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LE STANZE DELL’ARTE. A Catania, una squadra di creativi ha trasformato una dimora ottocentesca in una casa museo aperta al pubblico. Invitato a scoprirvi il piacere per la visione di Ilaria Bellantoni.
Sostiene Antonio Presti che una casa deve suscitare stupore, e che arredare non è affatto una scienza esatta: a volte le cose devi vederle, poi inizi a sentirle. Lui, di cose, ne ha viste ma soprattutto reinventate parecchie: <<Sono un conduttore di bellezza: provo a farla passare dagli artisti alla gente. La mia specialità è individuare luoghi di “mancamento” e dare loro un senso, creando musei dove non esistono>>. Per questo, dopo avere eretto un parco di sculture monumentali a Tusa, Messina, e qualche anno più tardi l’Atelier sul mare, hotel d’incanto addormentato su una piccola baia blu, ha fatto di una dimora catanese dell’Ottocento una casa-museo.
Stravolgendo l’idea stessa di abitazione, ha spalancato il portone ad una squadra di giovani creativi e ha chiesto loro di trasformare i trecento metri quadrati che si affacciano sulla vivace piazza Stesicoro in una scatola cinese di installazione “dell’altro mondo”: <<Quello degli stranieri che vivono a Catania. Ogni stanza, infatti, rievoca lo spirito e i lori dei loro paesi>>. Oltre a viverci, il mecenate siciliano apre tutti i giorni il suo “laboratorio” al pubblico (dalle 18 alle 20) e, il venerdì, alle associazioni culturali che vi tengono incontri, reading e concerti.
Lui dorme nella Stanza della cera, dove il bianco disegna dorme e volumi e il letto galleggia in un abbagliante spazio candido che la sera le lampade fosforescenti tingono di blu: illuminano le poesie di Elio Pecora trascritte sulle pareti. Segni grafici anche nel bagno zen di gesso immacolato, dove due ideogrammi giapponesi graffiano l’ingresso predicando “amore infinito”. Nella Stanza della parola, invece, ha appoggiato sul materasso un gomitolo di carta, un papiro lungo un chilometro rimasto appeso per un mese su un banchetto del mercato etneo. Ogni mattina qualcuno vi annotava un pensiero su Librino, il quartiere dormitorio della città che Presti spera di recuperare dall’oblio e dal degrado: <<Ridare vita a una borgata avvilita, risvegliare le coscienze spiegando ai catanesi che la cultura ti salva la vita. Questo voglio fare. L’arte e la bellezza come via di riscatto sociale e civile>>. Intanto, esibisce in salotto le gigantografie di Massimo Siragusa, frutto di un viaggio del ritrattista nelle scuole di Librino per avvicinare i bambini alla fotografia. Nella Stanza della Grande Madre, Agnese Purgatorio reinterpreta la Madonna di Antonello da Messina raffigurando al posto della Vergine una donna dell’America latina.
Nel corridoio arancio, Andrea di Marco ha impastato il curry con la pittura e ne ha tratto uno scorcio d’India metropolitana a Catania, mentre il kosovaro Sislej Xhafa ha ripensato le Filippine immaginando un’enorme zattera di legno, quella a cui si aggrappano i clandestini: la sua camera è costruita con bancali e pedane, il letto sta in cima alla cabina-armadio, il lampadario si chiama Sole d’Oriente. <<I nostri sono allestimenti d’autore che suggeriscono il valore delle differenze>> precisa Presti <<non a caso, il progetto si chiama EXTRAordinario. Perché l’extracomunitario non è un soggetto ordinario, ma un individuo straordinario>>. Che certo apprezzerebbe l’idea di trasformare la cucina in una discoteca africana, dove sull’azzurro forte dei musi fioriscono savana e fichi d’India, e il lavandino è incastonato in un blocco d’acciaio verde mela che dardeggia bagliori acidi al neon. Nel linguaggio del signor P, anche questa è folle <<devozione alla bellezza>>. Info, tel. 095-7151743.
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Associazione
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