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Sabato 8 Febbraio 2003
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Tribù
dell'arte A CATANIA
Adriana Polveroni
Catania, come tante città, specie a Sud, è divisa in due.
Da un lato il centro barocco, decadente, struggente, dall'altro la periferia
ammassata di palazzi e persone. Guai a farle incontrare. Guai fino ad
oggi, perché il mecenate Antonio Presti, già protagonista
15 anni fa di una mitica "Fiumara d'arte", poi organizzatore
di treni carichi di poeti in giro per la Sicilia e costruttore di un albergo
dove le stanze sono immaginifiche installazioni d'arte, ha deciso di riunirle
insieme. L'incontro tra le varie anime di Catania avviene nella sua casa
museo "Stericorea" nella centralissima Piazza Stesicoro da cui
prende il nome, e sarà aperta al pubblico per tutto il 2003. Con
l'aiuto di Teresa Macri e Paola Nicita, ha chiamato vari autori, chiedendo
loro di realiz-zare una stanza con una comu-nità etnica presente
in città.
Sislej Xhafa, kosovaro e artista internazionale di base a New York, ha
radunato gli immigrati filippini e nella "sua" stanza, molto
fisica e performativa, c'è un letto-torre per raggiungere il quale
bisogna rampicarsi su pioli e pioli di legno, mentre le tende sono ricavate
da candidi grembiuli di camerieri. Segno e riferimento alla presenza dei
filippini-colf, a Catania come in tante altre città italiane.
Agnese Purgatorio ha lavorato con la comunità sudamericana: famiglia,
cuore, passioni a tinte forti sono stati i suoi temi. Il risultato è
stato una stanza-scrigno votata all'idea della madre, incarnata nel volto
intenso di una donna peruviana stretta al suo bambino, in una fotografia
che giganteggia sul letto. Marco Samorè, esponente della tribù
dei "giovani artisti", lavora sulla memoria degli anni '70 e
s'è incontrato con gli emigrati est europei, attualizzando il clima
kitsch di quel periodo: così rosari e varie immagini religiose
si mischiano a bottiglie vuote di vodka.
La coppia di autori napoletani Bianco-Valente, caratterizzata da un tratto
molto poetico, ha collocato in un locale tutto bianco un letto, coperto
da un chilometro di leggerissimo nastro di carta, dove sono riportati
frasi e pensieri catturati negli incontri con le comunità maghrebine.
Un idillio? Mica tanto. A Catania ci sono anche turchi e curdi, e per
metterli insieme ci voleva l'intervento di un gruppo tosto e nomade come
gli Stalker, che sono riusciti a pescare due Himas, uno per parte, facendoli
diventare amici. Hanno ambientato il tutto in una zona di passaggio chiamata
"Import-Export", zeppa di sonorità mediterranee e mediorientali,
e anche di miele, datteri, noci, tè, che a turno i due Himas offrono
a tutti i visitatori presenti in quel momento.
Poteva bastare a dimostrare che l'arte può dire la sua sul mondo?
No, perché mancava l'altra Catania, autentica e legittima quanto
il centro, cioè quella periferia degradata che è diventata
negli anni un bubbone da rimuovere.
Come Librino, un quartiere-dormitorio, una città nella città
da 70 mila abitanti. Secondo Presti, "Librino è bello",
o almeno questo è il messaggio che vuole trasmettere ai suoi stessi
abitanti, sostenendo che prima o poi, ci crederanno anche loro. E faranno
qualcosa perché Librino balla diventi davvero.
Così l'ha fatto scrivere, in tutte le lingue, sui balconi di "stesicorea",
in un allestimento fatto da Loredana Longo e Daniele Pario Perra; e l'ha
fatto fotografare da Massimo Siragusa con i bambini delle scuole della
zona, forse per la prima volta approdati, stavolta, nel centro della città,
tappezzando poi le stanze di "Stesicorea" con i loro volti,
e chiamando i ragazzi a seguire gli artisti mentre lavoravano nella casa.
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