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| L'Unità
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Lunedì 14 Luglio 2003
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FANTASTICO
MELTING SICULO CONTRO I PADANI
IL PARCO DI SCULTURE DI FIUMARA D'ARTE RISALE IL LETTO DI UN FIUME NELLA
ZONA DEI NEBRODI
RISTRUTTURAZIONI E RESTAURI HANNO SALVATO I PALAZZI D'EPOCA DEL CENTRO
STORICO DI NASO
Lello Voce
Povero Bel Paese, abbandonato, sino a ieri, alle cure del Sottosegretario
Stefani, esponente di spicco della Razza Padana, fine cantore della Neo-medievale
Civiltà Celodurista. Hai voglia a dire che il turismo è
una delle risorse strategiche della nostra economia, in realtà
Stefani aveva capito tutto: trattasi di immigrazione illegale sotto mentite
spoglie e, grazie a lui, da oggi in avanti, in tutta Italia sarà
permesso il rutto solo a ventri autoctoni e a causa di padanissimo prosecco.
Altro che birra e patate. A dimostrazione che non è vero che i
leghisti sono soltanto razzisti, ma più integralmente xenofobi.
Ed anche misantropi e criminalmente tonti.
Per fortuna a pensare alla diffusione della cultura italiana non c'è
solo Stefani. E così - mentre la Lega si occupa di distruggere
l'immagine dell'Italia nel mondo e Berlusconi si prende una granita in
quel di Positano, tanto per festeggiare la liberazione del Patrio suolo
dai Kapò Comunisti amici di Schoreder, lasciando che i suoi ragazzi,
nel frattempo, si sfoghino regolando i conti in sospeso e facendo a brani
quello che resta del paese - in Sicilia, proprio nella ex-terra del 64
a 0, c'è un mecenate privato che, con un coraggio che rasenta la
follia, progetta un nuovo Grand Tour, e, a sue spese e a suo rischio,
dall'autunno prossimo invita grandi scrittori stranieri (da Pennac a Montalban,
da Ben Jalloun a Paco Ignazio Taibo) a viaggiare in Sicilia e a scriverne,
mentre un manipolo di poeti e musicisti comporranno un "cunto"
su tutto quello che non va e che certo - nel frattempo - non sarà
stato risolto da Totò Cuffaro. Antonio Presti, arroccato nel suo
splendido albergo-museo di Castel di Tusa, dopo aver trasformato l'abbandono
del demanio pubblico nel più grande museo del mondo di sculture
a cielo aperto, si fa oggi alfiere del dialogo interculturale, dell'arte
impegnata nel reale. E certo quella che mostrerà agli ospiti stranieri
non sarà una Sicilia da cartolina: si parla di Taibo al petrolchimico
di Gela e a Priolo, o di Montalban in visita alle miniere, da quella ormai
abbandonata di Floristella, sino a quella di Pasquasia, che le ecomafie
si incaricano di tenere in piena attività. Ma sarà anche
quella della cultura millenaria di Agrigento e del fantastico melting
palermitano, della vulcanica attività culturale catanese, di cui
proprio Presti è il principale motore. Di una Sicilia accogliente,
civile, pronta al dialogo, che è efficace metafora dell'Italia
tutta, nei secoli di terra di transito e dialogo interculturale. Sempre
che qualcuno, magari Dell'Utri, Miccichè o Cuffaro, non intervenga
prima, con un emendamento alla Bossi-Fini che impedisca la migrazione,
sia pur temporanea, di intelligenze straniere nell'isola.
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