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Domenica 14 Marzo 2004

Librino "abbraccia" Boudjedra.
Laura Silvia Battaglia

"VIAGGIO IN SICILIA". La tappa dello scrittore algerino difensore delle donne:
"Sono come i falegnami, gli artisti". Fabbricatori, costruttori di parole. Ma che significano, quelle parole, e dicano quel che gli altri non hanno il coraggio, la forza, l'ardire di dire. Appartiene a questa specie di scrittori (e lo dice lui stesso), gente che della forma non fa sostanza, ma che alla sostanza dà forma, Rachid Boudjedra, autore nel 1969 del celebre "Il ripudio", ospite in questi giorni a Catania e Caltagirone per il progetto di Fiumara d'Arte, "Viaggio in Sicilia verso Librino". A Boudjedra tocca inoltrarsi nella Sicilia araba, quella delle ceramiche. Una Sicilia femminile, perché fatta di terra impastata con l'acqua, marchiata a fuoco. È un tour che gli tocca quasi di diritto perché Boudjedra è algerino.
Ad attenderlo, alla Masseria Castagnola di Librino, di ritorno dalla prima tappa del viaggio (Santo Stefano di Camastra), erano in parecchi, ma posati, motivati, felicemente stupiti dalla calorosa accoglienza del Comprensivo "Fontanarossa". Poi, sullo sfondo di un Librino di cartone, carta igienica e spugna, frutto ricco della creatività di bambini e maestre, si assidono i protagonisti della serata, non senza avere dato prima un "terz'occhio" ai nuovi spot di "È tempo di poesia", dieci minuti di speranza sulle finestrelle lasciate aperte da quei teneri, sdentati sorrisi di bambini. Antonio Presti, presidente di "Fiumara d'Arte", rilancia la sua scommessa e il prof. Alfio Pulvirenti, preside dell'istituto comprensivo, si congratula perché "con questo progetto ? dice ? Librino diventerà noto in tutto il mondo". Poi, sono Maria Attanasio, poetessa, e Pinella Leocata, giornalista, a presentare Rachid Boudjedra che già squadra in profondità il suo pubblico, lo trafigge con sguardo lucido, penetrante. Alla presentazione, che ne fanno Attanasio e Leocata, di scrittore impegnato, rappresentante del nuovo romanzo algerino post?coloniale, sperimentatore linguistico, difensore delle donne e delle diversità e nemico degli integralismi, fino a essere colpito dalla fatwa, la pena di morte, Boudjedra risponde con la profondità di chi ha conosciuto la persecuzione, la violenza: "Io provo pena per la pena degli altri: per questo, credo, sono un artista". E, a chi, nel dibattito a latere, gli domanda il perché nelle sue opere i personaggi femminili siano centrali e risolutivi: "Sono una persona che esiste solo attraverso le donne. Tocca a loro, oggi, traghettare il mondo, specie quello islamico, verso la libertà".












































































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