|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
| 2004-2005 |
|
|
2003-2004
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| 2002 |
| |
|
|
|
|
|
|
|
2001
|
|
|
|

|
|
|
|

|
| Piano
di zona |
| I
quartieri |
| Istituzioni |
| Emergenze |
 |
|
 |
|
La Sicilia
|
Lunedì 23 Febbraio 2004
|
IL
CASO EDITORIALE. La giovane autrice di "Cento colpi di spazzola prima
di andare a dormire" si racconta davanti alla sua città
Melissa P. si mette a nudo
Pinella Leocata
È
la prima volta che accetta un confronto pubblico a Catania. la città
in cui finora è vissuta con la quale ha un rapporto ambivalente.
Una città che l'ha criticata aspramente e dove ora si mostra nel
prestigioso contesto universitario, la facoltà di lingue e Letterature
straniere, a fianco di Sergej Bolmat, scrittore cult per i giovani russi
e i loro coetanei di tutta Europa. Melissa P., 18 anni, parlerà
di "Linguaggi del mondo giovanile". Con il suo libro "100
colpi di spazzola prima di andare a dormire", romanzo erotico sotto
forma di diario, è da mesi in testa alle classifiche dei libri
più venduti, è diventata un caso editoriale, le case editrici
di molti Paesi che fanno a gara per tradurla e le tv e le testate giornalistiche
che ne fanno la protagonista di interviste, incontri, dibattiti.
Come è nata l'idea di questo libro?
"ho sempre avuto l'idea di scrivere un libro e fin da piccola ho
scritto. Scrivevo molto, racconti, poesie. Continuavo a ripetermi che
un giorno avrei voluto pubblicare un mio diario, ma gli elementi non c'erano.
Poi, quando sono arrivati gli elementi, non soltanto esteriori, ma anche
interiori
raccontare le emozioni, cose importanti che potevano scuotere,
ho deciso di scrivere. L'ho proposto a quasi tutte le case editrici italiane.
Mi hanno risposto solo in due tra cui la Fazi editore, e molti adesso
si stanno rodendo le mani perché hanno capito di avere perso un
forte potenziale"
Come ha realizzato concretamente il libro?
"Avevo ultimato il libro. Essendo un po' diffidente ho mandato un
file che includeva un piccolo pezzo del romanzo. A loro è piaciuto,
allora abbiamo concordato di spedirlo. Il resto è avvenuto come
per qualsiasi altro libro. Anche il lavoro di editing è stato normale,
come qualsiasi altro autore e qualsiasi altro libro".
Nel suo modo di raccontare gli incontri erotici emerge un immaginario
adulto, l'idea che un adulto si fa dei desideri di una ragazzina. Qualcuno
le ha suggerito questo taglio? E' frutto parziale del lavoro di editing
o che altro?
"È frutto totalmente mio, sia per l'esperienza vissuta, sia
perché fin da piccola mi sono sempre appassionata alle letture
e alla letteratura erotica. Prima di scrivere questo libro ho scritto
molti racconti erotici. So bene, o almeno capisco, come trattare il genere
e come porlo al lettore. Sicuramente il libro ha risentito molto di questa
eredità erotica che avevo alle spalle. Ovviamente, quindi, incarna
le fantasie che gli adulti si fanno, perché io ho avuto rapporti
con gli adulti, anche in senso intellettuale
e da qualsiasi punto
di vista".
Non ha giocato l'editing?
"No. anzi, molte cose l'editore le ha tolte perché erano troppo".
Nel libro si percepisce una dimensione claustrofobica, come se la ricerca
di sé e della propria identità passasse solo attraverso
il corpo e le esperienze del corpo. Non c'è spazio per lo sport,
per le amicizie, per gli hobbies, per l'impegno sociale e politico. Perché?
"Perché era così. Era così mentre scrivevo il
libro, mentre vivevo quelle esperienze. Io non faccio molta differenza
tra la perdita di sé attraverso il sesso e la perdita di sé
attraverso la droga o l'alcol. Credo che siano tutte e tre delle dipendenze
che, nel momento in cui diventano ossessione, non ti lasciano altro. Te
ne freghi della realtà che hai intorno. Quindi è molto claustrofobico
. È un vortice che ti risucchia e da cui è difficile tirarti
fuori, pur sapendo che devi farlo. Ma è molto difficile.
Non è allora una ricerca di sé. È una perdita
di sé.
"E'una perdita di sé, ma attraverso questo cercavo di ritrovarmi.
Speravo che, perdendomi, mi sarei potuta ritrovare. È successo,
ma, per vie assolutamente differenti da quelle che mi ero prefissa".
Il suo libro è una sorta di favola contemporanea alla fine della
quale appare un principe azzurro, un ragazzo capace di amare. Non ci sono
cavalieri che si sfidano e sfidano il mondo per conquistare la principessa,
ma è la principessa che conquista il principe azzurro per sé
attraverso vari riti d'iniziazione. Questa modalità è diffusa
tra i suoi coetanei?
"No. Tutti i miei coetanei, ma anche gli adulti, credono molto nelle
favole. Io ci ho creduto, e forse ci credevo troppo nella mia favola.
Forse il problema è stato questo. Ero poco piantata nella realtà,
quindi idealizzavo così tanto da perdere il contatto con la realtà
effettiva delle cose. I miei compagni invece, non perdono il contatto
con la realtà, rimangono con i piedi per terra. A loro fa bene
la storia con il coetaneo, la storia normale, mentre a me non è
mai piaciuta una cosa del genere e quindi cercavo altro. E tutto questo
aveva dei lati positivi, ma molti lati negativi".
Non si sente simile ai suoi coetanei?
"No. Non è né un vanto, né una denigrazione.
E una presa di coscienza. Ma solo da questo punto di vista".
La protagonista di questo romanzo sotto forma di diario è descritta
come una donna che, alla ricerca dell'amore, si fa volontariamente oggetto
degli altri, il sesso senza liberazione. Che ne sa Melissa P. delle battaglie
femministe degli anni '70 e '80 e delle donne che anche a Catania le hanno
combattute?
"Io non sono femminista. Anzi. sono molto maschilista nel senso che,
secondo me, la libertà dei costumi c'è sempre stata, soltanto
che negli anni '70 è stata legalizzata. La donna ha sicuramente
avuto dei riconoscimenti da un punto di vista legale, ha ottenuto il riconoscimento
di diritti, e questo è un merito di quelle battaglie, però
se si pensa al Settecento, alle libertine che racconta De Sade, se si
pensa ai grandi scrittori dei Seicento e del Settecento
si vede
che la libertà di costumi c'è sempre stata. Credo che oggi
nel 2004, il femminismo sia una cosa anacronistica. A volte molti discorsi
Femministi mi danno veramente fastidio. La donna che tanto giudica l'uomo,
che tanto lo condanna, alla fine non è molto diversa da lui".
Che cosa non è anacronistico per lei nel rapporto tra i sessi?
"lo sono per la parità dei diritti e credo che ci siano sempre
stati, magari non a livello giuridico, ma a livello umano. Credo che la
donna, spesso, nella città greca e nella città romana si
sia trovata dominatrice dell'uomo".
Come sono i giovani catanesi?
"Sono molto indifferenti. Indifferenti alla società in generale,
alla politica, a tutto. È un problema della società in generale.
Non sono solo i giovani così. I giovani sono frutto di una società
che negli anni ha costruito qualcosa che poi va nelle mani delle nuove
generazioni che devono fare i conti con quello che i propri padri e le
proprie madri hanno lasciato".
Sono indifferenti a tutto o c'è qualcosa cui danno peso?
"Danno molto peso a se stessi. In senso positivo. Curano molto la
propria intimità, la propria interiorità. Anche il mio libro
è frutto di tutto ciò. Per questo non parlo degli altri,
non parlo del mondo circostante. l'unica cosa che conta è se stessi,
la propria anima, la propria mente, il proprio corpo. Ed è quello
a cui dare una voce. Perché tutto ciò che hai intorno non
ti dà niente. Ti dà solo vuoto, indifferenza, vanità".
Cosa apprezza e cosa detesta di più di Catania?
"Su questo sto scrivendo il mio terzo libro. Il secondo è
già scritto, ma verrà pubblicato tra qualche anno. Ad un
certo punto scrivo che se qualcuno mi avesse chiesto qual è la
città che amo e quella che odio di più avrei risposto Catania.
È una città che amo moltissimo e che odio. La amo perché
la sento molto mia, lo mi sento Catania, mi sento in simbiosi con le sue
architetture, con la sua arte. Ma la odio perché non parla. Sta
in silenzio, si dibatte, ma poi sta chiusa nel suo mondo e non riesce
a tirarsi fuori".
Che cosa è cambiato nella vita di Melissa P. dopo la pubblicazione
del libro e la sua controversa notorietà?
"Sicuramente la mia vita è cambiata. Ho dovuto lasciare la
scuola innanzitutto, perché era impossibile conciliare i miei impegni
con lo studio e stare davanti a professori che sicuramente non ti apprezzavano.
Anzi. Ero al quinto anno, al Cutelli. Mi presenterò da esterna,
non so se a Catania. E poi la prossima settimana mi trasferirò
a Roma, andrò a vivere con il mio ragazzo. Non vivrò più
con la mia famiglia. Queste cose sarebbero comunque accadute
il
trasferimento, l'abbandono della scuola. Quindi, alla fine, tutto è
arrivato in anticipo, ma niente di così anormale. Poi io, come
persona, non sono per nulla cambiata. Molti mi dicono "Sei snob".
"Sembri con la puzza sotto il naso. Ma
io lo sono sempre stata,
fin da piccola. Sono sempre stata con la puzza sotto il naso. Molti mi
credevano odiosa, ma è soltanto una difesa".
E i rapporti con i genitori come sono cambiati?
"Sicuramente in meglio. Questa vicenda ha abbattuto quei silenzi
che c'erano prima, quelle parole che non ci dicevamo e che il libro ha
detto. All'inizio non sono rimasti contenti, anzi
Non volevano che
pubblicassi il libro. Li ho dovuto convincerli. Sono rimasti molto turbati,
ma poi hanno capito che per me era fondamentale scriverlo e, soprattutto,
pubblicarlo. Si sono sorpresi tantissimo, ma i genitori si sorprendono
anche se sanno che la figlia ha un rapporto sessuale normale, immaginiamoci
se ne ha tanti e con questa frequenza".
Cambierebbe qualcosa di quello che ha scritto?
"Di quello che ho scritto no, ma crescendo dal punto di vista umano
e dal punto di vista culturale, narrativo e artistico, lo riscriverei
in altro modo. Ma è giusto che sia stato scritto così perché
c'è la freschezza, c'è la veridicità delle cose".
L'incontro di Sergej Bolmat e di Melissa P. con la città (domani
pomeriggio alle 18 nell'Auditorium del Monastero dei Benedettini) avviene
nell'ambito del "Viaggio in Sicilia
verso Librino", la
più recente iniziativa di Antonio Presti, presidente di "Fiumara
d'arte". Questa, dal titolo - "il valore della differenza: un
viaggio tra i giovani di Catania" è la terza tappa del "Grand
tour di Sicilia" che nel corso dell'anno vedrà la presenza
di scrittori di fama internazionale in viaggio per i luoghi della nostra
isola, luoghi da scoprire e da raccontare, così come, nel tempo,
a partire dal Settecento, hanno fatto i grandi della letteratura. Bolmat,
nato a Leningrado nel 1960, nel 1999 ha pubblicato, inizialmente a puntate
su internet, "I ragazzi di San Pietroburgo", un libro che ha
avuto un successo clamoroso tra i giovani russi e i loro coetanei europei
e che è diventato un testo cult della cultura underground russa.
A Bolmat, che incontrerà in più appuntamenti i giovani catanesi
e le associazioni in cui si riconoscono, Antonio Presti ha chiesto di
raccontare il vecchio San Berillo, per oltre mezzo secolo il quartiere
delle prostitute e dei travestiti. Mercoledì reading dello scrittore
all'Istituto comprensivo Brancati di Librino, poi il giovedì sera
incontro con il quartiere San Berillo nella sede della Lila (Lega Italiana
Lotta Aids), venerdì incontro con le associazioni nella casa Stesicorea,
e sabato 28, infine, incontro notturno ai Mercati Generali.
IL CASO DEL GIORNO - MELISSA P.
La scrittrice si confessa
Domani alle 18 all'Auditorium dei Benedettini di Catania, lo scrittore
Sergej Bolmat e Melissa P. la giovane autrice di "Cento colpi di
spazzola prima di andare a dormire" incontreranno il pubblico nell'ambito
del "Viaggio in Sicilia
verso Librino".
|
|