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Mercoledì 10 Marzo 2004

CULTURA & SOCIETÀ
Lo scrittore algerino in Sicilia per il progetto "Viaggio… verso Librino" , toccherà le città della ceramica da Santo Stefano a Caltagirone.

BOUDJEDRA - noi del Sud: tutti così uguali
Antonella Filippi

PALERMO.Una certezza: noi, gente del sud ci somigliamo. Siciliani e tunisini, andalusi e perfino californiani. Lo ripete senza stancarsi, Rachid Boudjedra, lo scrittore algerino che da oggi a domenica percorrerà le "vie della ceramica", tra Santo Stefano di Camastra e Caltagirone, farà un salto a Librino, parlerà ai giovani, partecipando al progetto "Viaggio in Sicilia… verso Librino. La Sicilia vista con gli occhi del mondo", avviato da Antonio Presti, collaborato in questa tappa dai Comuni di Santo Stefano e Caltagirone.
"È la sesta volta che vengo in Sicilia, spiega, e la conosco bene.

Questo Mare Mediterraneo ci unisce sotto ogni punto di vista.

Questo Mediterraneo ci unisce sotto ogni punto di vista, questo mare ha sempre messo in circolo identici soffi di cultura. La Sicilia è una parte dell'Algeria e viceversa". Lo spiega mentre tocca il pane e dice: "È uguale al nostro, a Parigi non è così". Mentre guarda il polipo nel piatto: "Sì, lo abbiamo anche noi" E sulla ceramica: "Gli stessi motivi, gli stessi colori si ritrovano anche nella nostra".
Noi, però, non abbiamo il Sahara…
"Non importa, il deserto sta alle spalle, ma la costa, i ruderi romani sono gli stessi. Lo sa che l'80% degli algerini non è mai stato nel deserto?".
Continua: "Nel Sahara si va per meditare lontano dai rumori, per ripensare a se stessi, per comprendere, calati in questa immensità, quanto siamo piccoli. Lo amo per questo".
Boudjedra si è imposto, sul finire degli anni '60, come uno degli scrittori più innovativi dei Maghreb. È autore di romanzi, poesie, saggi particolarmente originali e attenti alla scrittura. "La pioggia" e "Il ripudio" con le sue pagine violente e impietose, i lavori più conosciuti in Italia.
Da anni ha scelto di scrivere in arabo, mettendo da parte il francese…
"È l'arabo la mia lingua. Io ho cominciato a scrivere quando vivevo a Parigi e l'ho fatto in francese per trovare un editore. Quando ho lasciato la Francia per tornare in Algeria ho ripreso l'arabo, ne conosco il dialetto che è molto importante nei dialoghi tra la gente".

23 romanzi quasi tutti dedicati alle donne, importanti nella mia vita

Lei ha molto scritto di donne…
"Già, ventitré romanzi non sono pochi. Del resto, vivo tra le donne: con mia moglie da quarant'anni, e con le mie due figlie. Il mio è un elogio alle donne e quindi alla vita, alla sensualità, al coraggio. Per me voi siete più coraggiose dell'uomo, più oneste. Lo sa che l'Algeria è attualmente l'unico Paese dove nel giorno della loro festa le donne non lavorano?".
Le donne algerine, rispetto alle altre donne arabe, godono di maggiori diritti?
"Sicuramente, perché hanno lottato, opposto resistenza. Le donne italiane sono invece le più all'avanguardia tra le occidentali".
E la religione quanto influisce?
"Le tre religioni monoteistiche non differiscono in nulla. Maometto si è formato su testi cristiani ed ebrei, il Corano non maltratta le donne. Il cristianesimo si è evoluto in rapporto alla crescita economica, alla religione islamica non è successa la stessa cosa perché praticata da Paesi ancora in via di sviluppo".

La "liaison" tra Sicilia e Africa dura da sempre: qui mi sento a casa

Se Europa e Africa tendono geologicamente ad avvicinarsi, cosa succede politicamente?
"Niente, anche se l'Europa ha bisogno dell'Algeria perché ha un territorio immenso, perché ha molto petrolio, perché è straordinariamente strategica. La Tunisia e il Marocco, invece, interessano per il turismo. Noi del sud dobbiamo puntare sulla nostra identità, dobbiamo comportarci da gente del sud. Abbiamo una cultura comune, una maniera di essere comune, siamo generosi, ospitali. Nord e sud hanno pregi e difetti diversi che devono rispettivamente valorizzare ed eliminare. La nostra "liaison", intendo quella tra Sicilia e Nordafrica dura da secoli, è incancellabile. In una parola: io qui mi sento a casa".
Sta scrivendo qualcosa?
"Ho sempre un progetto in mente. E, non per ripetermi, perfino in letteratura i temi e la sensibilità tra i nostri Paesi sono simili".
Antonio Presti ha fatto un patto col diavolo, vuole riportare la bellezza nei luoghi degradati, vuole dare la parola al giovani…
"Magnifico. Quando qualche anno fa ho visitato Palermo, ho scoperto quartieri distrutti. Bisogna cambiare, la memoria non si conserva così, bastano delle tracce. Ai ragazzi che incontrerò a Santo Stefano, a Caltagirone e a Catania confermerò quello che le ho detto in questa intervista, sottolineerò le peculiarità del sud. La nostra speranza sono loro".
Sperare nei giovani, dunque, è l'unica strada percorribile?
"I governi fanno poco. Berlusconi non ama la Sicilia. Il governo italiano usa dei cliché razzisti che lasciano intendere che la gente del sud non lavora, che solo al nord si produce. Ma i romani non hanno saputo costruire un impero? Il clima forma, lo sosteneva Montesquieu. Anche gli americani del sud, quelli della Florida, della California e, soprattutto della Louisiana, sono diversi dai loro connazionali degli altri stati, anche in letteratura".
E i siciliani?
"Nel mondo sono conosciuti soprattutto per due cose".
Avanti, dica pure, tanto lo sappiamo…
"La pesca e il loro essere dei bravi costruttori".
Non aggiunge altro. Gliene siamo grati.


























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