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| LaSicilia - Prima
pagina |
Martedì 18 Novembre 2003
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La
normalità nascosta tra i palazzoni
"La faccia più tristemente nota del quartiere è quella
del disagio e dell'emarginazione. Poi c'è quella del volontariato,
dei centri di aggregazione. In mezzo tante piccole grandi storie di ordinaria
quotidianità. "Librino è uno spaccato della città:
c'è l'onesto operaio, il dirigente d'azienda e anche il ladruncolo.
Ma chi abita in questo quartiere rischia comunque d'essere etichettato
negativamente.
Andrea Nuzzo
OLTRE I LUOGHI COMUNI.
Gente che lavora, figli che studiano. Sognando più servizi, ma
invidiando poco all'"altra città"
CITTÀ-SATELLITE NATA CON IL PRG PICCINATO
· LA STORIA. Librino "nasce" nel '69 con l'approvazione
del Prg Piccinato: una "nuova città" per 60 mila abitanti
per riequilibrare verso sud?est gli insediamenti residenziali, destinando
gli alloggi agli operai delle imprese della zona industriale di Pantano
d'Arci. Il progetto dell'urbanizzazione dell'area gravitante attorno al
borgo rurale di Librino fu affidato nel '70 a Kenzo Tange e da questi
consegnato due anni dopo. Il progetto venne reso esecutivo come Piano
di Zona nel '76.
· I NUMERI. Il "progetto Librino" si estende su un'area
pari a 420 ettari, con densità territoriale pari a 150 abitanti
per ettaro; il volume realizzabile circa 6.375.000 mc; 150 ettari l'area
destinata ad uso pubblico, fra edilizia scolastica, servizi, verde pubblico
attrezzato, parcheggi, centro amministrativo.
· LA VARIANTE. Il progetto originario di Piccinato e di Tange si
scontrò con diversi intoppi e , soprattutto dovette fare i conti
con il fenomeno dell'abusivismo, che rese necessaria una variante in base
alla quale fu aumentata, di fatto, di circa il 10% la densità territoriale,
a scapito delle aree destinate ad uso pubblico, portando la previsione
originaria di abitanti da 62.000 a 70.000.
La
faccia più tristemente nota di Librino è quella del disagio,
dell'emarginazione, di fatti e nomi che riempiono il mattinale della Questura
e le cronache cittadine. Un'altra faccia resta spesso resta sullo sfondo,
quella del volontariato, dei ragazzi che cercano e trovano spazi di aggregazione
pur ai margini della "città grande". Poi c'è una
terza faccia, che sta in mezzo alle altre due: quella della normalità
della gente di Librino. In fondo il vero sogno di questo paesone di 60
mila e più anime abitato dai luoghi comuni: diventare un quartiere
normale. E, tra i palazzoni di Librino, ci sono tante storie familiari
che si specchiano in quest'altra faccia.
Carlo Veutro, per esempio, ha una bella famiglia: moglie (Palma), tre
figli maschi: uno (Nando) è calciatore dell'Atletico Furci, l'altro
(Danilo) segue corsi di danza, il piccolo (Simone) è una promessa
dello sport catanese. "Risiedo a Librino da 10 anni e sono operatore
edile - ci racconta - Partecipo attivamente alla vita di questo quartiere
gestendo, in qualità di allenatore, ben settanta ragazzini che
fanno parte della Associazione polisportiva Villaggio S. Agata e ai quali
insegniamo i primi rudimenti del calcio. Leggere esclusivamente notizie
e dati negativi sulla realtà di chi abita in queste zone è
per me, che vivo gomito a gomito con la gente del quartiere, deprimente.
Sono a contatto con bambini splendidi, qualcuno con storie particolari
alle spalle. Ma posso dire che nulla hanno da invidiare a quelli di altri
quartieri, se non qualche carenza strutturale che forse col tempo e con
maggior attenzione verrà pure curata e migliorata". Raffaele
Rizzotti, 30 anni, occhi azzurri, fisico curato, lavora come rappresentante
presso una società che fornisce prodotti dolciari alle più
importanti pasticcerie catanesi. "Mi occupo del collocamento del
prodotto dolciario e degli incassi per l'azienda per cui lavoro. Impiego
il mio tempo libero giocando a calcio, vado in palestra, frequento pub
e discoteche. Sono fidanzato con una ragazza di Taormina. Da 15 anni abito
a Librino, non faccio parte di gruppi organizzati ma non per questo credo
meno degli altri alla possibilità di sviluppo di questa realtà.
Penso, per esempio, alla semi-abbandonata struttura polisportiva di Viale
S. Teodoro: uno spreco, una sottrazione ingiustificata al patrimonio del
quartiere".
Anche Emilia D'Amico e Agatino Finocchiaro vivono a Librino, con i loro
due figli, prossimi alla laurea in Ingegneria. La signora D'Amico è
responsabile del Patronato Acai con sede in via Umberto. E quindi ha modo
di tracciare una linea di paragone tra la realtà della periferia
e quella del centro. "Intanto sotto il profilo umano, sinceramente
non noto differenze di sorta tra un catanese "di città"
e uno che abita a Librino. Improponibile invece un paragone sotto il profilo
della praticità degli spostamenti a piedi, dei servizi a corredo,
della possibilità di soddisfare le piccole e le grandi esigenze.
Ma non tutto è da buttare qui a Librino: appartamenti moderni,
strade ampie (anche se percorse a velocità esagerate), un discreto
servizio di trasporto e tutta una serie di collegamenti stradali (presenti
e futuri) caratterizzano questa parte di periferia. Le distanze dal centro
non sono incolmabili, semmai c'è un dato particolare da lamentare:
l'incuria con la quale vengono distribuite le nuove costruzioni sul territorio.
Vi sono, aree destinate a parcheggio completamente vuote e altre in cui
è diffusa la "sosta selvaggia", come si fosse in centro.
Certo, la politica dei letti a castello, dei palazzi?caserma dovrebbe
essere cessata in favore di uno sviluppo più logico e a misura
di cittadino". Il marito, funzionario alla Provincia regionale, rimarca:
"Sono uno dei pionieri di questo quartiere. Librino a mio modo di
vedere è, sotto il profilo umano, un ordinario quartiere periferico:
inutile raccontare o, meglio, inventare storie. È uno spaccato
di vita: dall'onesto operaio al dirigente di azienda, dal ladruncolo allo
studente universitario. Qui ci si alza, si va a lavorare (chi ne ha la
possibilità, ma questa è piaga sociale e non di quartiere),
si mangia, si dorme, come in ogni altra parte della città e del
mondo. Se non ci si diverte in loco non è certo per colpa di chi
vi abita: si tratta di persone spesso etichettate ingiustamente solo per
l'ubicazione geografica, di gente normale con voglia di normalità
che gli viene negata".
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