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| Giornale di Sicilia
- Prima pagina |
Sabato 29 Novembre 2003
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CULTURA
& SOCIETÀ
Il Progetto di Antonio Presti.
Cinquecento spot per il riscatto del quartiere-simbolo della periferia
catanese.
"Omaggio alla Bellezza: Daremo vita alle facciate degli edifici popolari".
Su Tgs ogni giorno i "video-lanci".
Gerardo Marrone
LIBRINO. I palazzoni diventeranno museo.
CATANIA. "Maria, Natascia, Salvatore... Il mio nome è Librino".
Uno dei cinquecento spot per il rilancio del quartiere catanese, periferia
popolare e popolosa del capoluogo etneo, è solo una sequenza di
facce di bambini, di denti con tante "finestre", di occhi vispi,
di bocche che pronunciano appena un nome. Il proprio. Un adulto, poi,
chiude scandendo "Librino". Con orgoglio.
Un passaggio televisivo, pochi attimi, per raccontare un'idea e trasmettere
un'emozione: vivere con gioia in quello che molti definiscono un "quartiere
a rischio", marchiando così i residenti. Antonio Presti, l'artista
messinese ormai noto nel mondo per la sua "Fiumara d'arte",
ha adottato Librino per dimostrare che l'immagine ma anche la poesia,
insomma la cultura, sono una leva di riscatto umano e sociale: "Stiamo
realizzando - spiega lo stesso Presti ? trecento spot con gli abitanti
del quartiere, duecento con poeti nazionali. Per un anno, tutti i siciliani
avranno il tempo scandito dai messaggi provenienti da Librino. Gli auguri
di Natale e Pasqua o l'arrivo della Primavera troveranno spazio accanto
a spot di denuncia e di rispetto, mai di mera solidarietà. Chi
sta qui, avrà voce. Gli altri vedranno finalmente questa realtà
con gli occhi del valore. Ciò servirà come esempio per tutte
le periferie. Dare parola con la poesia, non con il corteo di protesta,
penso che sia la rivendicazione più forte".
Il progetto, comunque, punta a ben altro: "Qui - dice Presti - realizzeremo
il più grande museo fotografico del mondo a cielo aperto. Sulle
facciate dei palazzi, con gigantografie e video, saranno rappresentate
le facce degli stessi abitanti. Quando torneranno a casa, la sera, si
troveranno non dinanzi a un giudice o ad un assistente sociale ma davanti
a sè stessi, acquistando consapevolezza di esser belli. È
mio desiderio donare questo materiale, foto e video, al carcere catanese
di Bicocca perchè si occupi del museo una cooperativa, formata
non da carcerati da reinserire ma da uomini che sono di ritorno".
Tgs, l'emittente del Giornale di Sicilia, trasmetterà ogni giorno
i "video-lanci" aderendo al progetto di Presti per Librino,
simbolo delle periferie: "Io - dice Maria Luce Bondì, responsabile
del montaggio nella troupe dell'artista peloritano ? vengo da Palermo
e anche là vi sono zone dove si fa terra bruciata mostrandone le
brutture. Al contrario, bisogna entrare dentro e vedere quel che c'è
di bello". La regista, Fedora Sasso: "Una faticaccia girare
tanto materiale, ma la causa è giustissima. L'ha compreso anche
il quartiere, che ha reagito benissimo accogliendoci come persone di famiglia".
A Don Giuseppe Coniglione, parroco e responsabile della Caritas diocesana,
l'idea piace: "Gli spot, certo che servono. Aiutano la gente ad acquisire
la consapevolezza della loro vita, della preziosità della loro
vita". Protagonisti dei filmati, anche i 5 mila alunni delle scuole
del quartiere. Tra questi i milleduecento iscritti del Circolo didattico
"Sturzo?Campanella", di cui è preside Lino Secchi: "I
bambini stanno vivendo quest'iniziativa con estrema gioia, perchè
finalmente si sentono radicati nel loro territorio. Peraltro, nell'ambito
di quest'operazione culturale, abbiamo già ospitato poeti come
Maria Luisa Spaziani e dato vita all'iniziativa "Un chilometro di
tela". Mille e più bimbi buttati a terra per dipingere temi
ludici e sociali su teli, su molti dei quali hanno scritto: Librino è
bello".
"New
town", il progetto tradito di Kenzo Tange
CATANIA. (gem) A San Cristoforo e Librino, quartieri popolari catanesi
per antonomasia, vive un terzo degli oltre 300 mila abitanti del capoluogo
etneo. Anzi, 313 mila 110 stando al censimento Istat 2001.
Se San Cristoforo è il cuore della città vecchia, Librino
è la Periferia per eccellenza e costituisce una città nella
città. Anzi, una "new town" secondo la definizione cara
a Kenzo Tange, che ne concepì il progetto tra il 1970 e il 1972.
Davvero considerevoli i numeri del Progetto Librino, tra i quali spiccano
i 420 ettari di area e la previsione di abitanti (62 mila), che peraltro
e stata ampiamente superata nella realtà. Oggi, si ritiene che
75 mila catanesi vivano in un quartiere dominato da palazzoni in cemento
armato e povero di spazi collettivi. Secondo l'idea di Kenzo Tange, invece,
l'area destinata a uso pubblico doveva essere di 150 ettari, comprendendo
anche le nuove sedi delle facoltà di Ingegneria e Agraria, un ospedale,
uffici, parcheggi, stazioni di bus e metrò.
Il sogno di Tange, però, è rimasto tale. Un sogno, appunto.
Nessuna sede universitaria, una struttura sanitaria (l'ospedale "San
Marco") ancora sulla carta, pochi uffici decentrati. Appena due anni
fa, poi, fu bocciata dal consiglio provinciale l'ipotesi di realizzare
proprio in quel quartiere la nuova sede dell'ente. Nulla di nulla, fatti
salvi i palazzoni: stando al politologo dell'Università etnea Renato
D'Amico, autore di "Catania ? I quartieri nella metropoli" per
la casa editrice "Le Nove Muse", a Librino il 90 per cento dell'edilizia
residenziale risulta realizzata, mentre quasi nessuna attrezzatura pubblica
importante è in funzione. Pure la previsione di 150 ettari "a
uso pubblico" s'è, intanto, ridimensionata, avendo dovuto
lasciare terreno all'abusivismo selvaggio degli anni '70 e '80.
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