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| L'Unità
prima pagina |
Martedì
21 Maggio 2002
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CATANIA,
IL CANTIERE DELLA POESIA
Gianni D'Elia
Contestazione in Sicilia, parafrasando un famoso titolo di Elio Vittorini.
Questa è una storia italiana, di cui vorrei trasmettere il valore
culturale e politico. C'è, a Catania, un cantiere reinventivo della
democrazia e dell'opposizione, che ha iniziato i lavori una ventina d'anni
fa. È un cantiere in pieno sviluppo, che produce arte e pubblico,
cultura e nuovo uditorio, distribuendo opere sul territorio e creando
molteplici occasioni di incontro tra gli artisti (poeti, scultori, pittori,
scrittori, registi) e la famosa "gente". Il suo slogan è
questo: Democrazia è bello. Il bello della democrazia, la democrazia
del bello.
Questo cantiere, democratico e popolare, è stato aperto all'inizio
come "Atelier sul mare", dal sapore esclusivo e aristocratico.
L'Unità martedì 21 maggio 2002
In Sicilia la provocazione di un laboratorio per la ricostruzione del
bello ha molti nemici. Il primo è l'indifferenza.
Perché la poesia e la bellezza sono anche una forma di politica,
intesa come bene comune nella "polis"
La poesia come contestazione
Gianni D'Elia
Un museo-albergo, o albergo-museo, centro d'arte contemporanea, voluto
da un giovane mecenate privato siciliano, Antonio Presti. Si trova a Castel
di Tusa, in provincia di Messina, sul litorale dei Monti Nebrodi. Quattordici
camere su quaranta, sono state allestite da altrettanti artisti, tra cui
Ceroli, Plessi, Icaro, Staccioli, Nagasawa. C'è anche una arabeggiante
"Stanza del profeta", dedicata a Pasolini, di spoglia e fangosa
bellezza, voluta da un altro poeta "assassinato", che portava
questo ambito nome (Dario Bellezza), da Adele Cambria e dallo stesso Presti.
Antonio Presti, quasi cinquantenne dagli occhi chiari e dal fisico quasi
rotondo e orientale, potrebbe sembrare un Oblomov convertito alla azione,
alla contestazione estetica. Infatti, dall'industria paterna di autostrade
e calcestruzzi, è passato alla "devozione alla bellezza",
costruendo l'associazione culturale "Fiumara d'arte", aiutato
da amici e poeti del luogo, come Maria Attansio, e il giovane e bravissimo
Salvo Basso, da poco scomparso, che ci ha lasciato un canzoniere in dialetto
di rara forma.
La rassegna stampa, italiana ed estera, su questo lavoro in corso è
impressionante, anche per le numerose polemiche nate dalla collocazione
delle grandi sculture nel paesaggio, a partire dall'opera di Pietro Consagra
nel 1986, accusata di speculazione edilizia, processata e assolta; fino
all'appello di Presti al presidente Ciampi, che ha risposto qualche tempo
fa, affermando la difesa di questa iniziativa d'arte unica al mondo.
La nemesi ironica della storia vuole che, ora, la grande scultura di Consagra
("La materia poteva non esserci") sia circondata da sedici immensi
pilastri del nuovo viadotto autostradale, in costruzione nel letto del
vecchio fiume Halesus, adesso torrente Tusa. Si tratta di un colpo d'occhio
rivelatore, che fotografa il rapporto tra la natura, l'arte e la società
in cui viviamo, che scrive nel paesaggio ben altri scempi e iperboli.
Il viadotto di Tusa sarà l'esempio della nostra protervia viaria,
gigantismo sovrastante ogni altra bellezza non banausica. D'altra parte,
come suggerisce l'ironia siciliana, i lavori in cemento armato sono detti,
in ingegneria stradale, "opere d'arte". Da qui, la fittissima
puntinatura di uliveti e noccioleti, sui gonfi dorsi dei Nebrodi, spinge
il viaggiatore (scortato da una guida d'eccezione, il fotoreporter Letterio
Pomara) in mezzo a un tripudio primaverile di ginestre fiorite, macchie
più gialle di ginestrelle, enormi fiori di finocchietti di montagna,
degli steli grossi come alberelli, cascate di denti di leoni viola lungo
i contrafforti dei terrapieni. L'occhio, salendo sui tornanti, ammira
la vallata. Arriva il profumo delle rose dagli orti di casa.

È in mezzo a questa bellezza naturale, abitata e coltivata, in
uno dei luoghi più irrigui della Sicilia, dentro tanto verde e
mandrie di mucche sonanti e caprette che bloccano i sentieri, che si aprono
le sculture piazzate sui cocuzzuli, sotto un solo lucidatore tra il mare
e i monti di Motta d'Affermo, Castel di Lucio, o sulle curve belvedere
o sul litorale; come la "Finestra sul mare" di Tano Festa, che
sembra più una grandissima porta-architrave, o una gru navale,
per tutte le genti del Mediterraneo, bucato dal monolite traverso di una
storia nera.
È dalla natura che è intorno, sotto il cielo chiaro tra
Messina e Palermo, con Cefalù a tiro e le Eolie visibili nella
tenue foschia, è da questa natura sorgiva che viene la bellezza
di una nuova arte, dentro la storia e oltre la storia; e pare questa l'utopia
e l'energia ricevuta da Antonio Presti, simile a quella "Onda mediterranea"
di Antonio Di Palma, che sovrasta, blu di cemento flessuoso, il panorama
magnifico di una periferia montana, col suo piccolo cimitero marino accanto,
che rievoca i versi memorabili di Valéry : "il mare, il mare,
sempre ricominciato". Perché queste iniziative hanno coinvolto
interi paesi, che ora dispongono di grandi opere di Dorazio e Marini,
Lanfredini, Nagasawa, Schiavocampo: "Arethusa","Labirinto
di Arianna","Stanza di barca d'oro", ora sigillata e da
riaprire tra cent'anni, "Una curva gettata alle spalle del tempo".
Ma questo cantiere democratico non si è fermato. L'anno scorso,
Presti ha aperto nel centro di Catania, nella magnifica e archeologica
piazza Stesicoro, la "Stesicorea - Case dei poeti", otto stanze
dove si può accogliere e vivere in mezzo all'arte, da lì
allestendo quel fortunatissimo "Treno dei poeti", che ha fatto
girare per tutta la Sicilia e per tre mesi un'ottantina di autori. Quest'anno,
i poeti sono stati invitati a Librino, il più grande quartiere
dormitorio di Catania, una borgata in salita di grattacieli, dove il disagio
materiale e di vita culturale era di casa. Lo è ancora, ma il quartiere,
le scuole, la parrocchia, con l'arrivo di "Fiumara d'arte",
hanno un progetto comune di rilancio, a cui hanno aderito i poeti italiani,
che hanno letto nelle scuole medie e elementari, con un lavoro preparato
accuratamente da maestre e insegnanti entusiaste durante l'anni scolastico,
come Maria Busacca. Così, gli studenti giovanissimi hanno potuto
intervistare e dialogare con Loi e la Spanziani, la Lamarque, Erba e Pecora,
fino ai più giovani poeti come Gabriele Frasca e Lello Voce, sorpresi
da una partecipazione straordinaria per numero e qualità.
Gli incontri si sono svolti anche nel carcere minorile "Bicocca"
di Catania, con i ragazzi reclusi, che chiedevano "poesie d'amore",
e ascoltavano con l'inquieta attenzione dell'arguzia popolare, leggendo
anche qualche loro lettera d'amore molto poetica, che servirà di
base per uno spettacolo da allestire con gli educatori, tra cui il poeta
Mario Bonica, che sta curando la sceneggiatura: "Mogliettina mia,
sei bella come il sole...".
È il "terzo occhio", il "meridiano di luce"
del cuore e della poesia, dell'arte. L'idea di Presti è di tenere
fuori il potere politico cittadino di centrodestra, continuando il progetto
democratico di Librino con il solo consiglio del quartiere e direttamente
con gli abitanti, gli studenti, gli scolari, gli adulti che seguono la
scuola per imparare a leggere e a scrivere, i ragazzi carcerati, con la
loro durezza incollati sulla timidezza dei muti sorrisi, molti dei quali
cresciuti a Librino, dove lavora bene la parrocchia di don Giuseppe Coniglione.

L'iniziativa, avviata qualche mese fa, si è per ora conclusa nei
primi giorni di maggio, con una lettura poetica nel barocco Palazzo Biscari
di Catania, a cui hanno assistito in massa gli abitanti di Librino, dove
è iniziato un vero cantiere di democrazia estetica, celebrato dall'allestimento
di un chilometro di tela, dipinto e disegnato dagli studenti del quartiere.
Una massa festante di bambini e ragazzi, ma anche giovani e adulti, raccolti
nel lavoro creativo, alla musica etnica dei bonghi e dei tamburi scatenati
dai suonatori, dagli attori sui trampoli e agitanti pupi bellissimi, che,
quasi in un nuovo '77 rivoluzionario e pacifico, hanno riempito un enorme
cantiere non finito, un sotterraneo di grande magazzino, costretti al
coperto dalla pioggia inclemente. E queste centinaia di facce, dureranno.
Il progetto-Librino proseguirà, infatti, con l'allestimento di
un museo fotografico (oggetto: persone e scene di vita del quartiere),
sulle facciate cieche dei palazzoni, che coinvolgerà artisti famosi,
nuovi, cui si aggiungerà una proiezione luminosa in tempo reale
di messaggi e disegni via internet, rilanciati sui muri delle case da
tutti quelli che vorranno partecipare nel mondo. Poi arriveranno forse
anche le sculture.
Il museo di Librino sarà donati ai ragazzi del carcere di "Bicocca",
che uscendo potranno farsi custodi e trovarvi lavoro per due anni, in
quello che è sicuramente uno dei più originali progetti
di democrazia dal basso, di cultura e di arte per il popolo di questi
tempi. "Librino è bello", sì. Come la democrazia
greca a cui è ispirato ("Kalòs kài agathòs"),
perché "il bello è il buono". E questo fare qualcosa
di concreto, nella vita della cultura, ci sembra anche un grande messaggio
politico per la sinistra che viene: senza l'arte e la poesia, l'opposizione
non è completa. Per battere i "tre demoni", come li chiama
Presti: denaro, arroganza politica e mafia, perché i ragazzi di
"Bicocca" abbiano un altro futuro: "E questo è il
sogno della città che viene. /Su questa luna d'erba il bello vive".
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