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L’intervista a Nicola Giuliano Leone – Trecento studenti saranno impegnati per l’iniziativa di Fiumara d’Arte
Architettura: laboratori per il rilancio dell’Oreto.
Ventiquattro laboratori sul fiume Oreto, una mostra fotografica, una mostra di sculture, pitture,installazione e performance, uno spazio sul sito internet della facoltà di Architettura. Il preside Nicola Giuliano Leone – fresco di riconferma – ha stretto un accordo con Antonio Presti, l’ideatore di Fiumara d’Arte. L’Oreto al centro di una serie di programmi della facoltà che guida. Così Architettura aderisce alla campagna di Fiumara d’Arte, che ha il sostegno del Giornale di Sicilia: un rilancio dell’Oreto con studi, ricerche, e una mostra a cielo aperto. Iniziative per dirottare l’attenzione della città su un fiume che potrebbe essere una risorsa e invece oggi è una cloaca. <<I 24 laboratori di quarto anno, 4 per sei gruppi dei 300 studenti, ognuno con uno staff di professori, quest’anno avranno come tema il fiume – spiega Leone -. Sono coinvolte sia materie di modulo (cioè teoriche) che materie di laboratorio. Sono interessati circa una sessantina di professori. I laboratori si rivolgono a ragazzi maturi, usi alla sperimentazione progettuale e prossimi alla laurea>>. Perché l’Oreto? <<Non un tema nuovo per la facoltà. In passato sono state numerose le tesi di laurea, le ricerche e le pubblicazioni di volumi>>. Come collaborerete con Presti? <<La facoltà ha istituito una commissione, una sorta di cerniera tra i laboratori, la presidenza, il consiglio, gli studenti, di questa fanno parte quattro professori: Jolanda Lima, Marcello Panzanella, Ignazia Pinzello e Carla Quartarone. Ogni attività troverà spazio sul sito. Così come sul sito ci saranno tutte le informazioni sui workshop che la facoltà intendere, organizzare e che daranno crediti formativi agli studenti che parteciperanno. Ai workshop parteciperanno scultori, pittori e poeti che saranno reclutati da Antonio Presti. Sempre alla facoltà di architettura è in embrione una mostra dei grandi fotografi siciliani. Un progetto ambizioso che dovrebbe articolarsi con una serie di mini-personali. Le esposizioni dovrebbero essere aperte in facoltà con una grande vernice. Al termine contiamo di coinvolgere i fotografi in una mostra sull’Oreto, nell’arco del 2005>>. Lei ritiene che ci sia un filo che leghi il tema del rilancio dell’Oreto a quello della renovatio urbis, del rinnovo della città. Perché? <<Ragionando con alcuni colleghi di storia, riconosciamo che l’epoca moderna (quella che nasce con la fine del ‘500 e la scoperta dell’America) vede la Sicilia coinvolta in rinnovamenti incredibili, purtroppo passati in sordina. Per esempio, la battaglia di Lepanto, ecco. Un quinto della flotta era siciliano. E la pace permise l’avvio di una politica di sviluppo e di scambi formidabile. Il rinnovo di Palermo trova un segno tangibile con la croce di strade. All’inizio del Seicento. Pensiamo per esempio alla realizzazione della strada che dal mare finisce a Monreale, il Cassaro. E poi nel periodo dal 5 al 700 la Sicilia è terra di rigoglioso sviluppo urbanistico e di proliferazione di architetti di qualità. Tra l’Ottocento e l’inizio del secolo c’è il neoclassicismo. C’è la felice stagione di architetti che da Giuseppe Venanzio Marvuglia arriva a Ernesto Basile>>. Cosa c’è oggi? <<C’è una città ingrandita senza criterio. Una città-spazzatura, realizzata tra gli anni ’55-’60 e gli anni Novanta. Una città fatta di cemento, malcostruita, che fa vivere male il cittadino e che certamente ha bisogno di un rinnovo. Secondo i dati elaborati dall’Istat ci sono 150 mila vani sfitti non utilizzati in più rispetto al numero degli abitanti. Dunque servono investimenti per il rinnovo della città. Sono indispensabili per la politica di recupero e sono utili per l’economia. Questo è il segnale che la facoltà di Architettura vuole lanciare. Attraverso un percorso, una mostra, della Sicilia nel moderno. E dentro questo percorso c’è l’Oreto. Perché il moderno passa dal rispetto del territorio>>.
Al.Bi. |
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