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| Giornale
di Sicilia |
Martedì
29 Gennaio 2002
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ARTE.
Il progetto di Antonio Presti nel rione periferico catanese
Giuseppe Condorelli
Il cielo sopra Librino: e il quartiere riscoprirà tutta la bellezza
che gli è stata negata.
Qualche campetto spelacchiato con le porte arrugginite, estese e deserte
arterie stradali, il cemento altissimo e cieco dei palazzi, le macchine
bruciate dalle aiuole, la luce accecante di un quartiere "solo"
la borgata a sud est di Catania dove vivono quasi centomila persone, la
parte irrisolta della metropoli etnea: è la scelta di Antonio Presti.
Proprio Librino, la "periferia", il sobborgo avvilito, era un
suo vecchio pallino. Una fissazione che gli covava dentro già ai
tempi dell'idea del "museo all'aperto" in uno dei luoghi più
degradati della città. Anzi, la monumentale spirale in cemento
e pietra lavica che Arnaldo Pomodoro aveva concepito per quell'immenso
quartiere era stato il suo primo progetto. Perché anche nelle zone
marginali si affermassero i valori dell'Arte e della Bellezza come stimolo
per la crescita civile e sociale. In nome della Devozione alla Bellezza
Adesso Antonio Presti, il mecenate che ha fatto della sua vita un impegno
civile, ha presentato insieme alla sua Fiumara d'Arte, "Terzocchio
- Meridiani di Luce", l'iniziativa che prevede la realizzazione (entro
il 2003) di un Museo Internazionale dell'Immagine a Catania.
E lo ha fatto scegliendo "il futuro stesso di Librino": la scuola,
ovvero l'Istituto Comprensivo "Angelo Musco". L'obbiettivo è
quello di ridisegnare il quartiere nella sua fisionomia urbanistica, manifestandone
l'identità - contro l'anonimato delle coscienze - con la bellezza.
Trenta facciate per la bellezza, trenta condomini per la riqualificazione
estetica: gigantografie, proiezioni multimediali, illuminazione artistica,
slides fotografiche, immagini e musica. E la trasformazione di alcune
pareti in terminali-video collegati ad internet attraverso i quali gli
stessi cittadini, a strettissimo contatto con gli artisti, saranno attori
della bellezza della città in tutto il mondo. "essi - aggiunge
Presti - consegneranno agli occhi di tutti quella bellezza esistente ma
negata, trasformeranno il malessere in fiducia, in orgoglio e appartenenza".
In questo modo la consapevolezza di scoprirsi spiritualmente "belli"
permetterà a Librino di acquisire il diritto alla cittadinanza
in nome non più di una cultura della solidarietà e del recupero
ma della dignità. È questa la posizione "etica"
che la cultura assume nei confronti di un luogo di mancamento strutturale,
economico istituzionale. Per non creare strumentalizzazioni e diffidenze
di ogni tipo, il progetto "Terzocchio - Meridiani di Luce" utilizzerà
fondi privati, lasciando consapevolmente fuori il Palazzo. Presti si rivolge
ai semplici cittadini, alla sensibilità dei gruppi imprenditoriali
catanesi: è un atto devozionale che assume spessore etico ancora
più potente perché presentato nelle settimane che precedono
la festa in onore della patrona Sant'Agata. Ovviamente l'idea di Presti
intende coinvolgere insieme agli artisti "locali" (da Gianni
Celeste a Gino Astorina) tutte le forze sane di Librino: dell'ordine,
del volontariato, della Chiesa soprattutto. "Chi agisce con la filosofia
del terzo occhio - ci dice don Salvatore Lo Cascio, giovanissimo sacerdote
della parrocchia di Nostra Signora - agisce nel sociale; invita alla riflessione
interiore chi continua a subire l'assenza delle istituzioni: una situazione
che attribuisce e consegna al degrado". Spazio particolare si ritagli
pure la "parola". Il gusto dell'utopia poetica fa tappa a Librino
con il coinvolgimento di dieci grandi autori. Saranno anzi loro - Elio
Pecora, Maria Luisa Spaziani, Lello Voce e Maria Attanasio stanno testimoniando
già a partire da domani con la loro presenza nelle scuole del quartiere
- ad intraprendere il viaggio dentro quella nostalgia del futuro che attanaglia
il cuore quando ci si affaccia dalla cima della collina brulla di Librino.
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