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Giornale di Sicilia
Sabato 17 Aprile 2004

Se tocca all'arte salvare il fiume Oreto
La nuova sfida di Antonio Presti, padre della "Fiumara" messinese
Francesco Deliziosi
È una sfida perché, come sottolinea Presti,"il solco avvelenato dell'Oreto è una ferita, emblema di una città troppe volte oltraggiata e che ha ancora paura di credere in un riscatto. Sono ferite-metafora dei disastri ecologici e ambientali che si perpetrano a Palermo così come in altre città". È un'idea-provocazione perché l'imprenditore lancia un appello alla società civile, ai privati. E si dà un termine: tre anni per raccogliere i fondi e lanciarsi nella nuova avventura. Per scelta, niente contributi pubblici né sovvenzioni, niente passerelle per i politici. Se il progetto riuscirà a decollare - spiega Presti con parole forti - dovrà essere il segno di "un luogo-non luogo dimenticato, da cui invece ricominciare per riaccendere la voglia di riscatto". A essere chiamati in causa, dunque, sono le associazioni, gli industriali, i centri culturali, i teatri, gli intellettuali, per affermare la necessità di superare la "cultura dell'attesa" o del "piangere addosso", a favore "di un'azione culturale incisiva e determinata". Il "testimonial" dell'iniziativa sarà lo scrittore inglese Jonathan Coe: martedì il via con una insolita conferenza stampa alla foce del fiume (altre notizie in cronaca di Palermo).
Per recuperare e restituire alla città l'Oreto, anche il Giornale di Sicilia farà la sua parte. Al fianco di Presti e di quanti vorranno aiutarlo, così come abbiamo appoggiato nei mesi scorsi la sua battaglia - attraverso anche una serie di spot televisivi - per il quartiere dormitorio di Librino. Una campagna che iniziamo oggi, accogliendo la sfida dell'imprenditore, ma che ha le sue radici nel nostro impegno giornalistico per migliorare i servizi primari sul territorio (raccolta dei rifiuti, fognature, erogazione di acqua e luce) e segnalare alle amministrazioni le difficoltà e gli intoppi burocratici. Non a caso, i nostri due "osservatori" dalla parte dei cittadini - il Telefono dei lettori e la trasmissione "Ditelo a Rgs" - si sono occupati più volte, nel recente passato, dei problemi che ruotano intorno al fiume Oreto. Raccogliendo proteste e denunce, documentando i ritardi nella bonifica e il disagio esistenziale di un pezzo di Palermo che si sente dimenticato: qualche giorno fa, sul ponte sbrecciato che collega la via Oreto vecchia e quella nuova, proprio sopra una terrificante balaustra sfondata, è comparso uno striscione anonimo: "Prima che al ponte sullo Stretto pensate al ponte sull'Oreto". L'iniziativa di Presti prescinde dalla ricerca delle colpe del passato o dall'esame dei progetti per il futuro. Evita i percorsi partitici, le vicinanze con la politica e fotografa, semplicemente ma con forza dirompente, una situazione di degrado e di sdegno. D'altro canto, l'attuale amministrazione comunale ha ereditato questioni complesse e, come abbiamo spesso riferito, ha i suoi piani per la riqualificazione della zona. Oltre a una serie di appalti e perizie in corso per i ponti c'è anche un progetto (coinvolge pure i Comuni di Altofonte e Monreale) che punta a creare un Parco di quindici chilometri lungo l'alveo del fiume, recuperando aree verdi, bagli ed ex mulini. Quel poco che resta di un passato perduto che profuma ancora di palme e aranceti: pensate al bellissimo Ponte normanno dell'Ammiraglio, sotto il quale - una volta - scorrevano le acque e che ora è assediato da giostre e colate di cemento.
A fronte dei progetti e delle prospettive, il simbolo di quanto accade al "popolo dell'Oreto" può essere la vicenda delle baracche di via Paternò: dopo un omicidio avvenuto in una stalla abusiva accanto al fiume, nel maggio del 2003, a luglio vigili urbani e polizia sono arrivati con le ruspe e hanno tirato giù 53 casupole dove si consumavano da anni loschi traffici. Sacrosanto. Però le macerie sono rimaste sul greto, come dopo un terremoto. Si è poi scoperta la presenza di amianto, la bonifica - iniziata solo a dicembre - è ancora in corso. Il caso è persino finito alla gogna mediatica di "Striscia la notizia".
Un solo esempio di una brutta fama che ora Presti tenta di interrompere, ribadendo la sua visione del ruolo sociale dell'arte. E noi aggiungiamo, con una battuta un po' amara: per quel pezzo di città non vorremmo più sentire la frase che a Palermo, spesso risuona quando si vuole insultare una persona: "Sei il fiume Oreto dell'umanità…"

Rassegna Stampa
Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
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Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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