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| La Sicilia |
Mercoledì 17 Marzo 2004
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VIAGGIO
IN PERIFERIA. Nessuna scuola superiore, nessun edificio universitario:
per i residenti palpabile soprattutto il sostegno dei privati.
Andrea Nuzzo
Diario
minimo da Librino tanti annunci, pochi fatti. Un'autostrada con le case
attorno, in cui socializzare diviene complicato. Un quartiere in cui ti
può capitare di attendere alla fermata del bus mentre alle tue
spalle, beatamente, una piccola mandria di mucche fa pisolino o merenda;
e in cui lo scolorito verde delle radure ancora "inesplorate"
dalle ruspe e dai camion che trasportano cemento da il senso di una realtà
ancora in divenire, da costruire. Il senso di un progetto inespresso e
incompiuto.
Librino che punta sulla cultura, ma di cui la cultura si fa beffe. Decine
di migliaia di abitanti e non una scuola media superiore, conseguenza
del rifiuto di traslocare verso la periferia da parte di alcuni plessi
scolastici fatiscenti e lamentanti problemi di spazi.
Nessun interesse si registra nemmeno da parte delle sovraffollate università
che preferiscono strozzare il traffico, mettere auto l'una sopra l'altra
e a rischio di multa, piuttosto che "degradarsi" nella degradata
periferia.
Nessun interesse a sfruttare gli immensi spazi da parte degli enti locali:
strombazzati accordi per la realizzazione del decentramento, con firme
di atti e tagli di nastri, vengono smentiti al primo spirar di vento.
Quel che resta, nonostante la buona volontà di alcuni, è
un progetto di centro culturale con strutture inadeguate o inesistenti
(si pensi alle biblioteche, alle ludoteche, ai teatri, al cinema), mentre
i tentativi di dare una concreta attuazione al museo all'aperto, che è
nei progetti di Antonio Presti, non ricevono, così come ci è
stato segnalato dallo stesso mecenate, adeguato sostegno da parte degli
enti locali. Alla fine, assicura Presti le strutture saranno donate all'istituto
penitenziario, con l'intento di offrire possibilità di riscatto
a chi è incorso in errori pagati con la sanzione penale.
E, come sempre, si dovrà dire grazie alle iniziative private, solo
sporadicamente accompagnate dal soggetto pubblico.
Chiaro segno di un'indifferenza che si contrappone e fa da contraltare
all'intenso lavoro di chi opera quotidianamente nel settore sociale (gli
assistenti), nel settore della formazione scolastica (gli insegnanti),
all'interno della famiglia (quei genitori che prescindono dall'etichetta
e vogliono sempre offrire il meglio ai loro figli, anche a Librino).
Questa fetta di città, che attende da sempre e ottiene quasi mai,
non può accontentarsi di ricevere dalle istituzioni soltanto importanti
medaglie al merito e attestati di stima. Perché abbisogna comunque
del pane quotidiano sotto forma di un'adeguata illuminazione, di spazi
dove ci si possa esprimere liberamente e dignitosamente, di una considerazione
che non deve essere solo ciclica e legata alla fase preelettorale. Il
tutto accompagnato dalla valorizzazione del ruolo dell'entità locale
periferica (il consiglio di quartiere), certamente più informata
sulle necessità della collettività.
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