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| La Sicilia |
Mercoledì 30 Gennaio 2002
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CULTURA
E PERIFERIA
Pinella Leocata
Al via la nuova iniziativa di "Fiumara d'Arte" promossa da Antonio
Presti. Gli alunni delle sette scuole del quartiere "interrogano"
gli artisti
La poesia, scuola di libertà
I ragazzi di Librino sperimentano la forza della parola poetica
Il calendario delle iniziative
La nuova scommessa di "Fiumara d'Arte" parte dai poeti, per
arrivare agli scrittori e agli artisti dell'immagine. Il primo incontro
è con la parola poetica e con alcuni dei suoi autori, poeti noti
in campo nazionale e internazionale, uomini e donne che verranno a Librino
e ne conosceranno i ragazzi e le famiglie, come è avvenuto lunedì
sera in chiesa, da padre Coniglione, e ieri alla scuola Campanella-Sturzo
dove i poeti, gli studenti e i loro genitori hanno cenato insieme. Si
replica oggi e poi, due giorni al mese, nei mesi successivi fino a maggio
quando si terrà una grande festa all'aperto dove i giovani dipingeranno
una tela bianca lunga un chilometro. Poi, nel quartiere arriveranno gli
scrittori e, in settembre, i fotografi e gli artisti dell'immagine che
useranno come grande schermo le facciate di alcuni palazzi del quartiere.
"Perché i poeti non hanno la stessa notorietà dei cantanti
e degli attori? Perché il loro guadagno è molto più
basso?"
"A che serve la poesia? Il poeta è un profeta? In che cosa
è diverso dagli uomini comuni? Perché scrive o non scrive
della sua vita privata?"

I poeti Maria Luisa Spaziani, Maria Attanasio, Elio Pecora e Lello Voce
si fanno bloccare dal traffico sulla via del porto. Poi, quando arrivano
a Librino per la prima serie di iniziative di "Terzocchio - Meridiani
di Luce", la nuova scommessa di "Fiumara d'Arte", e vanno
ognuno nella scuola che li attende, ai ragazzi regalano parole e voce,
voce che accarezza, sprona, graffia.
Alla Campanella-Sturzo, per ascoltare Maria Luisa Spaziani, per conoscere,
c'è anche chi, per un giorno, ha "marinato" la propria
scuola, una scuola del centro. E anche questo, a Librino, è il
miracolo della parola. A turno gli studenti domandano. Quando ha deciso
di fare il poeta? "Non si decide di fare il poeta. Non si può
obbligare qualcuno ad essere o non essere qualcosa. Bisogna lasciare crescere
i ragazzi in pace, senza castigarli, senza troppi regali, senza troppo
orgoglio. I genitori non dovrebbero mai decidere che cosa farà
il proprio figlio perché il suo bene, per loro, è sempre
e solo benessere economico e invece ognuno di noi ha le proprie caratteristiche
e le proprie corde". Che sensazione prova nello scrivere poesie?
"È come uscire da un'autostrada ed entrare in un giardino.
I nostri sensi vengono rapiti e le parole che usiamo sfuggono alla banalità
dell'uso quotidiano per assumere una profonda sensualità. Giovanna
D'Arco diceva che tutto quello che Dio ci comunica ce lo comunica attraverso
i sensi". Perché i poeti non hanno la stessa notorietà
dei cantanti e degli attori? Perché guadagnano di gran lunga di
meno? "Perché la gente è stupida, ignorante e pigra
e non vuole fare alcuno sforzo per capire le parole e le frasi più
complesse. Si può dire "Se giovinezza non utilizzate, presto
arriverà il dì che svanirà", oppure, con Leopardi,
"Ma la vita mortale, poi che la bella giovinezza svanì, non
si colora d'altra luce e d'altro amore". Ecco, senza la poesia, si
rischia di morire senza scoprire questa bellezza e questa potenzialità".
Come concilia lavoro e famiglia? "Non ho mai considerato la
poesia come un lavoro. La poesia è come la preghiera. Chi ci crede
la recita durante il giorno, qualunque lavoro faccia. E, come la preghiera,
la poesia - una ricchezza che nessuno potrà mai togliervi - va
imparata a memoria. Nel recitarla si apprende il ritmo, la musica, gli
accenti, la concordanza logica e sensuale con le cose". E tante altre
notizie i ragazzi vogliono sapere di lei. Se ha figli, se si riconosce
in qualche altro poeta, se la sua poesia è stata influenzata dalla
Sicilia dove lei, torinese, ha insegnato per 29 anni Letteratura francese
all'università di Messina. Per tutti una risposta prima del saluto:
una favola in versi, protagonista un lupo che - avendo stretto un patto
con il pastore per regolare il tempo del riposo e quello in cui sbranare
le pecore - si pone come una sorta di antesignano del legislatore moderno,
"odiato dal branco e dalla pecora di turno".
Cambiano i ragazzi, cambia il poeta.

Ad incontrare Lello Voce, napoletano emigrato in Veneto, sono i bambini
delle quinte che lo accolgono recitando a memoria i suoi versi. E lui,
il poeta, è felice perché c'è chi gli rende onore
da vivo e perché per farlo questi piccoli hanno appreso tante parole.
"E più parole si conoscono e più si è liberi.
Perché chi comanda può farlo anche per questo, perché
conosce cinquantamila parole in più di chi è costretto ad
obbedirgli. La poesia serve a questo, ad essere più liberi. Ricordatelo:
riuscirete a cambiare il destino del vostro quartiere solo se riuscirete
ad usare le parole". La poesia, spiega, non nasce come segno scritto,
ma come arte della parola e della voce. "Fateli vostri, i versi.
Imparateli a memoria. È una grande ricchezza che vi aiuterà
anche a confrontarvi con il datore di lavoro".
È importante studiare poesia a scuola? "Certo. La poesia
è segno di civiltà ed è un diritto studiarla a scuola
perché dà la possibilità di esprimere le proprie
parole quello che si ha dentro. E poi la poesia rende creativi ed autonomi
ed è l'unica attività scolastica in cui, se sbagliate, le
maestre non vi possono correggere". C'è una poesia che ama
di più? C'e ma non può recitarla, è un inedito in
gara per un concorso internazionale. Ma di cosa parla vuol dirlo: racconta
del G8 di Genova cercando senza trovarle, le ragioni per cui un ragazzo
di venti anni debba uccidere, per lavoro, un ragazzo che di anni ne ha
ventitré.
Il poeta è un profeta? "No. É un uomo comune
che vive con dignità". E se c'è una particolarità
che lo differenzia da tanti altri è che di loro, degli altr, del
mondo, non può fregarsene. "Deve stare dentro tutto ciò
che capita perché il poeta è un uomo responsabile, una persona
capace di rischiare in un mondo di eterni adolescenti, di adulti che non
vogliono crescere". Ed è per questo che della sua vita privata
non scrive, "lo fa chi è tirchio e antipatico e non si interessa
del mondo". Che versi scriverà su Librino? "Su
Librino - conclude.. - scriverete voi ragazzi. Qui sta succedendo una
cosa bella, stiamo cercando di portare fuori la bellezza che c'è
nel quartiere e quando la parola prende senso e diventa realtà
condiziona e cambia la vita".
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