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| La Sicilia |
Sabato 07 Settembre 2002
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Il
mecenate
Alla culture non serve la politica
La sfida di un privato per dare al quartiere di Librino "Il diritto
al Bello"
Antonio Preti
Sono Antonio Presti, il sognatore, l'utopista, che in poco più
di quindici anni è riuscito, senza mai chiedere un soldo alle istituzioni,
a portare l'ignoto territorio di Tusa (ME) e dei Nebrodi a conoscenza
dei cento milioni di spettatori della Cnn, una delle massime reti televisive
mondiali.
E questo mi è riuscito di farlo proprio con la grande risorsa dell'utopia,
che non è ciò che appare irrealizzabile, ma ciò che
il potere - comunque diffuso e gestito - non vuole che si realizzi. Questa
è stata la mia storia con "Fiumara d'arte", l'albergo
museo "l'Atelier sul mare" dove l'arte è stupore vivendo
ogni stanza non solo come spazio estetico ma come dimensione mentale,
poi il parco di sculture monumentali firmato da nomi quali Consagra, Festa,
Lanfredini, Nagasawa, ed altri e regalato alla mia terra di Sicilia. Che
peraltro non si cura di rispettare la bellezza come valore (questo è
stato sempre il mio obbiettivo) e lascia degradare opere e paesaggio.
A proposito ora della polemica aperta da Salvatore Scalia su "La
Sicilia" del 5 settembre, e relativa alla "potenzialità
sprecata" di una città come Catania in campo culturale, la
riconosco positiva e anche giustamente allarmante e provocatoria. Intanto
diciamo che la capacità di fare cultura di un territorio cresce
con il moltiplicarsi di comportamenti collettivi disponibili ai temi culturali,
e risultanti da una quantità di eventi magari piccoli ma centrati
sul piano qualitativo. Credo, inoltre, che questo sia stato il caso anche
di una mia iniziativa "siciliana" ma nient'affatto "locale":
come Il Treno dei Poeti che ha convogliato sulla linea ferroviaria dell'intero
perimetro dell'isola le personalità più prestigiose della
poesia italiana, da Maria Luisa Spaziani a Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani,
Gianni D'Elia, Maria Attanasio ed altri, un evento che è stato
molto apprezzato, di cui hanno parlato con interesse i maggiori giornali
nazionali e internazionali e le televisioni.
Ma parliamo di Catania e del mio ultimo progetto che proprio in questa
città comincia a prendere forma. Non sarà (soltanto) un'"evento",
e nemmeno, strettamente, una "manifestazione" o una "Mostra
d'arte". Il progetto è assai più ambizioso: si tratta
di restituire ai catanesi che vivono nel quartiere popolare e periferico
di Librino il sentimento del proprio "Diritto al Bello".
Librino è stata progettata da un grande architetto giapponese,
Kenzo Tange, e io non voglio entrare qui nel dibattito sulla opportunità
di convocare personaggi estranei alla cultura del territorio per far realizzare
da loro insediamenti urbanistici. Mi limito a ricordare quanto attualmente
dice e "predica" James Hillman - psicoanalista e intellettuale
americano specialmente legato alla Sicilia - sullo "spirito dei luoghi".
Chi costruisce in una terra ricca di storia e di miti come la nostra Isola,
non può essere catapultato qui da altri mondi.
Ma che cosa voglio fare io a Librino? Ho cominciato con l'ascoltare il
cuore, la voce dei suoi abitanti, bussando alle loro porte, da perfetto
sconosciuto, molto umilmente, e spiegando loro che cosa è la Bellezza
e perché ne hanno diritto. Di più: tento di inculcare nel
loro animo il sentimento e l'orgoglio di essere belli e poter vivere dignitosamente
in un habitat di bellezza.
Per questa opera che potrà sembrare di utopistica "evangelizzazione",
mi servirò di vari eventi e dei più grandi artisti internazionali
realizzando un grande Museo-Laboratorio in cui gli abitanti di Librino,
per primi, saranno protagonisti.
Con l'esempio di questo mio progetto su Librino, voglio soltanto dire
che una città fa cultura se è capace di trasformare se stessa
sulla base dei propri valori profondi, e non soltanto attraverso l'organizzazione
di manifestazioni effimere, sia pure di qualità. Per me Librino
è il Valore.
È proprio a partire da questo senso del Valore che ho infatti cominciato
questa sfida da solo: io che non sono catanese, io che non sono una istituzione,
io che non miro al guadagno.
Catania può farcela; ma non piangendosi addosso e neanche criticando,
a volte pure giustamente, quello che le istituzioni non riescono a fare.
Il Valore è il Fare: e in nome di quel Fare, chi oggi rappresenta
con serietà e umiltà la cultura catanese dimostra di saper
sognare una città non implosa nell'anima e ripiegata su se stessa,
come è in questo momento, ma una città costruttiva, propositiva
ed "innocente".
Mi sono trasferito a Catania inseguendo questo sogno, e, da privato cittadino,
sono, per questo obiettivo, a servizio della città.
Spero che tanti altri cittadini, senza stare ad aspettare l'intervento
"pubblico", possano assumere impegni "devozionali",
in nome di una nuova cultura della Bellezza per la città. Auspico
a "quell'essere pubblico istituzionale" di parlare alla gente,
non semplicemente con parole, ma in quel "fare-fatto" che ogni
buona Amministrazione ha il solo il Dovere di fare.
Fare, che per noi siciliani, è anche una cultura risalente già
all'antica Grecia ed al suo "Agatos Kalos", ossia "Ciò
che è buono è bello, e ciò che è bello è
buono".
Auguri Catania, auguri Librino. Buon lavoro.
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