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Sabato 28 Febbraio 2004

SAN BERILLO. Lo scrittore russo Sergej Bolmat a Catania per il "Viaggio in Sicilia" di Presti.

Nel quartiere dei "senza"- "Manca la pulizia, gli allacci con la rete idrica, la vigilanza". L'impegno quotidiano della Lila tra prostitute e tossicodipendenti

Quando si è trovato al di là della barriera, Sergej Bolmat, lo scrittore russo in questi giorni a Catania nell'ambito del progetto "Viaggio in Sicilia… verso Librino" si è guardato intorno sorpreso. I vicoli stretti e tortuosi, le luci fioche che punteggiano il buio di giallo, arancio, i profili dei palazzetti cadenti ma impregnati ancora dell'antico decoro. E poi gli odori, l'odore intenso e aspro d'urina e di sporco. C'è immondizia dappertutto, cartacce, resti d'ogni tipo, materiale di risulta, merda, preservativi. Uno sporco che si accumula lungo gli angoli lasciando al centro un incerto passaggio. È una surreale visita nell'orrido alla quale fanno da guida alcuni transessuali. Per questa sera hanno interrotto il lavoro per eccesso di folla, i clienti in fuga di fronte a quel corteo vociante di persone. A loro non importa che lo scrittore sia russo. Vogliono che lui sappia, che sappiano i giornalisti al seguito, che sappia la città. "Qui non c'è nessuno che venga a pulire, mai. Vengono a ritirare i sacchi dell'immondizia e poi basta, mai qualcuno che spazzi le strade, mai qualcuno che le lavi. Ci dicono che le spazzatrici non possono entrare perché le strade sono troppo piccole, ma non è vero". Chiedono pulizia, chiedono gli allacci con la rete idrica, ma chiedono anche vigilanza. Chiedono che la polizia sia più presente, "non per reprimere, ma per tutelarci. Qui ci rapinano, ci riempiono di botte, ci derubano e ci minacciano. Guai a noi se denunciamo. E quando chiediamo aiuto, la polizia arriva con i suoi tempi. Qualche giorno fa hanno massacrato di botte un anziano per derubarlo. Era sera. Abbiamo telefonato. Sono arrivati il giorno dopo per cercare testimonianze sul fatto".
Loro che hanno casa e lavorano in casa, vorrebbero che le africane non esercitassero in strada, in auto, davanti ai loro portoni. Ma questa è un'altra storia. Raccontano accorate. Ora, dopo la baruffa di qualche minuto prima quando il flash di una macchina fotografica ha mandato qualcuna su tutte le furie, perché non vogliono correre il rischio di essere riconosciute dai parenti, perché, comunque, lo aveva detto. "Niente foto". Dopo le grida e la rabbia, la richiesta di aiuto, "A noi non ci ascolta nessuno. A voi, forse, si".
Ancora un pezzo di strada. Saracinesche abbassate, con grandi grate in alto per fare respirare i cavalli. Bolmat è incredulo. Cavalli in centro di città? E per fare cosa? In città si fanno corse, corse clandestine, persino in autostrada, di notte. E si stupisce ancora quando il gruppo arriva a "La base", il centro voluto dalla Lila (Lega italiana lotta contro l'Aids) per prevenire il virus, per educare a comportamenti sessualmente non rischiosi per la salute. Al centro vanno le prostitute e i trans hanno bisogno di consulenza medica e legale, va chi vuole fare i controlli ed essere guidato e accompagnato nelle strutture sanitarie, va chi vuole conoscere quali sono i propri diritti e come farli valere. Ci vanno, come sottolinea il prof. Luciano Nigro che ne è presidente, perché la Lila non predica la fuoruscita dal giro, per molti impossibile, ma è pronta a dare una mano. Nella riduzione del danno, innanzitutto. Ma questo è un approccio che ai governi conservatori, compreso quello di città, non piace. Per questo il progetto non ha più finanziamenti ed è costretto a camminare, faticosamente, sulle proprie gambe. Gambe generose e incerte, come sempre, quelle dei volontari. Il centro "La base" come l'unità mobile per la riduzione dei danno nel campo delle tossicodipendenze. Niente più fondi neppure a questa iniziativa la cui efficacia è sperimentata, e riconosciuta, in tutti i Paesi europei. E anche di questo Bolmat si sorprende. Lui vive in Germania e sa bene che lì è questa la strada che si segue nella lotta alle tossicodipendenze. E ancora ascolta curioso Mimmo Trischitta che racconta la storia della deportazione di quasi 20mila persone nello sventramento dei quartiere perpetrato per fare posto alla "city" e alla speculazione edilizia. Ascolta delle vite spezzate, delle case e delle attività perse per sempre, dell'improvvisa povertà, del bisogno, del ghetto. Ascolta e riflette. Ascolta l'iniziativa dell'associazione Babilonia, "Comitato per il diritto alla città e per l'urbanistica partecipata", della volontà di fare da tramite tra proprietari e imprese perché si ricominci, da subito, a recuperare le case, a riqualificare il quartiere, senza snaturarlo dal punto di vista urbanistico e socio-culturale.
Forse per questo, nel salutare i presenti nel cortiletto interno della sede della Lila, un cortile disegnato da quinte di palazzi fantasma, si dice "contento di essere parte del progetto visionario di Antonio Presti, di essere parte di un'esperienza forte, ricca di passione". "Spero, conclude, che questa iniziativa sia vincente e di potere dare il mio contributo alla sua riuscita". Alla fine tutti in strada per un'allegra spaghettata.


















































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