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| Giornale di Sicilia |
Venerdì 20 Dicembre 2002
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Librino,
il marchio dell'emarginazione cancellato da una tempesta di arte
Viviana Mazza
Viviamo tra stereotipi che impediscono spesso i contatti umani sinceri,
che ci fanno etichettare certi luoghi come pericolosi o da evitare e che
rendono incolmabili distanze che si possono superare. E così Librino
resta periferia abbandonata, dormitorio e non casa. Le comunità
straniere abitano la nostra città e nemmeno sappiamo cosa per loro
abbia valore. L'arte non può risolvere tutto, ma può nutrire
le mancanze dello spirito perché in essa le differenze sono preziose.
Basta entrare nella "Casa Museo Stesicorea", che da ieri al
22 dicembre è aperta al pubblico, là dove sui balconi sta
scritto "Io amo Librino". Il mecenate Antonio Presti ha portato
in città artisti italiani e internazionali - scelti da Teresa Macrì
e Paola Nicita - in nome dell'"Extraordinario, il valore dell'essere",
li ha fatti incontrare con le comunità straniere e i ragazzi delle
scuole elementari e medie di Librino (Dusmet, Brancati, San Giorgio, Campanella-Sturzo,
Pestalozzi, Musco). Nella casa museo i valori di comunità e bambini
plasmano la quotidianità dell'abitazione - letti, tavolo e sedie,
cucina e bagno - in un paesaggio fantastico, spazio di comunicazione e
di espressione.

Una madre, Janet Rincon avvolge il figlio peruviano dagli occhi profondi
e neri davanti a papà Pedro nella stanza sudamericana di Agnese
Purgatorio, pavimento di cenere lavica, letto d'oro di miniere saccheggiate,
e rituali brasiliani in bagno. Pareti arancioni e forte odore di curry
per l'India di Andrea Di Marco, striscia di carta e ricordi per la memoria
maghrebina di Giovanna Bianco e Pino Valente, cucina tra i cactus per
l'Africa di Guido Schlinker, oggetti di fede dell'Est europeo fotografati
da Marco Samorè, una gabbia di tavole di legno per i filippini
visti da Sislej Xhafa. Stalker, Multikulti e Mezopotalia portano ceci
con lo zucchero e altri prodotti curdi nella stanza mercato turca. Lapis
riporta percorsi di artigianato e ristorazione etnica in città.
Presti, Gianfranco Molino e il poeta Elio Pecora hanno rivestito una stanza
e un letto di cera bianca e poesia. Nella stanza centrale Massimo Siragusa
ha installato grandi foto con i volti espressivi dei bambini di Librino
- scattate "trascinato dall'energia della gente e gli insegnanti
del quartiere". In 4000 in gruppi hanno visitato la Casa.
"La Bellezza - dice Presti - non è quella levigata che dicono
eterna, per cui alcuni sarebbero belli e altri no. È la vita nella
sua energia e allegria, senza paura di essere meno o più".
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