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| Il Messaggero |
Domenica 28 Marzo 2004
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Sicilia,
gli angeli delle miniere abitano anche qui
Di Rita Sala
È
sceso nelle miniere di zolfo della provincia di Enna, quelle in disuso
di Floristella ? dove Aurelio Grimaldi ha girato la sua Discesa di Aclà
(l992). "I minatori sono gli stessi in tutte le parti del mondo ?
dice ? angeli con le facce dure, i cuori teneri, le storie incredibili.
Mi hanno raccontato la loro vita, io, in cambio, la mia. Sono scioccato
dalle testimonianze che ho raccolto, mai avrei pensato che la miseria
umana potesse arrivare a tanto: bambini affittati e fatti scendere in
miniera a pochi anni di età, abusi sessuali ai loro danni, una
legge del padrone che mai, nelle miniere di Atacama, è stata esercitata
in maniera cosi dispotica".
Hernan Rivera Letelier, 54 anni, scrittore cileno di Talca, città
del sud, è stato minatore per trent'anni. Al nord, negli inferni
di salnitro del deserto di Atacama, che si snodano per chilometri a livello
del suolo, si è addentrato per la prima volta a 15 anni, figlio
di minatori, povertà da vincere a tutti i costi, destino segnato.
E oggi, dopo essere diventato un best seller internazionale, si guarda
alle spalle con la stessa passione con la quale divideva, con i compagni
di piccone, le ore di lavoro, i riposi, i pochi film che arrivavano, dà
chissà dove, nel villaggio minerario.
In Sicilia è arrivato grazie ad Antonio Presti, artista, mecenate
e organizzatore di un Grand Tour dell'isola per un gruppo di intellettuali
di varia nazionalità. Obiettivo: "vendere" la Parola
salvifica là dove il disagio sociale ha bisogno di consapevolezza,
senso critico, emancipazione. "Antonio e i suoi collaboratori ? si
accalora Letelier ? sono anch'essi angeli: dell'arte. E la Sicilia è
un luogo che gli angeli, per fortuna, non hanno ancora abbandonato".
Autodidatta poeta prima che romanziere, Hernan vaga in un mondo senza
orologi e senza cellulari dove le immagini della realtà gli giungono
sempre trasfigurate dal cervello. La penna l'ha presa in mano e usata
per la prima volta, a fini artistici in un giorno senza data, mentre tentava
di ricomporre la sua strana esistenza. Aveva appena vissuto tre stagioni
on the road, da canonico figlio dei fiori. "Fino ai miei diciotto
non ho conosciuto altro che miniera e lavoro. Poi, una sera, nella baracca
che era il nostro cinema, mi capitò di vedere un notiziario, uno
di quei cinegiornali che si proiettavano prima del film. Fu una rivelazione:
la rivolta giovanile, il '68, i figli dei fiori, le barricate, il rock,
le moto... Me ne andai. Per tre anni vissi di libero amore, marijuana,
capelli lunghi e viaggi".
Tornando al salnitro per questioni di sopravvivenza, l'impronta dei tanti
chilometri macinati in autostop, gli universi nuovi, le esperienze collezionate
su strade esotiche, lo spinsero alla poesia: "Mi ritrovai a scrivere
quasi senza rendermene conto. E furono poesie. Al racconto breve e al
romanzo sono passato più tardi. I miei primi cinque libri li ho
dedicati al deserto, alle miniere, alle storie, della mia gente. Il sesto
lo sto ambientando negli anni che vanno dal '70 al '73, in Cile, e verso
in essi l'utopia del pacifismo hippie, il sogno democratico di Allende,
il suo fallimento, le passioni e i sudori della mia terra".
L'hanno paragonato, per una letteratura che lui stesso definisce "realismo
estetico", a certo García Marquez e, soprattutto a Manuel
Rojas. Ma replica: "Tutto ciò mi lusinga. García Marquez
è senz'altro uno dei miei maestri. Però di Rojas ho letto
soltanto Vaso de teche, opera magistrale. Forse il paragone lo fanno sui
temi che ambedue trattiamo, e sui personaggi che sono sempre di radice
popolare. Eppure credo che i miei libri abbiano successo non tanto per
questi temi e personaggi, quanto per lo stile in cui sono scritti. Le
leggende della pampa si raccontano dall'inizio del secolo scorso: non
sono le storie in sé a fare il mio lavoro, bensì, ripeto,
la forma in cui vengono narrate, l'angolazione diversa che, attraverso
il linguaggio, riescono ad assumere. Cose di tutti i giorni, estremamente
semplici e quotidiane, se espresse con certe parole diventano magiche,
straordinarie... Qui mi aiuta Juan Rulfo, che con tanta facilità
trasloca dall'ordinario all'eccezionale. Perché definisco la mia
scrittura "realismo estetico" e non "realismo magico"?
Perché verso nella prosa l'incanto della poesia".
La locomotiva avanza fumante, ferrea, fragorosa attraverso il deserto
più triste del mondo. Sasso dopo sasso, collina dopo collina, gola
dopo gola, sbuffando come una mula assetata, avanza nera la locomotiva
(solo la grande campana di bronzo splende sonnambula sotto il sole del
mezzogiorno). Le carrozze polverose nel frattempo sferragliano una dura
litania interminabile chiedendo che il calore non scoraggi la locomotiva
che, i miraggi azzurrini in cui annegano le rotaie d'acciaio in lontananza
non la ingannino con le loro lagune illusorie e, morta di sete, non si
fermi come un animale schiattato nel bel mezzo di queste infinite distese
desolate, in cui, al suo passaggio, nessuna mucca lenta gira la testa
per guardarla nessun contadino raddrizza la schiena da angelo sottomesso
per farle un cenno di saluto e l'olio di nessuna pioggia ineffabile unge
il tormento della sua spina dorsale di ferro.
Così
Letelier restituisce, ne I treni vanno in purgatorio, la pampa salnitrera
dove fu deposto dai genitori all'età di sei mesi e dalla quale,
in realtà, non si è mai staccato. Visioni lunghe e, al tempo
stesso, domestiche, vicine. Animali come apparizioni, colori come alchimie,
presenze implicite e sussurranti nell'inimicizia (amata) del paesaggio.
Davvero poesia. Non stupisce che Hernan soppesi anatomizzi e osservi al
microscopio del proprio gusto, ogni termine che mette sul foglio. "Colleziono
dizionari. Prima di scegliere una parola la controllo su vocabolari diversi,
ne indago i significati, ne provo i suoni. Qualche volta, di fronte a
un termine che non conoscevo e che imparo ex novo in tutti i sensi, rimango
incantato. È per me qualcosa di fisico, sento di percepire sensualmente
la Bellezza".
Non è un barricadero, non appartiene a nessun partito politico.
"Ma la mia idea, formata nel deserto minerario, culla del proletariato
e del movimento operaio, è di sinistra. Molti ne hanno fucilati,
nelle miniere. Molti hanno lottato. Come in Sicilia. Non per niente qui
mi sento a casa mia".
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