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Beni culturali in pericolo
La Fiumara d’arte dimenticata
Chiede un riconoscimento statale, una legge che autorizzi i suoi abusivismi intellettuali. Perché le opere create a Tusa sono fuori legge. Lo dicono le sentenze che ne hanno imposto la demolizione. Con la Fiumara – anzi, contro la Fiumara – sono sorti negli anni anche cinque procedimenti giudiziari. A Roma un gruppo di artisti e intellettuali sollecitò l’intervento del ministro dei Beni Culturali dell’epoca, mentre una petizione firmata da sessanta nomi della cultura italiana ha esortato il governo regionale ad agire per evitare la demolizione. Il 23 febbraio 1994 la Corte di Cassazione ha chiuso la vicenda annullando l’ordine. Se la Fiumara non viene abbattuta è pur vero che né la Regione, né la Provincia, né i Comuni hanno preso atto della sua esistenza. << Nessuno ha accettato il mio dono. Nessuno ha saputo o voluto sfruttare l’enorme potenziale turistico e culturale – rimprovera Presti -, che essa propone in una zona peraltro tagliata fuori dai percorsi consueti. Nessuno l’ha adottata, lasciandola orfana e in balia del degrado >>. Quanto allo Stato, Presti chiede una legge a tutela della Fiumara: << La norma ci sarebbe, ma da vent’anni giace a Roma e non viene discussa >>. E così è successo che la scultura di Pietro Consagra << La materia poteva non esserci >> è stata interrota dal passaggio di un viadotto dell’autostrada Palermo-Messina ed è stata eletta a discarica abusiva dei lavori autostradali. Oggi è inaccessibile per chiusure di tutte le strade. Nell’opera di Paolo Schiavocampo << Una curva gettata alle spalle del tempo >>, sulla strada provinciale di Castel di Lucio, l’armatura in ferro si è staccata e l’installazione è oscurata dall’invasione di erbe e pietre. Ingrata sorte anche per il << Labirinto di Arianna >> di Italo Lanfredini, a Castel di Lucio, in cemento armato, per processi di assestamento del terreno si è inclinato e spaccato oltre a essere naturale recinto di mandrie di buoi e pecore. Il << Muro della Ceramica >>, sulla strada provinciale per Castel di Tusa, opera in ceramica di quaranta artisti, è stata in gran parte distrutta da atti vandalici. << Energia mediterranea >> di Antonio Di Palma, a Motta d’Affermo, ha bisogno di una completa ricostruzione della superficie cromatica. << La Finestra sul mare >> tra ferri divelti, pannelli cadenti e intonaco danneggiato, sbiadito nel suo colore, è anche pericolosa per l’incolumità pubblica. Ecco perché Presti ha deciso di chiudere la Finestra, di far cadere un velo sulle installazioni della Fiumara. A prescindere dalla personale amarezza di Presti, e a prescindere dal percorso e dalle logiche puramente politiche che possono star dietro a un disegno di legge che per vent’anni non viene discusso, c’è da chiedersi certamente una cosa. La Regione Siciliana ha un assessorato dei Beni culturali e ambientali. Un’istituzione vocata alla conservazione e alla tutela del patrimonio artistico e ambientale. Perché non parla? Perché non dice con chiarezza quello che intende fare di Fiumara? Certo è che oggi queste rappresentano un patrimonio che sta per essere distrutto. Mentre la Regione ancora ondeggia tra ambiguità e incertezze.
Alessia Bidona
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Associazione
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