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| Giornale di Sicilia |
Mercoledì 21 Aprile 2004
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Il
Grand Tour di Sicilia è approdato ieri a Palermo sul greto del
fiume Oreto, ospite d'eccezione, il romanziere inglese Jonathan Coe, con
gli alunni catanesi da Librino. E le Fiamme Gialle prelevano un campione
d'acqua.
Al.Bi.
SE L'ARTE SALVERA' il fiume degradato
PALERMO. Ci sono polveri, che arrivano fino all'anima, e odori nauseabondi,
carcasse e vecchi copertoni, insetti, venti sedie, un megafono e uno scrittore
alla foce del fiume Oreto. Jonathan Coe, l'autore inglese tra l'altro
della Famigla Winshaw, della Banda dei Brocchi, accanto ad Antonio Presti
presenta il Gran Tour di Sicilia della Fiumara d'Arte. Un viaggio nel
sottosviluppo, nell'indecenza, nel degrado, negli abusi. Non a caso l'itinerario
è partito dall'Oreto, a pochi metri dagli scarichi illegali, su
un greto che somiglia più a una discarica.
L'obiettivo che ha Presti è di realizzare una sorta di galleria
d'arte all'aperto, con pitture e sculture lungo le sponde del fiume. L'ideatore
di Fiumara d'Arte si dà tre anni di tempo e non chiede una lira
di interventi pubblici, solo l'aiuto dei privati, lanciando un'iniziativa
alla quale il Giornale di Sicilia dà il suo sostegno.
Ieri, Coe è arrivato a Palermo e seguirà Presti nel Gran
Tour, cioè un ciclo di incontri e dibattiti nei luoghi simbolo
di arretratezza e inciviltà nell'isola. Il Grand Tour di Fiumara
d'Arte tocca quindi anche Palermo: l'iniziativa di Antonio Presti finora
ha portato nell'isola sei scrittori in sei siti simbolici: Paco Ignazio
Taibo II al petrolchimico di Gela, Meir Shalev e Sergej Bolmat a Catania,
Joseph O'Connor a Ragusa, Rachid Boudjedra alla Fiumara d'Arte di Castel
di Tusa e Hernan Letelier nelle miniere di Enna.
Ieri mattina da Catania sono arrivati 100 ragazzi di Librino, ghetto di
miseria e crimine. Alle falde dell'Etna, Presti sta tentando una operazione
analoga a quella di recupero dell'Oreto, e i giovani si sono presentati
sul greto con le mascherine antismog e hanno chiesto un futuro migliore
per Librino.
Presti sull'Oreto ha l'ambizione di allestire esposizioni d'arte contemporanea.
Proposta provocatoria, oggi. Con un rigagnolo avvelenato dall'amianto,
dagli scarichi abusivi, torbido e soffocato da rifiuti putrescenti. Le
sponde sono ricoperte di detriti, sfabbricidi, vecchie carcasse di auto,
copertoni, sacchetti di immondizia. Ci sono topi, vivi e morti, insetti,
fango. C'è un fiume in cancrena. E la Guardia di Finanza ieri mattina,
durante la conferenza stampa, ha prelevato alcuni campioni d'acqua dell'Oreto
in prossimità di scarichi abusivi per analizzarla. Mentre le Fimme
gialle facevano i prelievi, Coe annunciava che avrebbe scritto un racconto
su questa insolita esperienza.
Questo viaggio tra le ombre di Palermo non si è fermato davanti
all'eternit dell'Oreto. Ieri lo scrittore e Presti sono stati nel centro
storico della città.
Oggi la giornata dell'autore inglese si aprirà alle 10.30 con L'università,
la cultura, l'impegno, incontro organizzato dall'associazione Amici dei
Musei Siciliani con gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia
presso l'aula magna della facoltà in viale delle Scienze. Dopo
il saluto del presidente dell'associazione Bernardo Tortorici (che era
ieri tra il pubblico dell'Oreto), interverranno il preside della Facoltà
Giovanni Ruffino, lo scrittore inglese, Roberto Alaimo e Presti. Alle
15.30, nella sede dell'associazione Acunamatata (piazzetta Tavola Tonda),
Il gioco costruisce dove la violenza distrugge, manifestazione a cui partecipano
Jonathan Coe, Serafina Moncada e i bambini, e dove verrà proiettato
i video La famiglia di Claudio Collovà. Alle 19 lo scrittore incontrerà
i lettori della libreria-caffetteria "Piazzetta Colonna" e alle
21.30, concerto di Gianni Gebbia e Daniele Camarda al teatro Garibaldi
alla Kalsa. C'era tra il pubblico il vicepresidente vicario del consiglio
comunale, il diesse Pino Apprendi, per cui "l'Oreto come simbolo
di riscatto è un'idea di altissimo profilo etico, che tutti i palermitani
dovrebbero far propria".
Venerdì altra discussa ribalta: Coe pianterà un albero a
Pizzo Sella.
E
adesso, con 150 milioni, via al progetto del Parco
Al.Bi. / L.L.M.
Istituti Campanella-Sturzo, Dusmet, Pestalozzi, Brancati e Musco di Catania.
Cento ragazzi, sei tele, un incontro con l'autore. Jonathan Coe diventa
per i catanesi di Librino "Gionatàn Cuè". Sono
i testimoni di Librino, che oggi è un ghetto grigio ma che i ragazzi
hanno dipinto con colori sgargianti. Queste tele - dipinte in 40 ore di
educazione artistica negli istituti catanesi - sono state donate al "Giornale
di Sicilia" nel corso di un incontro ieri mattina in redazione con
il condirettore Giovanni Pepi, che ha sottolineato il valore etico di
questa iniziativa.
I bambini di Librino nei prossimi giorni descriveranno di quest'incontro
una pagina di "Cronaca in classe" che uscirà nell'edizione
catanese del "Giornale di Sicilia". Proprio nel corso di un
forum di "Cronaca in classe" l'assessore comunale al Territorio,
Giovanni Avanti, aveva annunciato lo studio di fattibilità per
il Parco della Valle dell'Oreto. E ieri mattina, nel corso di una conferenza
di servizi convocata dal presidente della Regione, Totò Cuffaro,
è stata decisa l'istituzione del Parco. Il risanamento della qualità
delle acque, la bonifica degli argini sono gli obiettivi. Su richiesta
dei tre Comuni interessati, Palermo, Altavilla, Monreale riuniti in consorzio,
il presidente Cuffaro si è impegnato ad apportare una modifica
alla legge regionale sui parchi "che contempli - ha spiegato Avanti
- la possibilità che sia il consorzio dei comuni a gestire il parco".
Apprezzamento dell'assessore regionale al Territorio, Mario Parlavecchio:
"approvo l'istituzione di nuovi parchi, a condizione che avvengano
secondo le normali procedure riservate alle aree di parco". Per l'Oreto
la Regione dovrebbe trovare 150 milioni tra le pieghe del Por, cioè
del programma di fondi comunitari a sostegno della Sicilia.
A
COLLOQUIO CON LO SCRITTORE
"Questo è un posto davvero spirituale"
"Conosco la Sicilia e Palermo soltano attraverso alcuni film. Mi
piacerebbe che da questa esperienza nascesse un libro, un regalo per la
città".
Antonella Filippi
PALERMO.Scrittore ma non solo. Un po' musicista (fuori esercizio), un
po' cinefilo (in attività), un po' sonnambulo (condizione riconosciuta,
dopo aver scritto La casa del sonno, dove i personaggi si muovono in una
sorta di dormiveglia). E per il Times, un po'
Charles Dickens. Si,
Dickens, mica uno da niente. Perché il più famoso romanzo
di Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, ha -. attraverso l'uso di differenti
codici narrativi - tutte le caratteristiche che un romanzo dovrebbe avere
e che Dickens ha saputo seminare: coraggio, provocazione, allegria, tristezza.
Ed è affollato di personaggi. Ma Jonathan, alla foce del sacro
Oreto, giura: "E' una follia, lui è uno dei più grandi,
io no". E chissà se mentre i ragazzini di Librino gli sfrecciavano
accanto avrà pensato: "what a carve up" che, più
o meno, significa "che casino", titolo originale del La famiglia
Winshaw e di un film inglese.
Già perché lui, nato a Birmingham, è un appassionato
di musica e, soprattutto, di cinema, tanto che è appena uscito
in Italia per Feltrinelli il suo Caro Bogart, una biografia dell'attore
con l'impermeabile. "Penso - spiega Coe - che il movie sia la miglior
forma narrativa del ventesimo secolo. Personalmente ho imparato a raccontare
le storie più dal grande schermo che dai libri: sono cresciuto
con il cinema inglese e il suo humor, non molto conosciuti in Italia.
La musica è la forma d'arte più emozionante: più
scrivo e più capisco che l'emozione è l'ingrediente più
importante in un romanzo, mentre lavoro ascolto sempre musica perché
spero in un travaso di emozioni. In realtà, è complesso
combinare insieme la struttura musicale con quella narrativa: nel mio
ultimo romanzo c'è un personaggio che impazzisce in questo tentativo.
Che musica ascolto? Quella classica del XX secolo. I musicisti italiani
che mi piacciono sono legati al cinema, Nino Rota ed Ennio Morricone.
Piovani? Non lo conosco ma so bene chi è Benigni".
Se Caro Bogart è il suo ultimo libro tradotto in italiano ma scritto
tredici anni fa, Coe ha appena consegnato al suo editore inglese The closed
circle, seguito de La banda dei brocchi: "Quello terminava nel 1999,
questo nel marzo del 2003 con l'invasione dell'Iraq".
In alcuni suoi romanzi di ironica denuncia, Coe ha attaccato gli anni
della lady di ferro, ovvero mrs. Margareth Thatcher. Anni in cui Saddam
non era un mostro ma un businessman: "Da allora sono cambiati certi
valori, si giudica tutto in base al successo, al denaro. E certi professionisti,
medici e insegnanti, che facevano il loro lavoro per altruismo, non sono
più stati considerati. Questa linea di condotta non è mutata
neanche con Blair".
Ma sa che questa società britannica ricorda quella italiana? "Non
la conosco approfonditamente; quando vengo nel vostro Paese - molto amato
dalla middle-class inglese - entro in contatto con una realtà che
non è quella normale di tutti i giorni. Ecco, descrivereste questo
momento come normale, tipico?". E aggiunge: "Non chiedetemi
di Palermo, sono appena arrivato ed è la prima volta che vengo
in Sicilia. Questo posto - il fiume Oreto - è un luogo non convenzionale,
ha qualcosa di spirituale. Si, per i miei ragazzi terribili de La banda
dei brocchi sarebbe un'opportunità... Conosco la Sicilia attraverso
alcuni film che sono stati girati qui e delle foto, mi sembra un luogo
complesso e pieno di contraddizioni. Ecco, io vorrei conoscere il vero
spirito della Sicilia, sovrapporre l'immagine che mi sono costruita con
quella reale e capire su quali contraddizioni si regge quest'isola. Per
uno scrittore è un privilegio partecipare al progetto di Antonio
Presti: vorrei anche trovare spunti per un mio libro. Sarebbe un regalo
per Palermo".
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