forza rappresentatrice deve per forza nascere da un’analisi dell’oggetto dell’arte, dei suoi come, dove, quando, perché? Domande a Risposta aperta. Librino intanto sta lì, sospesa tra il sogno iniziale e l’incuria, l’abusibismo, il ghetto. Con le tante brave persone che ci abitano ad attendere che alle (loro) domande seguano le risposte.

 

 

Luigi Pulvirenti

 

 

 

 Rassegna Stampa

                                                                     

 

                                   


 

Antonio Presti

la biografia

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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