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| La Repubblica |
Martedì 9 Marzo 2004
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LA
RASSEGNA
Comincia
a Castel di Tusa il "Grand Tour" dello scrittore algerino Rachid
Boudjedra
Paola
Nicita
Un
ponte di ceramica tra la Sicilia e l'Africa.
Dopo l'idioma spagnolo di Paco Ignacio Taibo II e quello russo di Sergej
Bolmat, è la volta della lingua araba con Rachid Boudjedra, scrittore
algerino che arriva oggi all'albergo?museo di Castel di Tusa per il progetto
"Grand Tour di Sicilia ? Verso Librino" promosso dalla Fiumara
d'Arte di Antonio Presti. La strada da percorrere, per riscrivere il nuovo
viaggio in Sicilia impregnato di multiculturalità, è quella
della ceramica, tradizione antichissima che congiunge idealmente l'Isola
e il travagliato frammento d'Africa, simili nei colori e nell'inquietudine.
"Con Rachid Boudjedra - dice Antonio Presti ? percorreremo Santo
Stefano di Camastra e Caltagirone, alla ricerca della ceramica. L'Algeria
ha tradizioni artistiche simili alle nostre, sarà un modo per scoprirle
insieme".
Boudjedra, per questa sua prima visita in Sicilia, ha già appuntamenti
con le scuole, reading nei musei (come quello dell'11 marzo al Museo della
ceramica di Santo Stefano di Camastra), visite alle botteghe di ceramica
che costituiscono il punto di forza dell'economia della zona. Lo scrittore
poi il 13 marzo incontrerà i giovani dell'Istituto d'arte di Caltagirone.
Alle 18,30 in Municipio si terrà la proiezione del video "È
tempo di poesia". Rachid abu Yedra, questo il vero cognome di Boudjedra,
è oggi uno dei maggiori scrittori del Maghreb, tradotto in 26 lingue.
Il suo primo romanzo di successo è del 1969, "Il ripudio"
e affronta tematiche sociopolitiche di grande respiro che caratterizzano
la sua produzione, da "La disegregazione" del 1982 a "Il
disordine delle cose" del 1992. Laureato in filosofia ad Algeri,
dove è nato nel 1941, e alla Sorbona, ha fatto parte del Fronte
Nazionale Algerino negli anni del colonialismo. Il suo romanzo più
recente, "I funerali", è la storia d'amore tra Sarah
e Salim, agenti della polizia antiterroristica. "Un omaggio, dice,
a coloro che si impegnano per farci vivere".
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