Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
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2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


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Giro di vite - segnali dalle città invisibili
Lunedì 11 Gennaio 2003

Librino come progetto
Intervista ad Antonio Presti: dal cero di Pomodoro al tour in Sicilia dei maggiori scrittori mondiali: nel segno di Librino
Pina La Villa
Nella casa degli artisti nuovamente rinnovata, Antonio Presti, raffreddatissimo, una sciarpa scura attorno al collo, ci spiega il senso delle varie iniziative che dal 1999 ha proposto a Catania. Un modo d'intendere l'arte ma non solo...
Una favola come progetto, o progetti come favole. C'è chi le favole le racconta, costruisce la trama, sceglie i personaggi, aggroviglia la narrazione, fa apparire nuove figure che percorrono strade poco battute. Nel frattempo è stato creato un mondo. Questa è la cosa bella delle favole. La creazione di un mondo che prima non c'era e non era immaginabile neanche per chi lo raccontava.
Così sono i progetti di Presti, così è il progetto su Librino di cui si parla in questa intervista. Ed è come ascoltare una favola, ma una favola che si sta realizzando.
Possiamo già fare una storia della tua iniziativa su Librino? Quando è iniziata l'avventura?
L'avventura di Librino è nata con un atto di rinuncia, che era la rinuncia alla forma, alla rappresentazione della bellezza.
Quando io mi sono trasferito a Catania ho chiesto a quella forma un atto di rinuncia e ho fatto il cero di Arnaldo Pomodoro. Ho consegnato al fuoco l'annullamento di quella posizione…è stato un momento estatico tanto potente e tanto forte da impaurire e quindi da sorriderci su. Ma andava fatto, e io lo sapevo cosa dovevo fare, e io dovevo fare Librino perché dal cero di Pomodoro, da quell'atto di rinuncia della forma rinasce la bellezza. La bellezza rinasce non come rappresentazione del suo essere bello ma nell'affermare la tua bellezza, questo è il terz'occhio.
Allora noi a Librino non siamo andati a fare tante opere di forme, strutture e di rappresentazione della bellezza. Figli di quell'atto di rinuncia, siamo andati a spiegare che cos'è la bellezza quindi un lavoro sulla coscienza, sullo spirito, nelle scuole. Facendo rinascere lo spirito del luogo in quel luogo rinasce la possibilità del divenire.


Attraverso le varie iniziative fin qui realizzate - il treno dei poeti, i poeti a Librino, il chilometro di tela, la casa dei poeti in Piazza Stesicoro, che si rinnova ogni anno e che quest'anno ha per titolo EXTRA-ordinario stiamo affermando che il valore, a Catania, per un impegno civile, è essere Librino. La società, nel senso di polis, di appartenenza, ha dimenticato l'essere valore facendosi rappresentare da una classe politica che governa il nulla. La politica si è allontanata dall'anima, dallo spirito del cittadino, dalle esigenze della signora che non può salire nel palazzo di diciotto piani perché l'ascensore è rotto, e quindi è in una condizione di arresti domiciliari…ecco, la politica questo non lo sa, non gli interessa. Non sa, la politica, che quando lascia centomila persone in uno stato di disagio…"Librino fa schifo…", "la gente di Librino fa schifo…", "è tutto brutto…". Io sto vedendo che il novantanove virgola nove per cento dei catanesi non conosce Librino, non è mai andata a Librino. Una società, una polis che non riconosce il territorio di centomila persone… o Librino è un'altra città e allora si fa comune a sé, o, se è Catania, un catanese ha il dovere di andare a conoscere…Se conosci un luogo lo rispetti e se vedi che è un po' a disagio, da cittadino, lo aiuti, non lo rimuovi.Qui c'è stato un atto di rimozione.
A proposito di rimozione, tu non credi che, oltre ad aver rimosso Librino, Catania abbia rimosso anche le tue iniziative, quello che tu stai facendo a Librino? O è cambiato qualcosa nell'atteggiamento della città?
No, no, non è cambiato nulla. La città è completamente assente, ma è assente nella coscienza. La città la città sta vivendo un momento di grande implosione interiore e allora c'è un passaggio di consegne generazionale che ha dei minimi comuni denominatori che partono da Sant'Agata e finiscono all'Etna. Nella coscienza la città non ha vissuto il suo divenire. La somatizzazione della cenere a Catania è come una copertura di spirito, la cenere sulla città è una copertura spirituale, non è un'eruzione benefica.



Nei miei riguardi la città si è comportata da catanese a catanese cioè pensando che io fossi un catanese e quindi ha naturalmente manifestato tutto il suo potere, in questo caso cioè l'isolamento… la prova… Eppure io non devo dare conto di qualcosa di particolare, mi sembra, io non ho un esame da superare qui a Catania. Io non sto togliendo niente a nessuno, anzi sto aggiungendo un valore culturale alla città, che è una città provinciale, molto chiusa, una città di provincia. La città deve ridiscutersi, nel suo valore, non è più il tempo del pub come movida in quanto birra. La movida è un qualcosa che è in quanto pensiero, in quanto azione, in quanto fatto: qui ci siamo fermati a una movida che è finita come birra. E allora noi come generazione abbiamo un dovere etico di affermare anche valori di coscienza, se ne abbiamo. Se la nostra generazione non manifesta questo valore vuol dire che non ce l'ha. Nei miei riguardi c'è stato l'isolamento - è pazzu, picchì u fa. Una cosa che mi rattrista moltissimo: ogni volta che succede qualcosa di violento a Librino, tipo lo scippo, il ragazzo che spara dal balcone, un qualcosa di negativo che succede a Librino, io ricevo tante telefonate - da catanesi - che mi dicono - sai - come per dire "perché continui" - a Librino hanno scippato a uno, è uscito sul giornale e ti abbiamo pensato - E io mi domando, ma scusa…non è che le sorti di Librino dipendono da me: io sto facendo il mio lavoro culturale, di politica culturale...
L'unico valore per cui io sono a Catania, si chiama Librino. Per me Librino è un valore, non è la periferia, non è un qualcosa da recuperare, è un mio valore. In quanto è un mio valore io metto al servizio il mio essere valore per Librino e quindi io faccio questo… Quando questo si afferma, crea distanza e quindi nessun aiuto economico, nessun aiuto a livello politico, anche solo un "grazie"…
Da quanto è in atto il progetto "Librino è bello"?
Due anni…abbiamo iniziato simbolicamente col treno, col cero e tutto…ma l'azione territoriale è due anni. Mi è sembrato doveroso oltre che contattare tutti i condomini, farsi conoscere eccetera, andare veramente nelle case della gente, quindi andare nelle scuole e quindi il lavoro didattico…per esempio l'anno scorso la scuola è stata la prima scuola in Italia ad avere un progetto culturale così importante e così sostenuto…perché ha avuto la presenza e il passaggio di grandi poeti …che nessuna scuola in Italia ha avuto - e allora paradossalmente la didattica a Librino, per esempio, è ai primi posti perché la cultura si riafferma come valore. Non è la zona a rischio qui in zona B, C2…ci sono gli insegnanti di Librino che non si vogliono più trasferire.
Siamo quindi in una fase avanzata del progetto?
Al trentacinque-quaranta percento. Con i viaggiatori arriveremo al cinquanta, poi ci sono le terrecotte...
Io penso che in questo momento, anche per le nuove generazioni, bisogna dare una via anche concreta, di un fare. Non possiamo stare ancora ad affermare che questa è una società senza valori, io non me la sento. Certo alla fine saranno cinque o dieci anni di lavoro, però se con cinque-dieci anni di lavoro serio, onesto riesci a contribuire ad accelerare un fenomeno di trasformazione, perché non farlo? Questo è il lavoro della cultura...

Rassegna Stampa
Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
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