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| Cittànuova |
Mercoledì 10 Marzo 2004
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CULTURA
A
Librino un'altra Sicilia
Giuseppe Distefano
Un originale progetto culturale in un quartiere periferico di Catania
coinvolge abitanti insieme a poeti italiani e stranieri.
Per una volta tanto non si parla della Sicilia in forma di malessere.
Sulle maggiori emittenti televisive siciliane dall'inizio del 2004 va
in onda un'originale forma di pubblicità. Non si pubblicizzano
prodotti da consumare. Né si tratta di pubblicità Progresso.
Bensì di versi poetici. Da ascoltare e da vedere. Per nutrire la
mente. Trenta secondi di poesia in forma di spot. Sono cinquecento, per
un totale di trentasei ore di trasmissione per tutto l'anno. Parole e
immagini affidate a bambini, adulti e poeti come Maria Luisa Spaziani,
Elio Pecora, Mario Luzi, Aldo Nove, Luciano Erba.
Protagonisti del progetto dal titolo È tempo di poesia, sono gli
abitanti di Librino, un quartiere-dormitorio della periferia di Catania
che sta conoscendo una originale forma di riscatto etico ed estetico dal
degrado che accomuna tante periferie del mondo. Dallo scorso settembre,
alunni e insegnanti delle scuole hanno selezionato alcune aree tematiche
di riferimento, e per ognuna hanno elaborato i concept, scrivendo le sceneggiature
e l'headline degli spot. Una troupe televisiva con la regista Fedora Sasso
ha poi curato la produzione dei messaggi pubblicitari.
Il risvolto di tale operazione è stato duplice. Per conoscere meglio
il quartiere, infatti, è stato realizzato un censimento di tutte
le strade, i condomini, le aree verdi, le chiese, le scuole, le istituzioni,
le antiche masserie, le attività commerciali e ricreative. Il risultato
dell'indagine consegnato alle scuole come base per l'ideazione degli spot,
è stato anche un mezzo per conoscere i disagi e i disservizi patiti
dagli abitanti del luogo e per richiamare l'attenzione sugli interventi
da realizzare.
L'iniziativa è una tappa del più ampio progetto Terz'occhio
dell'Associazione Fiumara d'Arte, che mira a realizzare un grande museo
dell'immagine all'aperto, a dimostrazione che è possibile trasformare
il disagio in arte, il malessere in bellezza. Utopia? Di sicuro no, dato
che il suo ideatore di queste utopie ne ha già realizzate molte.
Antonio Presti, uomo di cultura, imprenditore e mecenate messinese, dall'ostinata
e intransigente passione per l'arte, è fermamente convinto dell'importanza,
nel nostro tempo, della semina silenziosa ma fattiva per educare alla
bellezza, all'ascolto, a saper distinguere la parola, di senso della poesia
da quella vuota dell'effimero che ci bombarda e stordisce.
È tempo di poesia è una delle tante Utopie diventate silenziosamente
realtà. Le più eclatanti sono state: l'aver trasformato
una zona della Sicilia ? tra Pettineo e Santo Stefano di Camastra, sulla
costa e l'entroterra che va da Palermo a Messina ? nel più grande
museo d'arte moderna all'aperto, Fiumara d'Arte, con monumentali sculture,
disseminate lungo un percorso a contatto con la natura, di artisti come
Consagra, Festa, Melotti, Nagasawa, Dorazio; e la costruzione di un originale
albergo, l'Atelier sul mare, a Castel di Tusa, vicino Cefalù, con
stanze ideate da artisti internazionali. Ma la fantasia di Presti non
si è fermata qua. Ha creato un evento senza precedenti, coinvolgendo
alcuni dei più importanti poeti italiani nella più dirompente,
per originalità e forza ideativa, iniziativa di poesia degli ultimi
anni: L'offerta della parola (Il treno dei poeti). Treni in partenza da
Catania per tutta la Sicilia su cui nel marzo del 2001 cinquanta poeti
(tra cui Sanguineti, Orengo, Baudino, Spaziani, Loi, Sicari) si sono alternati
per un mese incontrando nelle carrozze i pendolari, passeggeri normali
e frotte di scolaresche, per declamare versi e parlare di poesia, con
soste e incontri nelle scuole, nelle case, nelle biblioteche, nei pub.
Tutto questo, come il resto, realizzato senza soldi pubblici, ma solo
con i fondi dello stesso Presti coinvolgendo magari la gente del posto,
facendo ospitare i poeti a pranzo e a cena dalle famiglie siciliane.
A questa iniziativa si è aggiunto un altro Progetto attualmente
in corso: una sorta di Grand Tour di noti scrittori stranieri con tappa
conclusiva a Librino e la scrittura di un racconto. I primi ad intraprendere
il viaggio sono stati il messicano Paco Taibo II a Gela e l'israeliano
Meir Slalev a Catania. Seguiranno, tra gli altri, Joseph O'Connor, Daniel
Chavarria, Aminata Traoré, Daniel Pennac. Due le motivazioni: restituire
alla contemporaneità un'immagine "altra" della Sicilia,
e dare centralità culturale a Librino. Ne parliamo con Antonio
Presti.
Da
quale riflessione è nata l'idea di ispirarsi ad un quartiere periferico?
"Esistono nella contemporaneità i non-luoghi, quelle sterminate
periferie urbane dove, come a Librino, vengono spostate migliaia di persone,
senza che la società più se ne occupi; intere generazioni
crescono, perciò, senza un rapporto di appartenenza alla memoria
storica e alla vita della città. Alle prese con i più elementari
bisogni di interventi urbanistici, si trovano spesso a vivere un continuo
stato di necessità, identificando l'essere cittadini col chiedere.
Chiedere sempre. E - quasi sempre - senza nulla ottenere.
"La fogna, le strade asfaltate, l'ascensore, l'asse attrezzato, sono
richieste legittime, un diritto, ma soprattutto un dovere a cui un paese
civile dovrebbe assolvere e nel momento in cui si ignora tale dovere,
si crea uno stato di subordinazione al potere, di profonda frustrazione
sociale ed esistenziale.
"La cultura può scardinare questa logica, ricordando a questa
gente che esiste un diritto negato e un dovere mai esercitato ai fini
del rispetto della loro dignità di persone. Noi lavoriamo da più
di tre anni in questo quartiere, e possiamo affermare che, tra le sue
tante necessità, prioritario è il bisogno di un'identità
culturale; ridare cioè, a questi cittadini negati, la consapevolezza
della loro dignità, reinnestando nell'anima la giusta condizione,
il giusto spirito. Che non è solo quello della richiesta, ma anche
quello della coscienza: di essere uomini e cittadini a pieno titolo".
Protagonisti
degli spot sono ragazzi e poeti. Un connubio ricercato. Quali i motivi?
"In una società al servizio del consumo, che al primo posto
pone sempre la comunicazione mercificata, cioè la non comunicazione,
è avvenuto un azzeramento del valore dell'uomo e del suo linguaggio.
Valore e linguaggio che bisogna riaffermare, con forza. Da qui la scelta
della poesia e dei bambini. Là dove la poesia si pone come una
fra le più alte forme d'arte e di comunicazione in grado di restituire
autenticità alla parola quella poetica, appunto diventando poi
pensiero, azione, e i bambini, che per loro stessa natura così
puri e recettivi, sono in grado di assorbire valori originari.
Dopo
le precedenti iniziative, "Poeti a Librino", il "Chilometro
di tela", adesso gli spot e il "Viaggio in Sicilia". Come
procede questa nuova semina culturale a Librino?
"Sento il dovere come cittadino - non di Catania ma del mondo, di
dare a Librino la possibilità di rinascere attraverso la cultura.
Da anni siamo impegnati nel quartiere in un grande lavoro didattico, sociale,
culturale, rapportandoci con la scuola, la chiesa, il mondo delle associazioni.
"Abbiamo fatto un censimento del quartiere, per dar modo a tutte
le realtà presenti nel territorio di esprimersi, realizzando con
gli artisti e con la troupe di Fiumara d'Arte - questi spot, che registrano
tutti gli aspetti della vita collettiva. Una pubblicità che ignora
la merce, e ripropone l'essere umano nel suo contesto sociale.
"Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione
delle maggiori emittenti regionali che hanno offerto ai nostri spot gli
spazi di audience all'interno dei loro palinsesti, gratuitamente. Un'occasione
per condividere una televisione al servizio soprattutto del pensiero".
Non
trova una profonda contraddizione nel far interferire poesia e pubblicità?
"È un'azione che capovolge la logica del mercato: ascoltando
ogni giorno queste parole di senso, qualcuno potrà riprendersi
uno stato emozionale, riaccendere una parte spirituale ma sopita di sé.
A me pare che proprio adesso, in questo periodo di crisi, di occultamento
del valore dell'umano - è più che mai tempo di poesia.
"Al termine di questo periodo spero di poter dare inizio alla realizzazione
del museo di arte contemporanea che, quando sarà inaugurato, trasformerà
Librino in una meta di interesse culturale. Un suggerimento che da Catania
vorrei dare agli uomini di cultura: ritrovare il senso del fare e le ragioni
dell'utopia".
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