Progetto generale Fiumara d'Arte
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Sabato 31 Dicembre 2005

DOPO TANTI CONTRASTI VERRÀ TUTELATA LA VALLE DI ANTONIO PRESTI.

 

Fiumara d’Arte tra inferno e paradiso di Stefano Malatesta.

 

            Quante volte ho sentito dare per spacciato Antonio Presti e la sua “Fiumara d’Arte”, il più noto e il più stravagante esempio di Land Art che ci sia in Italia: una serie di manufatti artistici sparsi lungo la valle del Tusa, nella Sicilia che guarda il Tirreno, tra Cefalù e Milazzo per prendere molto ampie le coordinate. Una monument valley unica, in cui c’è qualcosa del meglio, ma anche il peggio dell’arte moderna, quasi tutta costruita non su terreni privati, ma sul suolo pubblico. Non un caso eccezionale o particolare, quello dell’abusivismo ma la regola edilizia abituale imperante lungo tutta la costa completamente fuorilegge da Palermo a Messina. Un abusivismo calmo e implacabile come una colata di lava, che ha ricoperto di infiniti strati di cemento tuta la costa tirrenica, nella sonnolenza e nella quiescenza di magistrati e sovrintendenze, che si dicevano incapaci di fermare un’illegalità di quella portata.

            Si risvegliarono solo davanti alle opere firmate da autori internazionali, come Tano Festa, Pietro Consagra, Piero Dorazio e il grande Nagasawa, comunicando a perseguitare il vero ideatore e padre padrone della Fiumara, Antonio Presti. Ha dell’incredibile l’acredine dei funzionari delle sovrintendenze e dei magistrati che non avevano mosso un dito per impedire devastazione ben più gravi, nel lanciare contro il povero Presti le più assurde accuse.

            Perché se accusa aveva da essere, allora era quella contraria: stava dilapidando il patrimonio paterno in avventure dai rischi molto alti, che vedeva schierati contro di lui i poteri leciti e illeciti dell’area. Ma nei giorni scorsi, dopo vent’anni di polemiche violentissime, la Regione Siciliana ha messo fine al suo atteggiamento ondeggiante nei confronti della Fiumara decretando la salvaguardia dell’intero complesso, ritenendolo meritevole della sua alta protezione regionale e ha stanziato un contributo fisso di settantamila euro per l’ordinaria manutenzione.

           

Un’avventura partita dal crocione per il padre morto.

 

            Così Presti <<il matto>> ce l’ha fatta. E ha diramato subito un comunicato in cui ripete sempre quelle parole d’ordine che una volta entrate nella sua testa, non ne escono più. L’ultima, che dura oramai da qualche anno è “Devozione alla bellezza” che rende con una certa esattezza quel misto di afflato religioso, appunto di genere devozionale, da sacrestia, e il suo amore per l’arte moderna.

            Un misto apparentemente inconciliabile che è stato fin dall’inizio il carburante del suo motore progettuale abbastanza folle. Perché nessuno poteva mai prevedere, che dal Crocione in memoria del padre, una scultura che doveva rassomigliare a quei cristi d’oro che portano al collo i bulli, moltiplicata per mille, poi trasformata nella bella scultura di Consagra ed eretta alle foce del Tusa, si potesse partire per quell’avventura senza fine che è stata la “Fiumara d’Arte”.

            E se non riuscivi a dormire nelle camere addobbate dagli artisti dell’albergo <<Atelier sul mare, sede del comando generale di Presti, disturbato dall’eccesso di creatività>>, uno poteva chiedere una camera normale e farsi sonni tranquilli.

            Quello era un luogo dove la stravaganza e l’imprevedibile regnavano sovrani, a cominciare dalle cene, in cui, per la testardaggine del suo proprietario, le meravigliose materie prime siciliane, come le melanzane, i pomodori, gli zucchini più saporiti del mondo venivano serviti da cuochi con berretta, trovati in qualche stamberga del nord, che condivano tutto con la panna a lunga conservazione. E per continuare con un’idea che   ogni abitante di un paese sui monti dovesse avere in casa un’opera d’arte. Per la qual ragione a giugno venivano convocati centinaia di pittori di tutte le formazioni e di tutte le capacità, portati nel paese dove era già disteso un lunghissimo telo, qualche, chilometro, che passava per i vicoli e ognuno dipingeva su riquadro in corrispondenza alla porta d’ingresso di un’abitazione.

Allora a preoccuparsi erano solo gli operai della fiorente azienda di materiale per costruzioni che a Presti aveva lasciato il padre, dirottati a lavorare per le opere. Gli operai avevano obbedito, ma non erano affatto contenti, perché vedevano già il giorno, non ci voleva molto, in cui l’azienda avrebbe chiuso.

            Una volta mi trovavo in quello stupendo angolo della Sicilia, veramente un luogo teocriteo, scelto da Nagasawa, lo scultore giapponese che vive a Milano, per il suo sepolcro bunker, l’opera più affascinante di tutto il complesso: un bunker cieco, senza finestre, composto da un corridoio foderato di lastre d’alluminio collegato ad una sorta di camera sepolcrale, al cui soffitto era appeso lo scheletro rovesciato di una barca fatta con tondini di ferro dorati. La parete della camera sepolcrale era attraversata da fori con un diametro di pochi centimetri, orientati in modo che i raggi del sole, ad una determinata ora, battendoci sopra, si trasformassero in laser che andavano a colpire lo scheletro della barca, inondando d’oro tutta la stanza, come nemmeno quella di Tutankamen.

            Era un insieme che mi piaceva molto e andai a congratularmi con il capo cantiere di Presti, che stava picconando l’area con più furia dei suoi già incazzatissimi operai, dicendogli: <<Ma questo posto è un paradiso!>>. Il capo cantiere si voltò di scatto e fece un gesto come per sollevare il piccone. Poi, dopo aver dato una lunga sorsata alla bottiglia d’acqua che aveva vicino, mi rispose lentamente, scandendo le parole: <<Dottore, guardi che di paradiso in paradiso si finisce all’inferno>>.

 

 

 

 Rassegna Stampa

                                                                     

 

                                   


 

Antonio Presti

la biografia

Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

Credits:
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