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| Giornale di Sicilia |
Mercoledì 25 Febbraio 2004
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CULTURA
& SOCIETÀ - PER
IL PROGETTO "VIAGGIO IN SICILIA
"
Arriva Bolmat, il vate russo della generazione P.
Antonella Filippi
CASTEL
DI TUSA. Lei di nome fa Melissa P. Lui dice di appartenere alla generazione
P. Lei cercava i suoi amanti chattando su Internet. Lui, Sergej Bolmat,
ha pubblicato in rete il suo romanzo "I ragazzi di San Pietroburgo",
diventato un cult tanto che i giovani della nuova Russia appendevano al
collo il cd con i file del libro. Lui ha lasciato San Pietroburgo per
Dusseldorf, lei Catania per Roma. S'incontrano in quel rifugio della bellezza
che è Fiumara d'arte. Lui sceglie la stanza con il letto bianco
e tondo, lei quella con vasca da bagno vista mare. Lui non chiude occhio
tutta la notte per il rumore del mare, lei dorme ma mica tanto. Sono qui
per la terza tappa del progetto "Viaggio in Sicilia
verso Librino.
La Sicilia vista con gli occhi del mondo", ideato da Antonio Presti.
Bolmat, che ha militato in ambienti underground, è in questi giorni
a Catania: parlerà di linguaggi giovanili, visiterà quartieri
dove la bellezza è negata, incontrerà i giovani. Spiegherà
il suo mondo. Madre musicista, padre pittore, Sergej, che pure dipinge,
ha intrapreso una terza via, scrive. Comincia il suo romanzo con il "che
fare?" di Lenin: "È la naturale domanda che deve porsi
un autore che sta per iniziare un libro". E la risposta? "Il
libro".
L'autore de "I ragazzi di San Pietroburgo": "Un film dal
mio libro ma il mio libro è già un film"
Se prima la letteratura russa si evolveva per rivoli sommersi e incomunicabili
tra loro, oggi i nuovi linguaggi, la nuova way of life, le nuove regole
di mercato hanno cambiato la vita e influenzato letteratura: Spiega: "Una
forte occidentalizzazione è ovvia. Prima gli scrittori sovietici
si influenzavano l'un l'altro, ora risentono di influssi esterni, le distanze
si sono accorciate, il linguaggio è più sofisticato. Nel
mio libro il linguaggio è eclettico, capriccioso e vuol essere
naturale e fluente". Difficile da tradurre: in assoluto la lingua
letteraria russa è carica di sottotesti e riferimenti: "La
traduzione è complicata, infatti di alcune non sono soddisfatto".
Il titolo, per esempio, in lingua originale è un più intrigante
"Per conto suo".
Una scrittura dall'andamento cinematografico con dialoghi serrati, anglismi,
espressioni gergali: "Amo molto il cinema e creare in maniera cinematografica
è per un artista un modo amichevole, coinvolgente per comunicare.
Mi chiedono se "I ragazzi di San Pietroburgo" diventerà
un film: ma è già un film, dice un mio amico".
Una feroce fantasia alla Quentin Tarantino o alla Bret Easton Ellis. Un
iperrealismo che intreccia denaro, violenza, droga, sesso. Citazioni colte
dei personaggi. C'è anche un obitorio, come nei casi della Cornwell.
Con una donna dentro, non una patologa ma una truccatrice, Marina, la
protagonista. E poi ragazzi che passano attraverso tutte le esperienze
senza prendere nulla sul serio, rifiutando qualunque valore tradizionale.
Ma c'è anche una storia d'amore. Un romantic-pulp?
"Tarantino è un genio. Il mio è un romantic east trash.
Se Tarantino applicava il romanzo al cinema, io ho tentato l'operazione
opposta. In realtà non ho fatto altro che descrivere una situazione
reale". Dove regna disorientamento, perdita di identità, frammentazione,
scetticismo.
Sergej con i suoi "Ragazzi" è diventato m caso letterario,
mostrando tutte le potenzialità di un coinvolgimento della rete
nel discorso letterario. "Ma Internet in Russia non è ancora
usato come nel resto d'Europa. Nessuno paga per navigare".
C'è una San Pietroburgo molto alla moda, ma molto provinciale,
per me è solo un setting, un elemento decorativo". Ci sono
l'incertezza del reale e il trionfo del cinismo, delle immagini forti,
della voglia di stupire. Di fronte a tutto ciò, c'è ancora
un senso della morale? "Si, certo. Nello scrivere di relazioni mi
piace parlare di intimità, tenerezza, la parte erotica è
solo un aspetto del rapporto".
La sua prima volta in Sicilia "è la fragranza dei profumi
di mare e monti insieme. Ho letto molto su questa terra. In Russia parliamo
di Italia in generale, ma io so bene che la Sicilia è diversa e
trovo ridicolo che questo luogo di tradizioni venga spesso racchiuso in
un'unica parola, mafia. Ma ci hanno fatto vedere "Il padrino"
e "La piovra"".
La Generazione P, ovvero pepsi o forse post, è la sua, quella dei
quarantenni russi. "Da ragazzo pensavo che Breznev non sarebbe mai
morto. Quando, invece, è successo, sono stato felice. Quello era
un periodo senza prospettive".
Il secondo romanzo di Bolmat uscirà in aprile anche in Italia sempre
per Rizzoli. Titolo inglese, "In the air", nell'aria: "Spero
che rimanga così anche in italiano. Del resto la storia prende
avvio da un incontro accidentale all'aeroporto di Dusseldorf.
Ha scelto, all'Atelier sul mare, una stanza chiara, con un "love
nest", un nido d'amore, come lo chiama quell'incredibile personaggio
che è Antonio Presti, padrone di casa: "L'ho scelta per il
letto tondo e dondolante. E poi perché è luminosa. Ho paura
del buio
", scherza Bolmat. Ma non aveva fatto i conti con il
rumore del mare.
I
consigli di Melissa P: "Datemi retta, nella vita azionate soltanto
l'istinto"
CASTEL DI TUSA. Aiuto, come si fa a parlare di Melissa P e non cadere
nei luoghi comuni, nella retorica? Aiuto, come si fa a scrivere di Melissa
P che ti fissa ? serenità zen o astuzia? ? perché sa che
anche tu le vuoi rubare l'anima? Per capire. Aiuto, come si racconta Melissa
P che dice no grazie non bevo, coltivo un vizio alla volta e stasera faccio
la brava? Aiuto, come è possibile spiegarvi Melissa P che a cinque
anni non giocava con le bambole ma a fare la psicologa o l'agente immobiliare?
Come dire, un colpo all'anima e uno ai beni materiali. Aiuto, come fa
chi è arrivata all'incontro col "mostro" prevenuta ma
decisa a non lasciarsi imbavagliare da inutili morealismi, a non deporre
le armi? Cresca pure come le pare.
Anche lei nel grand tour ideato da Presti "La mia Catania "underground"
sommersa, trasgressiva e ipocrita". Non è vero che sia una
ragazzina casta che sogna d'esser puttana e non è vero nemmeno
il contrario. Viso d'angelo dice che "Cento colpi di spazzola prima
di andare a dormire" l'ha scritto, invece di fare i compiti, senza
pensare allo scandalo che, in fondo, è solo un disperato bisogno
di chiarezza. Dice che sono gli altri, oltre seicentomila, a leggerlo
con morbosità. La gente ama guardare dal buco della serratura.
Ci sarà pure un motivo se ci continuano a propinare grandi fratelli,
isole, talpe, no? E se la P stesse per piccola? Perché Melissa
è piccola una miniatura. Simpatica. E la piccola niente ha in comune
con quella sofisticata Catherine M. che con compiacimento ha raccontato
le sue imprese erotiche. Lì c'era divertimento, qui nell'incerto
territorio dell'adolescenza dove è lecito incespicare, non c'è
nemmeno piacere fisico. Lontano anche l'immaginario erotico proposto negli
anni '70 da "Porci con le ali". Lì, con Rocco e Antonia,
c'era il collettivo, qui la solitudine. E sesso in tutte le varianti possibili
senza neppure lo straccio di un sentimento. Una triste abbuffata di sesso.
Bulimia pura. Qui non c'è la Sicilia retrograda, da abusato stereotipo,
della Cardella: "La mia Catania, afferma la piccola, è quella
underground. C'è una città sommersa e trasgressiva".
Cioè Ipocrita "Molto, moltissimo". Continua: "Le
critiche ben vengano, mi sento solo mortificata da chi pensa che il libro
non l'abbia scritto io o che la mia non sia letteratura ma un semplice
fatto di costume". Perché lei ha ambizioni letterarie. SI.
s'è beccata qualche insufficienza allo scritto d'italiano: ma Einstein
non é stato forse rimandato in matematica? "Non credo che
esista letteratura alta o bassa, esistono delle voci e quando queste voci
parlano e sanno toccare le corde emotive non sono solo un fatto di costume.
Io quando scrivo mi voglio emozionare. E ci sono riuscita, magari in negativo".
Spiegati, piccola: "Scrivevo come se un cane mi stesse mangiando
le braccia e le mani, mi psicoanalizzavo, entravo in contatto con me in
una maniera viscerale, scoprivo cose che altrimenti non avrei conosciuto
mai. Quando vivevo quelle esperienze ero incosciente, scrivendole mi è
arrivata la consapevolezza, ho capito perché lo facevo, ho capito
che lo rifarei. Quell'anno di vita, dai 16 ai 17 anni, mi ha permesso
di debellare alcuni miei fantasmi. Certo, ho scelto una strada tortuosa,
non diversa però da altre dipendenze, dalla droga, dall'alcol.
Solo più naturale e senza effetti collaterali". Tanto che,
una volta disintossicata, la piccola s'è innamorata di un ragazzo
di origini anglosassoni che la ama, la coccola. Finale buonista per una
deliziosa principessa senza fiaba. Ha genitori giovani, assenti e presenti
quanto basta, libertà poco vigilata: "Le scelte sono solo
mie. Non mi sento vittima". Spiega: "Credo che l'istinto debba
essere rivalutato. Essere razionale non sempre è un vantaggio,
pensare troppo fa perdere l'essenza primordiale che c'è in ognuno
di noi. Ha fatto sesso per raggiungere un fine, innamorarmi e fare innamorare.
Avevo bisogno di affetto, di sentirmi bella, desiderata. Con quegli uomini
non è mai successo ma io pensavo che il successivo sarebbe stato
quello giusto. Razionalizzavo mentre il mio istinto mi suggeriva di frenare".
La piccola non dava ascolto all'istinto e neppure al piacere. Sesso senza
appagamento né fisico né mentale. Ma allora? "Ascoltavo
solo la mia ossessione, il cibo per me era il sesso". Erano avventure
o disavventure erotiche? "Avventure". Dalle quali il pianeta
maschile non viene fuori un granché bene: "Ci sono gli uomini
che sanno essere maschi al momento opportuno e ci sono quelli solo maschi.
E neanche tanto bravi". Ora che è innamorata, la piccola ha
messo su casa a Roma, collabora con "Max". "E vivo alla
giornata". Le son bastati cento colpi di spazzola a tirar via le
cicatrici sottopelle?
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