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| La Sicilia |
Mercoledì 24 Marzo 2004
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Le
nemiche dell'integralismo
Lo
scrittore algerino Rachid Boudjedra: "Noi abbiamo sconfitto i fondamentalisti
grazie alle donne"
Pinella Leocata
Rachid
Boudjedra è uno dei più importanti scrittori algerini contemporanei.
I critici lo hanno definito il creatore del nuovo romanzo popolare algerino
post-coloniale. Da sempre impegnato sul fronte dei diritti civili e politici,
ha preso parte, ancora ragazzo, alla guerra di liberazione dal colonialismo
francese e, in seguito, si è battuto, con i suoi romanzi, contro
l'integralismo islamico da cui è stato condannato a morte. Boudjedra
in questi giorni è a Catania e nel territorio della provincia nell'ambito
dell'iniziativa "Viaggio in Sicilia... verso Librino" ideata
e promossa da Antonio Presti, presidente di Fiumara d'Arte.
- Il potere politico è dal centro della sua riflessione e dei
suoi romanzi. Secondo lei, esiste un potere buono?
"Non penso che ci possa essere un potere politico buono perché
la storia ha dimostrato che quando c'è potere, anche non politico,
ci sono sempre eccessi. Quando poi il potere è politico è
ancora peggio".
- In questa logica, allora, l'impegno politico di un cittadino a cosa
può tendere?
"Sono un militante politico di sinistra, ma penso che il potere politico
non si può contrastare veramente. Nel mio Paese, ho visto persone
di sinistra, umanisti, cambiare molto per il solo fatto di essere diventati
da semplici cittadini persone importanti in politica"
-
Come nascono secondo lei gli integralismi e come si combattono?
"Oggi il mondo intero piange Madrid e le vittime del massacro. Anche
io piango per loro. C'è stato l'11 Settembre ed io piango per queste
tremila vittime, ma nel mio Paese ci sono stati 150.000 mila vittime e
nel tempo in cui ci sono stati questi massacri il mondo non ha pianto
per l'Algeria. Io sono stato condannato a morte dagli integralisti, ma
ho lottato da solo. Dire oggi che quelli che hanno creato questi integralismi,
gli americani e i sauditi, sono le vittime di questo integralismo non
è giusto. Sono loro che lo hanno creato".
- Come si può combattere l'integralismo?
"Noi l'abbiamo combattuto e vinto. Le persone che, come me l'hanno
combattuto hanno capito il legame con il denaro e con il potere. Sono
persone che vogliono il potere, vogliono i soldi, persone che non hanno
alcun ideale, né religioso né politico. L'unico modo per
combattere la nascita degli integralismi è la convinzione. Oggi
in Europa, in Italia. In Spagna ci sono dei terroristi algerini liberi.
Quando noi abbiamo denunciato la presenza di queste persone criminali,
ma in libertà provvisoria, nessuno si è curato di noi".
-Che ruolo possono avere L'Europa e l'Italia nella pacificazione del
mediterraneo, per fare diventare questo mare un ponte di comunicazione
anziché una barriera contro i clandestini?
"È un problema complesso. Bisogna risalire alla storia coloniale.
Oggi l'Europa e il mondo occidentale paga la colonizzazione e i massacri
coloniali. I massacri non sono nuovi: tutti i Paesi europei hanno partecipato
ai massacri coloniali. Non credo che ci siano soluzioni. Credo che l'occidente
subirà l'invasione di questa immigrazione, di chi vuole venire
a fare del male".
- Nei suoi romanzi la donna ha un ruolo centrale. È il simbolo
della liberazione dell'Algeria dal retaggio di un tradizionalismo foriero
di morte. Quale, secondo lei, il ruolo della donna in Occidente?
"La donna occidentale ha vissuto quello che oggi vive la donna del
Terzo Mondo, ha superato gli ostacoli e, sostanzialmente, ha vinto. Oggi
la donna dell'Africa del Nord, che è più avanti rispetto
al Medio Oriente, sta lottando quotidianamente per la propria libertà.
L'integralismo in Algeria è stato vinto soprattutto grazie alle
donne".
- Per lei la scrittura ha un valore catartico. Pensa che questo meccanismo
funzioni ancora nella società dell'immagine?
"Dipende dal tipo di immagine. Ci sono bravi sceneggiatori nel mondo
che propongono un'immagine che può essere catartica. Al contrario,
l'immagine della televisione è anticatartica".
- Quando era consulente del ministro della cultura algerina, ha suggerito
delle iniziative per la crescita culturale dei ragazzi delle periferie
del suo Paese?
"Si. Sono stato consigliere soltanto per sei mesi.Di un ministro
di sinistra, non un ministro qualsiasi. Abbiamo cercato di fare un lavoro
sulla pluralità, sulla tolleranza, per fare capire la diversità.
Per i bambini abbiamo fatto un lavoro per la produzione di programmi solo
per loro. Questo ministro diceva sempre: "Gli adulti non mi interessano.
Voglio puntare sui bambini, non gli adolescenti, ma proprio i più
piccoli".
- Oggi si ripropone come centrale il problema identitario. Nei suoi
romanzi lei dice che la ricerca dell'identità non sta nel ritorno
alle origini, perché questo è destinato al fallimento, ma
nella costruzione di sé. Come fare?
"E un falso problema. Ognuno di noi ha la propria identità,
il proprio carattere. Il problema dell'identità è stato
creato dai colonizzati perché erano complessati. L'identità
è una cosa semplice. Penso che sia l'integrità della persona,
il diritto che ognuno ha al lavoro, alla salute, alla scuola, all'educazione.
Il problema dell'identità forse è stato una sorta di gioco
creato dai sociologici occidentali, o meglio dagli antropologi. Tutto
è partito dall'idea degli antropologi colonialisti che hanno pensato
di dare un'identità alle persone di altri luoghi un'identità
simile a quella europea".
- Che cosa l'ha colpito di più in questo giro in Sicilia e nell'esperienza
del "Viaggio verso Librino".
"Per me questa non è un'esperienza. Mi sento a casa mia. Le
persone con cui sono stato in questi giorni è come se le conoscessi
da tempo. L'iniziativa di Presti è formidabile. Quando l'ho conosciuto,
ho visto l'albergo sul mare, ho conosciuto meglio questa iniziativa, ho
pensato subito di imitarlo, di fare in Algeria quello che lui fa qui.
Fiumara d'Arte è veramente fantastica. Ho pensato di dedicarmi
anche io ai bambini algerini come lui si dedica ai bambini di Librino".
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