Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

2ª Ed. Casa dei Poeti
3ª Ed. EXTRAordinario

Piano di zona
I quartieri
Istituzioni
Emergenze
Il Messaggero
Domenica 28 Marzo 2004

Sicilia, gli angeli delle miniere abitano anche qui
Di Rita Sala

È sceso nelle miniere di zolfo della provincia di Enna, quelle in disuso di Floristella ? dove Aurelio Grimaldi ha girato la sua Discesa di Aclà (l992). "I minatori sono gli stessi in tutte le parti del mondo ? dice ? angeli con le facce dure, i cuori teneri, le storie incredibili. Mi hanno raccontato la loro vita, io, in cambio, la mia. Sono scioccato dalle testimonianze che ho raccolto, mai avrei pensato che la miseria umana potesse arrivare a tanto: bambini affittati e fatti scendere in miniera a pochi anni di età, abusi sessuali ai loro danni, una legge del padrone che mai, nelle miniere di Atacama, è stata esercitata in maniera cosi dispotica".
Hernan Rivera Letelier, 54 anni, scrittore cileno di Talca, città del sud, è stato minatore per trent'anni. Al nord, negli inferni di salnitro del deserto di Atacama, che si snodano per chilometri a livello del suolo, si è addentrato per la prima volta a 15 anni, figlio di minatori, povertà da vincere a tutti i costi, destino segnato. E oggi, dopo essere diventato un best seller internazionale, si guarda alle spalle con la stessa passione con la quale divideva, con i compagni di piccone, le ore di lavoro, i riposi, i pochi film che arrivavano, dà chissà dove, nel villaggio minerario.
In Sicilia è arrivato grazie ad Antonio Presti, artista, mecenate e organizzatore di un Grand Tour dell'isola per un gruppo di intellettuali di varia nazionalità. Obiettivo: "vendere" la Parola salvifica là dove il disagio sociale ha bisogno di consapevolezza, senso critico, emancipazione. "Antonio e i suoi collaboratori ? si accalora Letelier ? sono anch'essi angeli: dell'arte. E la Sicilia è un luogo che gli angeli, per fortuna, non hanno ancora abbandonato". Autodidatta poeta prima che romanziere, Hernan vaga in un mondo senza orologi e senza cellulari dove le immagini della realtà gli giungono sempre trasfigurate dal cervello. La penna l'ha presa in mano e usata per la prima volta, a fini artistici in un giorno senza data, mentre tentava di ricomporre la sua strana esistenza. Aveva appena vissuto tre stagioni on the road, da canonico figlio dei fiori. "Fino ai miei diciotto non ho conosciuto altro che miniera e lavoro. Poi, una sera, nella baracca che era il nostro cinema, mi capitò di vedere un notiziario, uno di quei cinegiornali che si proiettavano prima del film. Fu una rivelazione: la rivolta giovanile, il '68, i figli dei fiori, le barricate, il rock, le moto... Me ne andai. Per tre anni vissi di libero amore, marijuana, capelli lunghi e viaggi".
Tornando al salnitro per questioni di sopravvivenza, l'impronta dei tanti chilometri macinati in autostop, gli universi nuovi, le esperienze collezionate su strade esotiche, lo spinsero alla poesia: "Mi ritrovai a scrivere quasi senza rendermene conto. E furono poesie. Al racconto breve e al romanzo sono passato più tardi. I miei primi cinque libri li ho dedicati al deserto, alle miniere, alle storie, della mia gente. Il sesto lo sto ambientando negli anni che vanno dal '70 al '73, in Cile, e verso in essi l'utopia del pacifismo hippie, il sogno democratico di Allende, il suo fallimento, le passioni e i sudori della mia terra".
L'hanno paragonato, per una letteratura che lui stesso definisce "realismo estetico", a certo García Marquez e, soprattutto a Manuel Rojas. Ma replica: "Tutto ciò mi lusinga. García Marquez è senz'altro uno dei miei maestri. Però di Rojas ho letto soltanto Vaso de teche, opera magistrale. Forse il paragone lo fanno sui temi che ambedue trattiamo, e sui personaggi che sono sempre di radice popolare. Eppure credo che i miei libri abbiano successo non tanto per questi temi e personaggi, quanto per lo stile in cui sono scritti. Le leggende della pampa si raccontano dall'inizio del secolo scorso: non sono le storie in sé a fare il mio lavoro, bensì, ripeto, la forma in cui vengono narrate, l'angolazione diversa che, attraverso il linguaggio, riescono ad assumere. Cose di tutti i giorni, estremamente semplici e quotidiane, se espresse con certe parole diventano magiche, straordinarie... Qui mi aiuta Juan Rulfo, che con tanta facilità trasloca dall'ordinario all'eccezionale. Perché definisco la mia scrittura "realismo estetico" e non "realismo magico"? Perché verso nella prosa l'incanto della poesia".
La locomotiva avanza fumante, ferrea, fragorosa attraverso il deserto più triste del mondo. Sasso dopo sasso, collina dopo collina, gola dopo gola, sbuffando come una mula assetata, avanza nera la locomotiva (solo la grande campana di bronzo splende sonnambula sotto il sole del mezzogiorno). Le carrozze polverose nel frattempo sferragliano una dura litania interminabile chiedendo che il calore non scoraggi la locomotiva che, i miraggi azzurrini in cui annegano le rotaie d'acciaio in lontananza non la ingannino con le loro lagune illusorie e, morta di sete, non si fermi come un animale schiattato nel bel mezzo di queste infinite distese desolate, in cui, al suo passaggio, nessuna mucca lenta gira la testa per guardarla nessun contadino raddrizza la schiena da angelo sottomesso per farle un cenno di saluto e l'olio di nessuna pioggia ineffabile unge il tormento della sua spina dorsale di ferro.

Così Letelier restituisce, ne I treni vanno in purgatorio, la pampa salnitrera dove fu deposto dai genitori all'età di sei mesi e dalla quale, in realtà, non si è mai staccato. Visioni lunghe e, al tempo stesso, domestiche, vicine. Animali come apparizioni, colori come alchimie, presenze implicite e sussurranti nell'inimicizia (amata) del paesaggio. Davvero poesia. Non stupisce che Hernan soppesi anatomizzi e osservi al microscopio del proprio gusto, ogni termine che mette sul foglio. "Colleziono dizionari. Prima di scegliere una parola la controllo su vocabolari diversi, ne indago i significati, ne provo i suoni. Qualche volta, di fronte a un termine che non conoscevo e che imparo ex novo in tutti i sensi, rimango incantato. È per me qualcosa di fisico, sento di percepire sensualmente la Bellezza".
Non è un barricadero, non appartiene a nessun partito politico. "Ma la mia idea, formata nel deserto minerario, culla del proletariato e del movimento operaio, è di sinistra. Molti ne hanno fucilati, nelle miniere. Molti hanno lottato. Come in Sicilia. Non per niente qui mi sento a casa mia".
































Rassegna Stampa

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

Credits:
antoniobonanno.too.it

antoniobonanno
2003@yahoo.it

Associazione Fiumara d'Arte
Casa d'Arte Stesicorea

Piazza Stesicoro 15 - 95100 Catania

tel./fax 095 7151743

e-mail:
info@librino.org
Albergo-museo "Atelier sul mare"
Via Cesare Battisti 4, Castel di Tusa, 98070 (Me) - tel. 0921 334 295
fax 0921 334 283
e-mail: ateliersulmare@interfree.it
website:
www.ateliersulmare.it