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IL GRAND TOUR DI PRESTI. La Frabotta ha incontrato gli studenti della scuola Guglielmo II di Monreale: «Voi siete come la sorgente di un corso d’acqua: non fatevi cementificare». Portinari all’istituto d’arte di piazza Turba Il fiume Oreto in versi Nuova tappa per i poeti
(vic) Le sponde del fiume Oreto sono come «due ali di cemento che si restringono e tolgono il respiro» a chi, per la prima volta, cerca l’azzurro del mare nell’asfalto grigio che seppellisce i suoi argini. Parla così la poetessa Bianca Maria Frabotta che ieri ha incontrato gli studenti dell’istituto comprensivo Guglielmo II e dell’istituto d’arte D’Aleo di Monreale: «Voi siete come la sorgente di un fiume: cercate, durante il corso della vita, di non farvi cementificare affinché le vostre acque possano scorrere libere fino al mare». La poetessa romana è protagonista, con i poeti Folco Portinari e Roberto Mussapi, della seconda tappa del «Grand tour della poesia» organizzato da Antonio Presti e prodotto dall’associazione Fiumara d’Arte per sensibilizzare le istituzioni e i cittadini sulla rinascita del fiume Oreto attraverso la devozione alla bellezza. L’iniziativa, realizzata in collaborazione col Giornale di Sicilia, l’Ufficio scolastico regionale, la facoltà di Architettura, la fondazione Salvare Palermo e la biblioteca comunale, fa parte del progetto «Io sono il fiume Oreto dell’umanità» e, con l’aiuto delle scuole, punta alla creazione di un museo a cielo aperto proprio lungo il fiume che attraversa i comuni di Altofonte, Monreale e Palermo. «Un’impresa impossibile - secondo l’assessore alla Pubblica Istruzione di Monreale, Stefano Gorgone - ma con il contributo dei ragazzi e dei poeti - ha aggiunto durante l’incontro - questo sogno diventerà realtà». I veri protagonisti, infatti, sono proprio i giovani che, attraverso poesie, racconti e disegni pubblicati anche nella pagina di Cronaca in classe del Giornale di Sicilia, contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica verso il rispetto dell’ambiente. Ci crede anche il vicesindaco di Monreale, Roberto Cambino che spiega ai più piccoli le cause del degrado del fiume: «Colpa dell’abusivismo edilizio, degli scarichi a cielo aperto e della cittadinanza. L’accordo siglato con Fiumara d’Arte, però, dimostra che le istituzioni sono disposte a dare il loro appoggio alla rinascita della “Conca d’Oro”. La Frabotta ha ascoltato i versi degli studenti e raccontato del giorno in cui scrisse, per la prima volta, una poesia: «Ero ancora una bambina e, per fare contento mio padre, partecipai ad un concorso di poesia, ma arrivai ultima». La bellezza, intesa come strumento capace di condurre l’uomo verso la rinascita è stato il tema del dibattito tra il poeta Folco Portinari e gli studenti dell’Istituto d’arte di piazza Turba. Un incontro emozionante si è svolto anche alla direzione didattica Cavallari dove l’artista torinese ha raccolto l’affetto dei piccoli poeti palermitani. Portinari si è inoltre soffermato sull’impegno degli studenti: «Palermo è fortunata perché le scuole si occupano di lei». Oggi, Mussapi incontrerà gli studenti dello scientifico Basile e dell’industriale Vittorio Emanuele III, mentre la Frabotta e Portinari saranno rispettivamente alla media Archimede e alla Cipolla. Valentina Li Castri
«Le voci che parlano…» Roberto Mussapi
(La polvere e il fuoco) Non È più la certezza d’un cammino Che spinge il passo, il passo oltre se Stesso Procede, perché questo è il suo destino. E a fargli strada tutto un universo Che offre il termine ultimo, oltre il ciglio, s’espande perché ancora attraversi questo passare senza meraviglia di moto in moto, lungo uno schioccare secco, che suona ma no fa scintilla. Tutto è stato sognato. Non c’è lume Che guizzi più, né Ospite straniero Che dell’abisso del suo ciglio illune Dischiuda il Varco e al passo degli dei transiti in terra. Ormai l’ospite a prova di bomba dorme; e anch’io-sia onore al vero! in questo buio pesto ora mi muovo quasi a mio agio, né m’occorre lume per sapere cos’è quel che m’investe il viso quando avverto il frangersi dell’onda: è solo spuma!
Revisione Folco Portinari
E poi si interroga che senso ha se sa che non ne ha preso in mezzo tra varie convinzioni contraddittorie delle contraddizioni di fare e dire il neurone che ordina alla mano che non sa e nemmeno vorrebbe sapere mentre invece sta inerte rifiuta di contrarsi nel pugno per convenienza di viltà attento al coltello alle spalle falsificata la carta d’identità nome cognome anno di nascita meglio se cambia la nazionalità faccia a schiena killer e disertore pronti come il papa a chiedere pietà e perdono senza contrizione e senza penitenza ora che il peccatore si fa penitenziere e plenipotenziario della storia l’historicus rimescola le carte dell’historica narrazione gli assassini furono i bambini ridotti in crema cremati per riempire i bignè soprattutto non si chieda il perché non esiste non c’è se non la sopraggiunta viltà di mezzo secolo più anziano col neurone che non sa ordinare alla mano di chiudersi in pugno inerte ormai osservatore della revisione della sua identità (si consiglia altresì di cassare la parola alienazione dal proprio dizionario o gramsciano dal rimario impoetico italiano per deviante inesistenza per assenza di storica consistenza da sostituirsi con orbace)
Metastasi Bianca Maria Frabotta (Terra Contigua) (ombre d’autore) Splende in fotocopia la parola che sgorga a sorpresa dalla crisi Alta nei cieli e lontana dai margini quasi fosse l’ultima, evita la vita. E in campo lungo, l’ombra del concentramento. Ti riconosco dalle Impronte nemico nascosto nell’ombra. Il vento s’è portato via il tuo odore Ma non la forma dell’orma che riaffiora dalla sabbia. Oh mio secolo afoso e in piena forma feroce d’arte povera e sequenze nuda tela squarciata dalle crepe vita d’ombra, orma che calpesti pur di goderne la forma. Se la replica è inumata nell’aurora vattenne loco, autore pazzarello che hai donato le tue primavere anima bella, dispiega la tua vela allo sbarco clandestino delle ombre. Trascorsa è la tua estate, vana estetica di sentieri interrotti nella stasi metastasi infingarda dell’amore passano come nuvole le tue opere e non lasciano ombra. Amabilità, lenta abrasione tronca di tumulti, vaga nebula d’anima al suo culmine, senile senario, idolo degli ilari eunuchi malinconici, fatti in là, scompari nel tuo gorgo. Rendici l’ombra corta del tuo amore! .
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