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Lunedì 11 Gennaio 2003
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Librino come progetto
Intervista ad Antonio Presti: dal cero di Pomodoro al tour in Sicilia
dei maggiori scrittori mondiali: nel segno di Librino
Pina La Villa
Nella casa degli artisti nuovamente rinnovata, Antonio Presti, raffreddatissimo,
una sciarpa scura attorno al collo, ci spiega il senso delle varie iniziative
che dal 1999 ha proposto a Catania. Un modo d'intendere l'arte ma non
solo...
Una favola come progetto, o progetti come favole. C'è chi le favole
le racconta, costruisce la trama, sceglie i personaggi, aggroviglia la
narrazione, fa apparire nuove figure che percorrono strade poco battute.
Nel frattempo è stato creato un mondo. Questa è la cosa
bella delle favole. La creazione di un mondo che prima non c'era e non
era immaginabile neanche per chi lo raccontava.
Così sono i progetti di Presti, così è il progetto
su Librino di cui si parla in questa intervista. Ed è come ascoltare
una favola, ma una favola che si sta realizzando.
Possiamo già fare una storia della tua iniziativa su Librino? Quando
è iniziata l'avventura?
L'avventura di Librino è nata con un atto di rinuncia, che era
la rinuncia alla forma, alla rappresentazione della bellezza.
Quando io mi sono trasferito a Catania ho chiesto a quella forma un atto
di rinuncia e ho fatto il cero di Arnaldo Pomodoro. Ho consegnato al fuoco
l'annullamento di quella posizione
è stato un momento estatico
tanto potente e tanto forte da impaurire e quindi da sorriderci su. Ma
andava fatto, e io lo sapevo cosa dovevo fare, e io dovevo fare Librino
perché dal cero di Pomodoro, da quell'atto di rinuncia della forma
rinasce la bellezza. La bellezza rinasce non come rappresentazione del
suo essere bello ma nell'affermare la tua bellezza, questo è il
terz'occhio.
Allora noi a Librino non siamo andati a fare tante opere di forme, strutture
e di rappresentazione della bellezza. Figli di quell'atto di rinuncia,
siamo andati a spiegare che cos'è la bellezza quindi un lavoro
sulla coscienza, sullo spirito, nelle scuole. Facendo rinascere lo spirito
del luogo in quel luogo rinasce la possibilità del divenire.
Attraverso le varie iniziative fin qui realizzate - il treno dei poeti,
i poeti a Librino, il chilometro di tela, la casa dei poeti in Piazza
Stesicoro, che si rinnova ogni anno e che quest'anno ha per titolo EXTRA-ordinario
stiamo affermando che il valore, a Catania, per un impegno civile, è
essere Librino. La società, nel senso di polis, di appartenenza,
ha dimenticato l'essere valore facendosi rappresentare da una classe politica
che governa il nulla. La politica si è allontanata dall'anima,
dallo spirito del cittadino, dalle esigenze della signora che non può
salire nel palazzo di diciotto piani perché l'ascensore è
rotto, e quindi è in una condizione di arresti domiciliari
ecco,
la politica questo non lo sa, non gli interessa. Non sa, la politica,
che quando lascia centomila persone in uno stato di disagio
"Librino
fa schifo
", "la gente di Librino fa schifo
",
"è tutto brutto
". Io sto vedendo che il novantanove
virgola nove per cento dei catanesi non conosce Librino, non è
mai andata a Librino. Una società, una polis che non riconosce
il territorio di centomila persone
o Librino è un'altra città
e allora si fa comune a sé, o, se è Catania, un catanese
ha il dovere di andare a conoscere
Se conosci un luogo lo rispetti
e se vedi che è un po' a disagio, da cittadino, lo aiuti, non lo
rimuovi.Qui c'è stato un atto di rimozione.
A proposito di rimozione, tu non credi che, oltre ad aver rimosso Librino,
Catania abbia rimosso anche le tue iniziative, quello che tu stai facendo
a Librino? O è cambiato qualcosa nell'atteggiamento della città?
No, no, non è cambiato nulla. La città è completamente
assente, ma è assente nella coscienza. La città la città
sta vivendo un momento di grande implosione interiore e allora c'è
un passaggio di consegne generazionale che ha dei minimi comuni denominatori
che partono da Sant'Agata e finiscono all'Etna. Nella coscienza la città
non ha vissuto il suo divenire. La somatizzazione della cenere a Catania
è come una copertura di spirito, la cenere sulla città è
una copertura spirituale, non è un'eruzione benefica.
Nei miei riguardi la città si è comportata da catanese a
catanese cioè pensando che io fossi un catanese e quindi ha naturalmente
manifestato tutto il suo potere, in questo caso cioè l'isolamento
la prova
Eppure io non devo dare conto di qualcosa di particolare,
mi sembra, io non ho un esame da superare qui a Catania. Io non sto togliendo
niente a nessuno, anzi sto aggiungendo un valore culturale alla città,
che è una città provinciale, molto chiusa, una città
di provincia. La città deve ridiscutersi, nel suo valore, non è
più il tempo del pub come movida in quanto birra. La movida è
un qualcosa che è in quanto pensiero, in quanto azione, in quanto
fatto: qui ci siamo fermati a una movida che è finita come birra.
E allora noi come generazione abbiamo un dovere etico di affermare anche
valori di coscienza, se ne abbiamo. Se la nostra generazione non manifesta
questo valore vuol dire che non ce l'ha. Nei miei riguardi c'è
stato l'isolamento - è pazzu, picchì u fa. Una cosa che
mi rattrista moltissimo: ogni volta che succede qualcosa di violento a
Librino, tipo lo scippo, il ragazzo che spara dal balcone, un qualcosa
di negativo che succede a Librino, io ricevo tante telefonate - da catanesi
- che mi dicono - sai - come per dire "perché continui"
- a Librino hanno scippato a uno, è uscito sul giornale e ti abbiamo
pensato - E io mi domando, ma scusa
non è che le sorti di
Librino dipendono da me: io sto facendo il mio lavoro culturale, di politica
culturale...
L'unico valore per cui io sono a Catania, si chiama Librino. Per me Librino
è un valore, non è la periferia, non è un qualcosa
da recuperare, è un mio valore. In quanto è un mio valore
io metto al servizio il mio essere valore per Librino e quindi io faccio
questo
Quando questo si afferma, crea distanza e quindi nessun aiuto
economico, nessun aiuto a livello politico, anche solo un "grazie"
Da quanto è in atto il progetto "Librino è bello"?
Due anni
abbiamo iniziato simbolicamente col treno, col cero e tutto
ma
l'azione territoriale è due anni. Mi è sembrato doveroso
oltre che contattare tutti i condomini, farsi conoscere eccetera, andare
veramente nelle case della gente, quindi andare nelle scuole e quindi
il lavoro didattico
per esempio l'anno scorso la scuola è
stata la prima scuola in Italia ad avere un progetto culturale così
importante e così sostenuto
perché ha avuto la presenza
e il passaggio di grandi poeti
che nessuna scuola in Italia ha avuto
- e allora paradossalmente la didattica a Librino, per esempio, è
ai primi posti perché la cultura si riafferma come valore. Non
è la zona a rischio qui in zona B, C2
ci sono gli insegnanti
di Librino che non si vogliono più trasferire.
Siamo quindi in una fase avanzata del progetto?
Al trentacinque-quaranta percento. Con i viaggiatori arriveremo al cinquanta,
poi ci sono le terrecotte...
Io penso che in questo momento, anche per le nuove generazioni, bisogna
dare una via anche concreta, di un fare. Non possiamo stare ancora ad
affermare che questa è una società senza valori, io non
me la sento. Certo alla fine saranno cinque o dieci anni di lavoro, però
se con cinque-dieci anni di lavoro serio, onesto riesci a contribuire
ad accelerare un fenomeno di trasformazione, perché non farlo?
Questo è il lavoro della cultura...
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