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Sabato 07 Aprile 2002
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Legami
INTERVISTA a Antonio Presti
Lello Voce
Un pazzo utopista o un mecenate dei nostri giorni? Dopo aver creato
l'albergo sul mare, Fiumara d'arte, Antonio Presti organizza sempre nuove
avventure culturali, in nome della creatività e della sua Catania
Ho
conosciuto Antonio Presti personalmente solo l'anno scorso, quando sono
stato coinvolto da lui nell'iniziativa che ha portato in giro sui treni
di tutta la Sicilia decine e decine di poeti italiani. Travolto e contagiato
dal suo entusiasmo, mi sono ritrovato di colpo a leggere poesie praticamente
dappertutto, sui vagoni e nelle stazioni, negli antichi palazzi barocchi
di Catania, o Messina e nei Centri sociali per anziani, nelle scuole,
nelle case di chi, liberamente e volontariamente, ci ospitava per pranzo
e cena, nelle biblioteche, nei centri salute mentale, ai piedi dell'Etna
e sulle spiagge di Tusa. Un turbinoso, indimenticabile tracking in versi,
alla fine del quale ero spossato, ma felice. E stupefatto. Tutta quella
roba aveva funzionato perfettamente, anche se niente era stato organizzato
come l'uso e i meccanismi tradizionali avrebbero richiesto. Avevo assistito
ad una specie di miracolo, che di colpo aveva fatto della Sicilia il centro
dell'attività poetica nazionale. Di più: in qualche modo
Presti aveva fatto sì che io stesso ne fossi protagonista e il
segreto di tutto questo stava certamente nella capacità di crederci
fino in fondo, sin così in fondo da convince anche noi, i poeti,
e il nostro pubblico, dell'assoluta necessità che tutto questo
si realizzasse. Alla fine aveva vinto lui, come con la Fiumara d'Arte
e le sue splendide sculture di Tano Festa, di Pomodoro e di tanti altri
che sono ancora lì, in barba a divieti e mancanza di permessi,
forti solo della bellezza dell'arte e dell'energia di chi sa che gli è
nemica la Norma, ma non la Giustizia e la Ragione.
Presti ha dalla sua la forza del donare. L'assoluta indifferenza al profitto
e ai meccanismi del potere. Può piacere o meno quello che fa, ma
nessuno può metterne in dubbio la bontà delle motivazioni.
Anche con l'Offerta della Parola Presti aveva donato: ai siciliani milioni
di versi e l'occasione di incontro insolito ma stimolante con la poesia,
e a noi poeti un pubblico variopinto, disponibile, curioso, stupefatto
quanto e più di noi del fatto che la poesia potesse essere lo strumento
di un rinnovato dialogo. E per i doni di Presti non c'è contro-dono
che possa liberarci. Presti non si limita a organizzare musei, o rassegne.
Presti stabilisce legami, nel senso più nobile del termine.
Penso a questo, mentre passeggiamo sulla spiaggia di Tusa, sotto il suo
albergo-museo le cui camere sono firmate da artisti come Plessi, Nagasawa,
Staccioli, Ceroli. Antonio è infervorato a spiegarmi il suo nuovo
pazzesco e apparentemente irrealizzabile progetto, ma non c'è bisogno
di convincermi, io sono convinto che a Librino Presti riuscirà,
come sempre, a realizzare il suo sogno, semplicemente perché non
è il suo sogno, è un sogno per gli altri, degli altri, anche
gli altri nemmeno sanno di averlo sognato. E mi dice che, come al solito,
vuole farlo da solo, a spese sue, senza Istituzioni, senza politici. L'unica
con cui accetta di accompagnarsi è Sant'Agata, patrona di Catania,
alla quale ha già dedicato un cero progettato da Arnaldo Pomodoro,
come se fosse un sub-comandante chapaneco insorto, che, prima di recarsi
in missione e indossare il suo passamontagna, non dimentica l'omaggio
agli Dei della sua Selva. Allora lo provoco.
Antonio, Antonio, ti diranno al solito che sei un matto utopista!
Da una vita mi sento ripetere sempre la stessa cosa: "I suoi progetti
sono belli, ma utopici". Mi sono allora chiesto cosa significhi realmente
che un progetto è utopico. Qualcuno mi ha suggerito "Significa
che un progetto è bello, positivo, ma irrealizzabile". Ma
alla fine ho scoperto una frase che è stata il mio punto di riferimento
esistenziale: "Utopia non è ciò che non si può
fare, ma quello che un sistema non vuole che si realizzi".
Quali sono le caratteristiche della tua iniziativa?
Io ho sentito il bisogno di un grande impegno internazionale, che avesse
al suo centro Librino, perché credo che la bellezza, l'arte, la
cultura siano dei bisogni primari e quindi possano attivamente contribuire
a cambiare il reale. Ho pensato, allora di creare un Museo Internazionale
dell'Immagine proprio nel quartiere di Librino, una sorta di collezione
contemporanea di opere realizzate dai più grandi artisti del mondo,
ciascuno nel suo codice espressivo. Per farlo utilizzerò le facciate
cieche dei palazzoni di Librino che diventeranno lo sfondo su cui si iscriveranno
i segni degli artisti. loro saranno completamente liberi, l'unico vincolo
sarà che l'oggetto delle loro opere siano Librino e i suoi abitanti,
perché esse funzionino da specchio, uno specchio in cui riscoprire
la dignità e l'orgoglio di vivere a Librino. Si verrebbe a creare
un museo biennale, dove ogni due anni cambiare le opere, rinnovando un
importante momento di riflessione attraverso incontri, convegni, dibattiti,
ecc. questa volta la bellezza partirà proprio da Librino, e Librino
diventerà famoso nel naturale diritto alla bellezza. In due, tra
anni il quartiere cambierà completamente il suo volto e il suo
spirito, assumendo una posizione etica, ma anche sociale, nuova, quella
di centro "promotore" e "produttore" di cultura. Non
sarà la cultura ad aver recuperato Librino, ma sarà il quartiere
ad averla prodotta: una cosa del tutto diversa.

Come mai proprio qui a Catania, cosa ti ha colpito di Librino?
Io amo Catania e , nell'amare la città, da straniero, l'ho subito
percepita nel suo senso più ampio di polis, dove non ci sono luoghi
di male e di bene. Mi è apparsa una Catania dove non esiste il
centro e la periferia. Oggi, invece, c'è un luogo della città
tramutato in periferia, un quartiere che era nato come un simbolo della
Catania nuova, moderna, del vivere contemporaneo. Questo luogo è
Librino, uno spazio risolto in chiave verticale, dove sul piano orizzontale
spesso mancano la vita, i servizi, la gioia, il sociale. È un luogo
dove la gente va solo per dormire, una sorte di grande quartiere dormitorio.
Solo l'attenzione, solo il rispetto può essere "altro"
rispetto a questo degrado e alla sua solitudine civile. La risposta non
solo di Librino, ma di tutte le nostre periferie contemporanee, non può
essere che il risultato di un'opera di sensibilizzazione collettiva, del
modo di cui noi sentiamo e viviamo l'essere società. È inconcepibile
credere che nel 2002 non abbiamo ancora imparato a rapportarci ai luoghi
della vita in maniera diversa, intelligente. In questo momento storico
di trasformazione Catania è, poi, il luogo ideale dove sperimentare
forme "altre" di un'arte che sia portatrice etica di bellezza.
Catania, con la sua cultura millenaria, non aspetta altro che gli stimoli
giusti per potersi manifestare nella contemporaneità. In questo
la risposta della città agli atti della donazione di Fiumara d'Arte
è stata entusiasmante, dal cero di Arnaldo Pomodoro per la festa
di Sant'Agata, alla Casa Stesicorea, aperta al pubblico ogni venerdì
e frequentatissima dai catanesi, dalla stanza della barca d'oro del maestro
Nagasawa, all'ormai famoso Treno dei poeti che ha fatto di Catania la
capitale della poesia. La città, in tutte le sue componenti sociali,
ha già risposto positivamente a tutti i miei stimoli.
Come sarà strutturato il progetto?
Ad
iniziare sono stati i poeti. Ho invitato molti tra i più noti autori
italiani, da Maria Luisa Spanziani ad Elio Pecora, da Gabriele Frasca
ad Aldo Nove e David Riondino perché incontrassero gli allievi
delle scuole elementari e medie di Librino. Ed è stato un enorme
successo, è piaciuto a tutti, alla gente di Librino e ai poeti.
A giorni sarà la volta di una serie di grandi scrittori internazionali
che ho invitato a fare un viaggio alle pendici dell'Etna, fino a Librino,
naturalmente. Ricordi i voyages dell'Ottocento? Una cosa del genere solo
che stavolta tutto sarà ripreso con la telecamera e alla fine di
ogni giornata, lo scrittore narrerà dal vivo, nelle piazze della
città in cui farà tappa, il suo personale diario di viaggio.
Da tutto il materiale video, poi, trarrò un filmato, che sarà
come una grande antologia del percorso di questi grandi autori nella Sicilia
etnea all'alba del 2000. poi sarà la volta dei fotografi, dei pittori,
degli scultori, dei video-artisti. Spero di poter inaugurare il Museo
per il capodanno del 2003. Siete tutti invitati...
E poi c'è Internet, naturalmente..
Certo, Internet è fondamentale... Ci saranno dei pannelli collegati
ogni sera via rete. Il TerzOcchio vuole anche essere un meridiano di luce,
un conduttore di bellezza. E un occhio magico che non si apre dall'alto,
ma in maniera orizzontale, come un abbraccio, una rete, appunto, che restituisca
il senso di una unità perduta. Collegandosi al nostro sito, ciascuno
potrà intervenire direttamente sulle opere di net-art che saranno
realizzate da alcuni autori.
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