Progetto generale Fiumara d'Arte
2004-2005
Realizzazione
del Museo fotografico all'aperto di Librino
2003-2004
2002
Un chilometro
di tela per Librino
2001


1ª Edizione
Casa degli Artisti

2ª Ed. Casa dei Poeti
3ª Ed. EXTRAordinario

Piano di zona
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La Sicilia
Sabato 07 Settembre 2002

Il mecenate
Alla culture non serve la politica
La sfida di un privato per dare al quartiere di Librino "Il diritto al Bello"
Antonio Preti
Sono Antonio Presti, il sognatore, l'utopista, che in poco più di quindici anni è riuscito, senza mai chiedere un soldo alle istituzioni, a portare l'ignoto territorio di Tusa (ME) e dei Nebrodi a conoscenza dei cento milioni di spettatori della Cnn, una delle massime reti televisive mondiali.
E questo mi è riuscito di farlo proprio con la grande risorsa dell'utopia, che non è ciò che appare irrealizzabile, ma ciò che il potere - comunque diffuso e gestito - non vuole che si realizzi. Questa è stata la mia storia con "Fiumara d'arte", l'albergo museo "l'Atelier sul mare" dove l'arte è stupore vivendo ogni stanza non solo come spazio estetico ma come dimensione mentale, poi il parco di sculture monumentali firmato da nomi quali Consagra, Festa, Lanfredini, Nagasawa, ed altri e regalato alla mia terra di Sicilia. Che peraltro non si cura di rispettare la bellezza come valore (questo è stato sempre il mio obbiettivo) e lascia degradare opere e paesaggio.
A proposito ora della polemica aperta da Salvatore Scalia su "La Sicilia" del 5 settembre, e relativa alla "potenzialità sprecata" di una città come Catania in campo culturale, la riconosco positiva e anche giustamente allarmante e provocatoria. Intanto diciamo che la capacità di fare cultura di un territorio cresce con il moltiplicarsi di comportamenti collettivi disponibili ai temi culturali, e risultanti da una quantità di eventi magari piccoli ma centrati sul piano qualitativo. Credo, inoltre, che questo sia stato il caso anche di una mia iniziativa "siciliana" ma nient'affatto "locale": come Il Treno dei Poeti che ha convogliato sulla linea ferroviaria dell'intero perimetro dell'isola le personalità più prestigiose della poesia italiana, da Maria Luisa Spaziani a Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani, Gianni D'Elia, Maria Attanasio ed altri, un evento che è stato molto apprezzato, di cui hanno parlato con interesse i maggiori giornali nazionali e internazionali e le televisioni.


Ma parliamo di Catania e del mio ultimo progetto che proprio in questa città comincia a prendere forma. Non sarà (soltanto) un'"evento", e nemmeno, strettamente, una "manifestazione" o una "Mostra d'arte". Il progetto è assai più ambizioso: si tratta di restituire ai catanesi che vivono nel quartiere popolare e periferico di Librino il sentimento del proprio "Diritto al Bello".
Librino è stata progettata da un grande architetto giapponese, Kenzo Tange, e io non voglio entrare qui nel dibattito sulla opportunità di convocare personaggi estranei alla cultura del territorio per far realizzare da loro insediamenti urbanistici. Mi limito a ricordare quanto attualmente dice e "predica" James Hillman - psicoanalista e intellettuale americano specialmente legato alla Sicilia - sullo "spirito dei luoghi". Chi costruisce in una terra ricca di storia e di miti come la nostra Isola, non può essere catapultato qui da altri mondi.
Ma che cosa voglio fare io a Librino? Ho cominciato con l'ascoltare il cuore, la voce dei suoi abitanti, bussando alle loro porte, da perfetto sconosciuto, molto umilmente, e spiegando loro che cosa è la Bellezza e perché ne hanno diritto. Di più: tento di inculcare nel loro animo il sentimento e l'orgoglio di essere belli e poter vivere dignitosamente in un habitat di bellezza.
Per questa opera che potrà sembrare di utopistica "evangelizzazione", mi servirò di vari eventi e dei più grandi artisti internazionali realizzando un grande Museo-Laboratorio in cui gli abitanti di Librino, per primi, saranno protagonisti.
Con l'esempio di questo mio progetto su Librino, voglio soltanto dire che una città fa cultura se è capace di trasformare se stessa sulla base dei propri valori profondi, e non soltanto attraverso l'organizzazione di manifestazioni effimere, sia pure di qualità. Per me Librino è il Valore.
È proprio a partire da questo senso del Valore che ho infatti cominciato questa sfida da solo: io che non sono catanese, io che non sono una istituzione, io che non miro al guadagno.
Catania può farcela; ma non piangendosi addosso e neanche criticando, a volte pure giustamente, quello che le istituzioni non riescono a fare. Il Valore è il Fare: e in nome di quel Fare, chi oggi rappresenta con serietà e umiltà la cultura catanese dimostra di saper sognare una città non implosa nell'anima e ripiegata su se stessa, come è in questo momento, ma una città costruttiva, propositiva ed "innocente".
Mi sono trasferito a Catania inseguendo questo sogno, e, da privato cittadino, sono, per questo obiettivo, a servizio della città.
Spero che tanti altri cittadini, senza stare ad aspettare l'intervento "pubblico", possano assumere impegni "devozionali", in nome di una nuova cultura della Bellezza per la città. Auspico a "quell'essere pubblico istituzionale" di parlare alla gente, non semplicemente con parole, ma in quel "fare-fatto" che ogni buona Amministrazione ha il solo il Dovere di fare.
Fare, che per noi siciliani, è anche una cultura risalente già all'antica Grecia ed al suo "Agatos Kalos", ossia "Ciò che è buono è bello, e ciò che è bello è buono".
Auguri Catania, auguri Librino. Buon lavoro.

Rassegna Stampa
Tesi di laurea e studi
sulla Fiumara d'Arte
Storia della Fiumara
Nagasawa
La barca dell'invisibile
Consagra
La materia poteva non esserci
 L'appello
al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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