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Emilia Valenza S'inaugura oggi la mostra dedicata alla cultura della differenza. In primo piano c'è il quartiere di Librino. Numerosi gli artisti coinvolti. Il viaggio comincia pigiati entro stive puzzolenti di carrette fradicie in balia della terribilità del mare. All'arrivo li aspetta la terribilità della miopia e dell'arroganza dell'uomo d'Europa. Arrivano in tanti inseguendo un sogno, coltivando la speranza di una quotidianità più dignitosa perché sorretta da un lavoro. Sfruttati dal cinismo mafioso degli scafisti e poi sfruttati dal perbenismo finto solidale di cittadinanze falsamente tolleranti, i cosiddetti extracomunitari, subiscono un inglobamento disumanizzante in una società che tendenzialmente coltiva il rifiuto: rifiuto della condivisione dello spazio, rifiuto dell'accettazione di altri valori e di altre idealità, rifiuto della mescolanza, come comprensione dei diversi portati culturali. Dietro l'ambigua dietrologia del sistema, preoccupato della stabilità del popolo avente diritto sul territorio, in realtà prende corpo il principio della sovranità nazionale, retorica romantica, che già nel secolo passato ha creato il mostro più temibile della storia. Ma già nel termine che qualifica la cittadinanza non europea si nasconde il germe del disagio: extracomunitario, dove extra è uguale a fuori, oltre, altro, esterno, diverso. Ma extra può diventare extra-ordinario, ossia esaltazione di ciò che non è comune, non ordinario, per l'appunto, diverso. ![]() La straordinarietà è un valore che, senza enfasi e senza retorica, possiamo attribuire alla poetica di Antonio Presti, che oggi, ancora una volta, in nome della bellezza, sostenendo con forza il valore della differenza, inaugura a Catania Extra-ordinario. Il valore dell'essere, un grande happening che vede coinvolte le comunità degli stranieri di Catania, un folto numero di artisti, la comunità del quartiere di Librino (dal 19 al 22 dicembre; dalle 17,30 alle 23,00. P.zza Stesicoro, 15). Il progetto prende forma nelle stanze d'artista di Stesicorea, la casa-museo di Presti nel cuore di Catania che, per la terza volta, si trasformano ognuna in un'opera d'arte, e ognuna è la risultante dell'incontro tra l'artista e il rappresentante delle comunità straniere invitate. All'arte il compito di tradurre, attraverso l'impatto visivo, la percezione emozionale e la suggestione dello spazio, quella dimensione narrativa che è emersa in ogni singolo incontro, costruito attraverso una stratificazione di ricordi, di storie, di sensazioni. Curatrici dell'evento Teresa Macrì e Paola Nicita (i cui testi sono leggibili nel sito www.librino.org). L'aspetto più forte dell'impianto progettuale sta nell'avere individuato per ogni comunità un valore guida, proprio nell'ottica di trovare aspetti fortemente identificativi delle culture dialoganti. Il rispetto della multiculturalità, riconosciuta come strumento di crescita sociale, scavalca il concetto strumentale di integrazione che si appiattisce nell'omologazione, e passa solo attraverso la consapevolezza e la comprensione delle differenti cifre culturali. Agnese Purgatorio a confronto con la comunità latino americana si è concentrata sul valore della maternità, espresso nel simbolo della madre-terra. Guido Schlinkert, fotografo da anni in rapporto con le comunità dell'Africa nera ha realizzato un lavoro fotografico sulla famiglia. Marco Samoré con la comunità dell'Europa dell'est ha lavorato sul valore della libertà; Sislej Xhafa incontrando la comunità filippina ha costruito una stanza sul valore del rispetto delle differenze; Stalker, il laboratorio d'arte urbana, con la comunità turca ha elaborato un intervento sul valore dell'origine della civiltà; Bianco e Valente, con le comunità maghrebine, si sono espressi sul valore della memoria e del ricordo; Andrea Di Marco in rapporto con la comunità indiana, ha dipinto nei suoi quadri il valore della tradizione e dei luoghi. Antonio Presti, Gianfranco Molino e il poeta Elio Pecora hanno realizzato una stanza dedicata alla poesia; il corridoio, di un artista del Togo, Yaovi Agbezuke, è uno spazio in cui si avverte la fascinazione della luce dei paesi nordici con una poesia scritta da Maria Attanasio. Ma l'utopia prestiana, che per una strana combinazione astrale, si risolve sempre in un dato di fatto, nel coinvolgimento impressionante di migliaia di persone, nella distribuzione quasi "evangelica" di positività, nel passaggio di un messaggio di rinascita, di credo nella bellezza come valore, si è posta come obiettivo la riqualificazione di un intero quartiere di Catania. Perché marginale e spogliato della propria identità si può essere anche essendo cittadino europeo, con un passaporto regolare e con il permesso di soggiorno fin dalla nascita. Il problema di Librino, quartiere alla periferia del centro etneo, costruito dal famoso architetto Kenzo Tange, è, per l'appunto, la qualità del soggiorno: palazzoni in fila, assenza di un centro aggregativo, mancanza di servizi. Qualche anno fa, quando Presti blaterava sul progetto di cambiare Librino in un quartiere trasformato dal valore della "bellezza" (la bellezza non in quanto valore meramente estetico) ci sembrava una sorta di meravigliosa farneticazione, perché troppo distante e difficile nelle sue ipotesi di fattibilità. Oggi Librino è alla portata di Antonio Presti. In questi ultimi cinque anni ha incontrato tutti i bambini e i ragazzi delle scuole, ha organizzato discussioni condominiali, spaghettate e bevute, ha reso possibile l'incontro tra i cittadini e i poeti, gli artisti, i cantanti, gli scrittori coinvolti in questa operazione. Sono tremila i bambini che, con l'aiuto dei loro insegnanti, hanno attivato un processo di riconoscimento del valore: per loro è il gioco, la natura, la dignità della persona, la legalità. Massimo Siragusa (nella foto in alto il suo intervento) li ha fotografati per Extra-ordinario, così sono i bambini di Librino ad accogliere i visitatori nella stanza d'ingresso di Stesicorea. Ai balconi il messaggio è cambiato: da Librino è bello a Io amo Librino (intervento di Loredana Longo e Gabriele Pario Perra). Riconoscere la bellezza consente il diritto di cittadinanza ma dichiarare un amore consente la rinascita. L'altro messaggio è rivolto alle amministrazioni: questo è un intervento completamente autofinanziato, ed è la dimostrazione di un "fare" estetico che, in nome di un recupero "etico", interviene sull'agire distorto di una politica che crea emarginazione, abbrutimento, conflittualità sociali, degrado. E i risultati vanno al di là di ogni possibile attesa. |
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Associazione
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