Progetto generale Fiumara d'Arte
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Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


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3ª Ed. EXTRAordinario

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Centonove
Mercoledì 20 Dicembre 2002

IL PROGETTO DI ANTONIO PRESTI
REGALO EXTRAORDINARIO
Paolo Casicci
Antonio Presti spalanca di nuovo la reggia. Dopo un mese di lavori, di cene multietniche, Stesicorea, la casa museo di Fiumara d'Arte, riapre i battenti in una terza edizione inedita per il progetto "Extraordinario il valore dell'essere": dieci stanze, realizzate da altrettanti gruppi di artisti contemporanei, simboleggeranno ciascuna un valore, scelto dalle comunità straniere e dalle scuole di Librino, la periferia catanese sulla quale Presti punta da un anno il suo "Terzocchio" di rinascita. Sono 14 gli artisti coinvolti, sotto la direzione di Paola Nicita e Teresa Macrì: Stakler, Sisleij Xhafa, Agnese Purgatorio, Marco Samorè, Guido Schlinker, Bianco e Valente, Andrea Di Marco, Massimo Siragusa, Loredana Longo, Daniele Pario Perra. E poi Presti, Gianfranco Molino e i poeti Elio Pecora e Maria Attanasio. I valori scelti dalle comunità straniere e dalle scuole di Librino vanno dalla famiglia (Africa nera) alla madre terra (America latina). Ci sono anche libertà, solidarietà, cultura delle tradizioni, spiritualità, relazione maestro-discepolo, donazione degli organi etc... la casa museo in piazza Stesicoro 15, inaugurata giovedì, è aperta al pubblico ogni venerdì pomeriggio.
Siamo a Natale, e per la città è un regalo in perfetto stile Fiumara, vero Presti?
È un dono, un augurio per tutto ciò che è "differenza". In una società che tende un po' troppo a globalizzare, è una posizione politica e culturale che manifestiamo proprio a Natale per affermare il valore della differenza e del rispetto.


Per un mese a Stesicorea hanno cenato insieme italiani e senegalesi, kurdi e latinoamericani. Che certezze ha maturato sugli extracomunitari in Sicilia?
Che è ora di smettere di parlare di extracomunitari. La nostra società non ha più né i titoli né l'arroganza per poter esprimere giudizi. Quando ricordiamo che un altro uomo "differente" esiste in quanto valore, allora va rispettato, non integrato o omologato. Siamo abituati a rapportarci con lo straniero solo in termini di forza lavoro più o meno abusiva, dimenticando la sua identità.
Lei è riuscito a mettere insieme kurdi e turchi.
Sì, grazie a un gruppo di grandi artisti, gli Stalker, abbiamo fatto stipulare un vero e proprio contratto commerciale in un ristorante arabo. Una comunità kurda ha portato da Roma spezie e sementi per il locale turco. È un contratto simbolico, l'inizio di un codice di comunicazione, di un rapporto. È questa la forza dell'arte: riuscire a cancellare le divisioni e affermare la bellezza come linguaggio universale, dell'appartenenza.
Librino resta al centro del progetto. Come sta cambiando la città satellite?
Sicuramente dà segnali positivi, soprattutto nell'ambiente scolastico. Ci sono 5 mila bambini favolosi, e un corpo docente che più che una professione svolge una missione. I servizi ordinari sono in una fase di acceleramento, e l'affermazione della cultura come valore dà alla gente sempre più orgoglio. Ormai non parliamo più di recupero e solidarietà, ma di rispetto. E di quel rispetto, a Natale, vogliamo recare il pensiero più alto, facendo della gente di Librino dei primi cittadini, a partire dai bambini, grazie proprio all'opera degli artisti. Massimo Siragusa li ha immortalati in foto bellissime che campeggiano nella stanza centrale.



Lei abita a Catania da tre anni. Che Natale è per la città?
È un Natale in pausa nell'anima. La città in questo momento si sta ridiscutendo in coscienza. Una coscienza che forse è ammalata, perché in città è passato un modo superficiale di fare cambiamento. Il divenire, la movida, non è qualcosa che si deve fermare alla birra in un pub: deve maturare nella coscienza. Le nuove generazioni in questo momento non hanno riferimenti etici per affermare questa trasformazione. E allora spetta agli uomini di buona volontà, di cultura ridare una via...
Ci sono uomini così?
Ci sarà sempre qualcuno... io sto facendo il mio lavoro da privato, per affermare la bellezza come diritto. Se ognuno di noi nel suo piccolo torna a dare una luce, la nuova generazione potrebbe agganciarsi a un credo.
Per esempio a "Io amo Librino", scritto sui balconi di Stesicorea. Non le diranno di averla fatta grossa?
"Librino è bello" è stato necessario per scoprire che il 99 per cento dei catanesi ignora il quartiere. È grave: non ci sono mai stati. Ora è il momento di affermare "Io amo Librino". E la gente se lo chiederà: ma io lo amo? La verità è che ghettizziamo uomini e luoghi solo per arroganza e presunzione. Come facciamo a parlar male delle periferie, se le ignoriamo? Quando ho scritto "Librino è bello", i catanesi dicevano che non era vero. Adesso io chiedo: lo amate o no?
Una scelta.
Sì, e quando una società sceglie di non amare un luogo se ne deve assumere la responsabilità. La responsabilità politica e istituzionale ne è diretta conseguenza, ma è la società che deve decidere se ama o no Librino. Se si, deve iniziare a conoscerlo, dandogli dignità, valore, commercio, scambio. Noi artisti diciamo: andate a Librino. E la società si ricordi che dal momento in cui leggerà le scritte, dovrà scegliere.

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