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Domenica 3 Ottobre 2004

 

Erasmus. In rete la facoltà portoghese, Federarchitetti e la scuola Campanella-Sturzo. 

Spunti per <<ricostruire>> Librino, Workshop degli studenti di Porto. Pinella Leocata

 

<<Il modello di città che sta alla base della progettazione di Librino è errato ed errata, per sovradimensioni, è la scala in cui sono stati realizzati edifici, spiazzi e strade, spazi liberi enormi dove è impossibile intessere rapporti di vicinato, non luoghi che per i residenti non hanno attrattiva né forze identitarie. Con questi parametri Librino non potrà mai essere una città, neppure qualora il megaprogetto di Kenzo Tange venisse ultimato. Meglio dunque fermarsi e riflettere sul modo di rimediare a questi errori>>.

A dire che <<il re è nudo>> è un gruppo di giovani studenti di architettura, 12 dell’università di Porto, in Portogallo, e 3 dell’ateneo di Palermo. Studenti Erasmus che hanno scelto Librino per un workshop in cui acquisizioni teoriche, osservazione e progettazione s’intrecciano sotto la guida di docenti esperti e appassionati. Un’esperienza internazionale per la composizione degli allievi e dei docenti, ma anche per il modo informale ma serissimo di lavorare. Punto di riferimento l’Istituto

Campanella-Sturzo che ha messo a disposizione del gruppo le proprie conoscenze, un grande spazio-laboratorio, la cucina e persino le chiavi della scuola. I giovani chini sulle carte fino a tarda notte. Il preside Lino Secchi ne è convinto e lo ripete sempre ai suoi studenti. <<La cultura non è qualcosa di astratto, ma serve a vivere bene quotidianamente e l’architettura in questo ci facilita perché progetta le strutture dove abitiamo, lavoriamo, ci divertiamo>>.

Un idea nata da una rete, anch’essa informale, di relazioni, il Prof. Ruì Braz, che quest’anno insegna Architettura, nella facoltà di Siracusa, conosce il consigliere nazionale di FEDERARCHITETTI Angelo Buccheri, conosce Antonio Presti e il suo impegno per Librino, si appassiona al progetto dei poeti e degli scrittori a Librino, all’idea del museo virtuale all’aperto e decide che il workshop annuale delle facoltà di Architettura di Porto si terrà qui. E la scelta di Librino ha anche un significato sociale, la volontà di dire <<non rassegnatevi, resistere, la qualità della vita può essere migliore, anche a Librino e, in parte, dipende anche dalla consapevolezza e dai comportamenti di chi vi abita>>.

Obiettivo degli studenti è presentare un differente punto di vista e suggerire che è sempre possibile e, vitale, cambiare in proprio. Di qui l’osservazione e le proposte per Librino. Sbagliata, a loro avviso, l’idea di costruire grandi città dal nulla, in spazi enormi. Sbagliata come il modello di città cui s’ispira, un modello che non tiene conto del fattore tempo e delle radicali e ripide modificazioni delle esigenze di vita, perché dalla progettazione degli urbanisti a quella degli architetti, e poi ancora da quella dei costruttori al vissuto degli abitanti intercorre un tempo enorme che falsa tutto.

E poi, dicono gli studenti Erasmus, Librino è enorme, costruita lungo assi viari che sembrano autostrade pensate per le auto, non per i pedoni, per i cittadini. Vie enormi che separano isolati che, con i loro 4-5000 abitanti, sono veri e propri paesi, isole, appunto, tra cui i collegamenti sono difficili. E poi la scala dell’edificazione, l’eccessivo dislivello tra le torri, le piattaforme e la strada, palazzi che si affacciano su spine verdi e non su marciapiedi dove si aprono bar, negozi, uffici, servizi. Una città, dove non è possibile un tessuto di relazioni. E allora, questa la loro proposta, bisognerebbe fermarsi, bloccare il completamento del piano di Kenzo Tange e creare una maglia urbana sull’esistente in modo da intessere reti di stradine, di attività, di rapporti. L’asse attrezzato che attraversa Librino con grande impatto paesaggistico, poi, andrebbe bilanciato con un'altra realtà naturalistica imponente che, a loro avviso, deve essere il grande parco urbano. Ma soprattutto un concetto sottolineano ragazzi e docenti, in particolare il Prof. Luis Vegas che li coordina, ed è quello per cui se Librino non può diventare città è Catania, la città consolidata, che si deve allargare per includere Librino realizzando centri direzionali, università, uffici e servizi. Quello che, finora, è stato promesso e mai attuato.

Dallo studente Ignazio Mortellari, infine, un invito ai ragazzi di Librino, <<Prendetevi lo spazio, anche se è enorme, anche se scoraggia. I luoghi diventano belli e importanti solo se ce ne appropriamo, se li facciamo vivere>>. In fondo, dicono questi studenti, il vandalismo non è che un un’espressione distorta del desiderio di identità e di appropriazione di un luogo. E anche su questo bisognerebbe riflettere.







Rassegna Stampa

Antonio Presti

la biografia

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sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
I portatori d'acqua
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
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