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Presentati i plastici dei ragazzi della facoltà di Architettura che hanno partecipato a un corso di scenografia. Il presidente di Fiumara d’arte Presti: «Giovani sensibili»
Progetti di panchine, ponti e aree verdi Oreto, la rinascita parte dagli studenti
Per la rinascita della valle dell’Oreto, Maria Alcacer immagina un gioco di pavimenti e un alternarsi di zone d’ombra e di luce dove i bambini potranno giocare e riposare. Un po’ come è già successo al Rio Suguer, fiume della sua città spagnola d’origine, Valencia. Un progetto che la studentessa ventisettenne ha trasformato in plastico, presentato ieri mattina, durante gli esami finali del corso di scenografia alla facoltà di Architettura, che ha sposato la causa a favore della rinascita del fiume Oreto, di cui Antonio Presti è promotore. «Tempo fa - racconta la studentessa, qui a Palermo dallo scorso settembre, per un progetto Erasmus - le piogge hanno fatto straripare il fiume. È stato creato allora un percorso alternativo artificiale ma, nello spazio dove prima si stendeva il letto del Rio Suguer, è stata creata una zona aperta che rappresenta, oggi, un vero e proprio polmone verde per la nostra città, sfruttato da tutti». Quello di ieri, dunque, è stato uno dei momenti finali del laboratorio, coordinato dalla professoressa Isabella Vesco. «Oltre ai ragazzi del quarto anno - spiega l’architetto – quest’anno ho voluto che anche gli studenti del quinto partecipassero al progetto di ripresa del fiume». Quindi, nell’ambito del corso di scenografia, è stato proposto loro qualcosa di nuovo. «Stavolta continua Vesco - ho voluto suggerire una scena urbana, per trasformare l’Oreto in un museo all’aria aperta. Abbiamo analizzato il tratto che va dalla foce al ponte Corleone che, diviso in cinque aree, è stato affidato a dieci gruppi di ragazzi che hanno esposto delle strutture, usufruibili da tutti». Ecco che la fantasia degli studenti ha cominciato a sconfinare. Nel suo plastico, «Sulle acque», Martina Annaloro pensa a come riappropriarsi delle acque del fiume. «Partendo dalla foce, - dice la studentessa - ho creato dei pontili sull’acqua, sui quali è possibile camminare. Queste banchine dovrebbero essere realizzate con il bankirai, un legno ideale per questo tipo di costruzione perché piuttosto resistente all’acqua. La loro particolarità, inoltre, sta nei tubi in politilene, montati sotto, che garantiscono un continuo movimento: così, chi passa per i pontili avverte lo stesso moto che si percepirebbe stando su una barca». E infatti, al centro, Martina ipotizza la creazione di una piattaforma, che riprende le sembianze di una imbarcazione, dove è possibile collocare delle panchine, messe a disposizione dei visitatori. I lavori di ieri, inoltre, sono stati apprezzati anche da Presti. «Tutte le proposte che ho visto - dice il presidente dell’associazione “Fiumara d’arte” - rappresentano un saldo legame tra il fiume e la città. Inoltre, pur essendo una materia opzionale, ho riscontrato nei giovani una certa sensibilità e un notevole impegno, segno di una nuova coscienza».
ROSARIA BAIAMONTE
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