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Venerdì
25 Gennaio 2002
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Poeti
e artisti di tutto il mondo per cambiare il volto del quartiere di Catania.
L'iniziativa di Antonio Presti, presidente della "Fiumara d'Arte".
Che spiega obbiettivi e motivazioni
Librino, la rivoluzione della Bellezza
Luigi La Rosa
"Voglio contrapporre al degrado e l'emarginazione della periferia
l'etica del gusto. L'unico in grado di rinnovare il sentimento e la coscienza
civile"
"Librino diventerà famoso nel mondo. Sarà il luogo
in cui gli uomini di tutto il pianeta si daranno convegno per affermare
il loro diritto alla bellezza"
Antonio Presti ha ancora la grinta e la visionarietà che negli
anni gli hanno consentito di realizzare i suoi imponenti progetti culturali.
Di rinnovare la visione sull'arte contemporanea. Quella fierezza che lo
fa essere ancora propulsore di un pensiero alto dell'esistere, presenza
attiva del proprio tempo. Quando lo incontriamo, è con una gioia
partecipe che ci parla del suo ultimo progetto "Terzocchio- Meridiani
di luce". Le idee, la voglia di fare, la civiltà dello spirito
non gli mancano di sicuro.
Il suo ultimo progetto in qualche modo legato al suo rapporto con la
città di Catania?
Io vivo a Catania da tre anni, e amo molto questa città. Nel mio
amarla da forestiero l'ho subito percepita nel suo senso più ampio
di polis, dove non ci sono luoghi di male e di bene. Mi è apparsa
una Catania dove non esiste un centro e una periferia. Oggi c'è
un luogo della città tramutato in periferia, un quartiere che invece
era nato come simbolo della Catania nuova, moderna, del vivere contemporaneo.
Questo luogo è Librino, uno spazio risolto in chiave verticale,
dove sul piano orizzontale mancano spesso la vita, i servizi, la gioia,
il sociale. È un luogo dove la gente va solo per dormire, una sorta
di grande quartiere-dormitorio.

Esiste, secondo lei, un modo per trasformare questo luogo?
Sì, solo l'amore può trasformarlo alchemicamente, solo l'attenzione,
solo il rispetto può essere "altro" nei confronti di
questo degrado e della sua solitudine civile. La risposta non solo di
Librino, ma di tutte le nostre periferie contemporanee, è il risultato
di un'opera di sensibilizzazione collettiva, del modo in cui noi sentiamo
e viviamo l'essere società. È inconcepibile credere che
nel 2002 non sappiamo ancora rapportarci ai luoghi della vita in maniera
rispettosa, diversa, intelligente.
È corretto, allora, parlare di azione di recupero?
Non credo che solo gli abitanti di Librino, di Catania, Messina e via
dicendo debbano essere considerati secondo quel concetto abusato di "recupero".
Probabilmente dovremmo essere recuperati un po' tutti, nel senso di un
valore collettivo e rigenerante, all'insegna di un attenzione per l'altro
che molto spesso non esiste.
Si è chiesto quale possa essere questo valore?
Sì, io ho ritenuto a lungo, e ho visto che al cittadino odierno
viene prospettato qualsiasi diritto (alla vivibilità, alla salute,
allo sviluppo) meno che quello alla Bellezza. Nessuno dice più
al cittadino: "Tu sei bello". La bellezza è il primo
dei valori: quando si afferma il diritto ad essa, il male, l'abuso, la
soprafazione scompaiono immediatamente. Spesso ti si dice: "Con la
bellezza non si mangia". Bisogna allora spiegare che la bellezza
di cui parliamo noi è una bellezza del cuore, della dignità,
dell'essere uomo nel senso più completo del termine.
La bellezza, quindi, con una chiara funzione spirituale?
Ne sono certo: quando la bellezza si manifesta, rinnova le corde della
spiritualità, tocca potentemente la parte più intima e nobile
di noi. Per questo ho voluto affidare questo pensiero ad un simbolo che
è quello del "Terzocchio", un simbolo che si manifesta
attraverso il riconoscimento superiore della bellezza. Un occhio che non
coglie gli aspetti materiali e fisici, ma quello che ciascuno ha dentro
l'anima.
Come vuole tradurre in azione concreta questo pensiero?
Ho sentito il bisogno di un grande impegno internazionale, che facesse
di me non solo un promotore, ma un "conduttore" di bellezza.
Ho pensato di creare un grande Museo Internazionale dell'immagine proprio
nel quartiere di Librino, una sorta di collezione contemporanea di opere
realizzati dai più grandi artisti del mondo ciascuno nel suo codice
espressivo: dalla pittura alla scultura, alle installazioni, al videomaker,
a internet. Si verrebbe a creare un museo biennale, dove ogni due anni
cambiare le opere, e dar vita a un momento di riflessione con dibattiti
e convegni.
Quasi una volontà di elezione del quartiere di Librino?

Certo, questa volta la bellezza partirà proprio da Librino, e Librino
diventerà famoso nel mondo. Sarà il luogo in cui gli uomini
di tutto il pianeta si daranno convegno per affermare in primo luogo il
loro naturale diritto alla bellezza. In due, tre anni il quartiere cambierà
completamente il suo volto e il suo spirito, assumendo una posizione etica
nuova, quella di centro "promotore" e "produttore"
di cultura. Stavolta non è la cultura ad aver recuperato Librino,
ma è il quartiere ad averla prodotta: una cosa del tutto diversa.
Come sarà strutturato il progetto?
Il progetto si svolgerà in tre anni, ed avrà varie tappe
e sezioni. La prima, inaugurata giorno 28, sarà dedicata alla poesia.
Ho deciso di chiamare a testimoni della bellezza a Librino i più
grandi autori italiani contemporanei. Tra gennaio e maggio, ogni mese,
tre grandi poeti passeranno da Librino, dove potranno incontrare i ragazzi
delle scuole. Questa volta non saranno loro a parlare, ma saranno i giovani
a presentarli al pubblico, ad intervistarli, a vivere l'emozione del fare
poesia.
E il rapporto con la gente del luogo?
Io voglio che tutti si sentano protagonisti e partecipi di questo mio
grande progetto. Verranno organizzate delle feste condominiali, in cui
gli abitanti del quartiere potranno ospitare i poeti, gli artisti, e vivere
in modo autentico un'esperienza irripetibile.
Lei parlava di un coinvolgimento di internet. Può spiegarci
meglio cosa intende?
Ci saranno dei pannelli collegati ogni sera via internet. Il Terzocchio
vuole anche essere un meridiano di luce, un conduttore di bellezza. È
un occhio magico che non si apre dall'alto, ma in maniera orizzontale,
come un abbraccio che restituisce il senso dell'unità cosmica.
Collegandosi al sito www.librino.org, ciascuno sceglierà di inviare
uno dei seguenti messaggi: o le poesie dei poeti scritte per Librino,
o un proprio tratto espressivo realizzato mediante illuminazione di aste
orizzontali o verticali (il mouse, in tal caso, sarà come il pennello
del pittore). Ciò che si è scelto apparirà direttamente
sulla facciata di uno dei palazzi di Librino, attraverso un ricambio di
immagini e segni che avviene di continuo.
Quanto è stato difficile realizzare il suo progetto?
Da una vita mi sento ripetere sempre la stessa cosa: "I suoi progetti
sono belli, ma utopici". Mi sono allora chiesto: cosa significa realmente
che un progetto è utopico. Qualcuno aggiunge: "Significa che
un progetto è bello, positivo, ma irrealizzabile". Alla fine
ho scoperto una frase che è stata il mio punto di riferimento esistenziale:
"Utopia non è ciò che non si può fare, ma quello
che un sistema non vuole si realizzi". Io credo nei miei progetti,
come ho sempre fatto anche in passato, anche nei momenti più difficili.
Non voglio più essere definito un pazzo, o sentirmi socialmente
isolato: mi sento semplicemente un cittadino che intende ribadire il valore
della bellezza come sentire altro e altro.
Il suo progetto ha dei fruitori privilegiati?
Il mio pensiero è diretto principalmente ai giovani, i ragazzi
del nostro tempo. Quello che vorrei raccomandare loro è la forza
e l'onestà di opporsi intellettualmente a tutte le dittature del
mondo: il denaro, il mercato, la globalizzazione, la competizione, l'abuso.
Solo tornando a valori veri come la bellezza e la cultura si potranno
distruggere quei falsi valori che sono il denaro e il potere. Solo credendo
in una dimensione "altra" il loro mondo potrà essere
davvero più bello e vivibile.
L'etica di un mecenate
Dall'Atelier sul mare al treno dei Poeti, le vicende di un uomo che
ha fatto dell'arte i riferimenti essenziali della propria esistenza
Castel di Tusa
Al principio del percorso umano e intellettuale di Antonio Presti c'è
il letto di un fiume, per buona parte dell'anno in secca. È un
fiume - odierno torrente Tusa - che aveva inizio tra i monti e che scivolava
fino al mare. A questo fiume il mecenate siciliano ha legato negli anni
il percorso della propria creatività. La morte del padre gli suggeriva
la prima installazione di strutture gemelle in bianco e nero, come a ribadire
la non-dualità tra vita e morte. Era il 1985 e la volontà
di legarsi alla dimensione dell'arte contemporanea in Sicilia era ancora
agli albori.
La vocazione, la passione, lo spirito di ribellione e i valori precostituiti
avrebbero fatto il resto, operando quella trasformazione del territorio
che oggi fa del piccolo centro dei Nebrodi una realtà culturale
di risonanza mondiale. In solo qualche decennio di attività Presti
ha arricchito gli spazi aperti di una natura suggestiva, nel magnifico
scenario pronto ad accogliere opere di artisti come Hidetoshi Nagasawa,
Tano Festa, Pietro Consagra, Paolo Schiavocampo, Antonio Di Palma, Italo
Lanfredini e Piero Dorazio. E ha trasformato l'albergo "Atelier sul
mare" di Castel di Tusa in un museo d'arte contemporanea di fama
internazionale, ora al centro dell'interesse di numerose tesi di laurea.
Ma l'itinerario di Presti non finisce qui. Questo era solo il primo passo
di un atto che sarebbe continuato nel tempo e che avrebbe assicurato al
suo nome il consenso dei maggiori uomini di cultura del mondo. Da tre
anni a questa parte l'attività del mecenate della bellezza si è
trasferita a Catania, dove in piazza Stesicoro Presti ha dato vita alla
famoso "Casa Stesicorea", un museo con numerose esposizioni
temporanee aperto a tutti i visitatori. E dove ha avuto modo di concretizzare
la propria esigenza di poesia, con l'iniziativa del così detto
"Treno dei poeti", di cui per più di un mese si sono
occupati i maggiori organi di informazione mondiale. Gli autori hanno
eletto Catania a patria della poesia, e per un mese la città di
Verga e di Bellini si è confrontata coi maggiori esponenti della
cultura italiana.

Oggi, Antonio Presti torna all'attenzione pubblica con un nuovo progetto
mirato a esaltare il valore della bellezza e del vivere civile. E proprio
per sottolineare il significato etico dell'operazione, ha scelto di non
usufruire di fondi pubblici. Il progetto "Terzocchio- Meridiani di
luce" è gestito solo attraverso sponsor privati, e l'impegno
di tutti coloro che ci credono. Ecco perché è importante
collaborare a un'iniziativa verso cui tutti siamo chiamati in prima persona.
Una riflessione che, attraverso i sacrifici personali di "Fiumara
d'Arte", si propone di coinvolgere chi ha ancora voglia di credere
ad un futuro libero, lontano da oppressioni e giochi di potere.
MERIDIANI DI VITA
Il "terzocchio" che salva
L'inaugurazione lunedì 28 all'istituto Angelo Musco. In allestimento
anche il sito Internet
CASTEL DI TUSA
Ci sono uomini in grado di lasciare un segno profondo che testimoni ben
oltre il proprio tempo la loro presenza nel mondo. Sono personaggi dotati
di forza di volontà, di carisma, di fede profonda nel sentimento
poetico. Antonio Presti è sicuramente uno di questi: dal lontano
1985 (anno della morte del padre, quando il giovane imprenditore ordinava
l'installazione della prima delle gigantesche sculture della Fiumara)
fino ad oggi (in cui la realtà artistica da lui ideata è
ormai un punto di riferimento apprezzato in tutto il mondo) il suo impegno
nell'ambito dell'arte contemporanea viene confermato da una stima e un
consenso pressoché universali.
Gli intellettuali, gli scrittori, gli uomini di pensiero hanno confidato
e confidano in questo illustre mecenate di Sicilia, rassicurati da quell'idea
viva innescata da una riflessione ininterrotta sui significati del vivere
la contemporaneità, la sua, la nostra, quella della nostra terra.
Antonio Presti ha scelto l'isola per farne un punto raffinato del pensiero,
uno spazio in cui l'arte fosse in grado di usufruire del proprio cuore
pulsante, della propria energia magnetica. In cui l'arte insegnasse la
vita, anche in un'epoca come la nostra: epoca dei nonvalori, dei falsi
valori, dei valori traditi.
In un mondo squallido, in cui il potere dei soldi e dei media detta le
sue imperscrutabili regole del gioco, Presti elegge la bellezza a suo
solo valore di riferimento. E impartisce alla bellezza uno statuto nuovo
di elaborazione del senso, di affermazione della coscienza, di ispirazione
della verità. È questo valore che lo ha spinto all'idea
del suo ultimo progetto, intitolato "Terzocchio - Meridiani di luce",
dedicato al quartiere catanese di Librino, e che sarà inaugurato
lunedì 28 a Catania, alle ore 10,30, presso la scuola Angelo Musco,
alla presenza, tra gli altri, del preside dell'istituto,prof. Alfio Pulvirenti
e dei poeti Maria Luisa Spaziani, Elio Pecora, Lello Voce e Maria Attanasio.
Tra le altre numerose presenze: il preside dell'istituto Dusmet, prof.
Alfonso Gagliardi, padre Giuseppe Garilli, direttore e vicedirettore dell'Istituto
Autonomo Case Popolari.
Sarebbe inutile elencare le associazioni, i gruppi di volontariato, le
forze dell'ordine e tutti coloro che hanno aderito vivamente al progetto
di Presti. Che si sono dati appuntamento a Librino, per fare di questo
bel quartiere dalla difficile realtà sociale il luogo eletto in
cui la bellezza manifesti il suo nobile esempio di riscatto. La bellezza
è qualcosa di invisibile. E il "Terzocchio" è
quell'occhio simbolico e immateriale in grado di coglierla fin dal suo
apparire. "La bellezza brilla di più negli cuore di chi la
desidera, che negli occhi di chi la vede".
Antonio Presti ha compreso una verità fondamentale: che non basta
avere risposta alle esigenze materiali, alla concretezza del vivere. Bisogna
che il proprio tempo ci riconosca anzitutto il diritto alla bellezza,
che quel diritto diventi motore di un meccanismo di compressione, di compenetrazione,
di elezione. Ecco perché ha scelto proprio Librino, il quartiere
tipico di una modernità tradita, offesa, umiliata. Ecco perché
ha voluto che proprio quel quartiere-dormitorio alla periferia ovest della
città potesse essere il simbolo di un valore estetico che fin dal
suo sorgere dettasse motivazioni etiche di dignità, di identità,
di orgoglio.

Il progetto, in altre parole, prevede la realizzazione di un grande Museo
Internazionale dell'Immagine all'aperto, dove i maggiori artisti del nostro
tempo (fotografi, video-artisti, pittori, poeti, scultori, registi, ecc.)
sono chiamati a cogliere l'ordinario del vivere, il quotidiano degli abitanti,
lo scorrere silenzioso della vita. Ciascuno secondo il linguaggio prescelto.
Ad ogni scatto fotografico, ad ogni immagine impressa sulla tela, l'uomo
di Librino diventerà portatore di una bellezza interiore, colta
dal Terzocchio e diffusa, in senso etico, in tutto il mondo. Diffusa anche
in senso virtuale perché una sezione del progetto riguarda proprio
l'utilizzo di internet come canale di diffusione di questa bellezza.
Sarà allestito un sito (www.librino.org) dove il visitatore potrà
collegarsi a pannelli istallati sulle pareti di alcuni palazzi di Librino.
Dalla propria casa, da qualsiasi parte del pianeta, il visitatore autore
avrà la possibilità di decidere se scaricare su Librino
una poesia, un pensiero, un'opera d'arte, un segno che potrà creare
egli stesso utilizzando il mouse come una sorta di pennello. Ogni quindici
minuti l'immagine verrà sostituita, attraverso quei meridiani di
luce che saranno anche meridiani di pensiero, di emotività, di
creatività.
Il progetto prevede una prima sezione dedicata alla poesia, che è
quella inaugurata il 28 con l'arrivo dei primi quattro poeti Spaziani,
Pecora, Voce e Attanasio. Gli autori incontreranno le scuole catanesi,
e i ragazzi saranno (come già nel caso del Treno dei poeti, quell'evento
intellettuale che per un mese ha fatto di Catania la patria della poesia
a livello nazionale) i veri, irripetibili protagonisti di un'esperienza
che continuerà in più tappe e appuntamenti. Previste anche
delle splendide feste condominiali in cui gli abitanti di Librino riceveranno
a casa il poeta che più amano, o che più li ha colpiti,
scambiandosi pensieri, scrittura, opinioni sulla vita e la bellezza.
Tutto questo fa di Antonio Presti un personaggio rappresentativo di una
volontà radicale di cambiamento. "Oggi - ha ribadito egli
stesso - l'unica forma di salvezza può essere quella di riconsiderare
gli spazi in funzione delle coscienze, del diritto alla vita, quindi:
del diritto alla bellezza. Io ho voluto che la bellezza fosse un valore,
e che questo valore partisse proprio dalla zona di Librino, periferia
di una città definita "città in cambiamento".
È soprattutto una scommessa quella che sto lanciando, ma si tratta
di una sfida che porterà il nome di Catania in giro per il mondo".
(L.L.R.)
L'APPELLO - PARTECIPA ANCHE TU
Chi decidesse di offrire il proprio sostegno all'associazione può
rivolgersi direttamente alla segreteria del progetto (Fiumara d'Arte,
www.ateliersulmare.com, e-mail: stesicorea@interfree.it, tel 095 7151743
oppure tel. 349 2231802). Fondamentalmente è un modo importante,
un esempio di civiltà, per far sentire la propria vicinanza umana
e ideologica. E poter dire, magari un giorno: anch'io ho partecipato all'arricchimento
intellettuale della mia terra.
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