Progetto generale Fiumara d'Arte
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Un chilometro
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La Stampa
Sabato 17 Aprile 2004

Il Grand Tour della Sicilia tre secoli dopo
Laura Anello
Un grande scrittore inglese parte alla scoperta delle contraddizioni dell'isola. Traguardo: Librino, Catania, periferia in cerca di riscatto
Il Grand Tour di Sicilia riletto alla luce del nostro tempo: non più soltanto rivolgere sguardi rapiti, non più profili di monti capaci di incantare Goethe e Guy de Maupassant. Un Grand Tour attraverso l'isola delle contraddizioni, delle bellezze smaglianti e delle periferie degradate in cerca di riscatto, la Sicilia della gente, dei mercati, delle scuole, dei bambini. Protagonisti di questo itinerario, che è concreto e insieme simbolico, sono grandi scrittori di mezzo mondo chiamati dall'associazione culturale Fiumara d'arte, guidata da Antonio Presti, a confrontarsi con la vita e le emozioni della Sicilia contemporanea.
Viaggi ed esperienze per ciascuno diversi, ma con un unico punto di arrivo: il quartiere catanese di Librino, esempio di disagio e di subalternità ma anche di possibile rinascita civile ed etica delle periferie. Sono già arrivati Paco Taibo II, Meir Shalev, Sergej Bolmat, Rachid Bujedra, Hernan Rivera Letelier. Si sono addentrati tra i casermoni incompiuti di Gela, si sono immersi nella folla festante e sudata della festa di Sant'Agata, hanno viaggiato tra le miniere di Enna, hanno letto brani delle loro opere in piazza, in libreria, nei caffè, nelle scuole, hanno animato dibattiti tra la gente, sono stati ospiti a cena di famiglie siciliane.

IL VALORE DELLA DIFFERENZA
Adesso, dal 19 al 26 aprile, arriva a Palermo Jonathan Coe, considerato uno dei più grandi talenti della narrativa britannica, capace come pochi di mettere il dito con ironia nelle contraddizioni della società d'Oltremanica. Con il suo humour sottile, passeggerà tra i vicoli del mercato di Ballarò, tra stigghiole arrostite in piazza e sorrisi differenti o complici, confrontandosi con un mondo lontanissimo dai salotti a fiori della middle class inglese che ben conosce e descrive. Non a caso il suo progetto si chiama Palermo melting pot, il valore della differenza. E lui, che più british non si può, è il testimonial naturale della convivenza possibile, della mescolanza, della curiosità verso l'altro.
Farà la sua conferenza stampa sulle rive dell'Oreto, un tempo fiume e adesso discarica: qui i bambini di Librino racconteranno ai coetanei di Ballarò che stanno cercando di risanare il proprio quartiere e li inviteranno a fare la stessa cosa con il loro vecchio mercato. Poi Coe andrà sulla cima di Pizzo Sella - la collina che sovrasta Mondello, sfregiata negli anni Settanta da una lottizzazione selvaggia contro l'egida di Lima e Ciancimino - e pianterà un alberello, simbolo della rinascita, segnale di possibile sublimazione del brutto attraverso l'arte e la natura. Su questa collina dove l'ex sindaco Leoluca Orlando riuscì a buttare giù solo uno scheletro di casa e dove l'attuale amministrazione non ha ancora mosso un dito - stretta com'è tra la legge che impone di abbattere e le esigenze dei residenti che hanno comprato in buona fede - sarà con ogni probabilità proprio un manto di verde, la soluzione scelta per nascondere "la collina del disonore".

UN INGLESE ALLA VUCCIRIA
Coe leggerà le sue pagine tra le bancarelle e in una scuola di Ballarò, cenerà nella casa di una famiglia palermitana, parteciperà a una festa di piazza alla Vucciria, il mercato fremente di Guttuso: pesce luccicante, carne esposta quasi oscenamente, verdura e frutta come tocchi di colore in equilibrio sui tavolacci. La Vucciria che è oggi in crisi, nell'epoca dei supermarket e della spesa portata a casa.
Ci crede, Antonio Presti, nel valore catartico della bellezza e dell'arte, nel potere taumaturgico della parola. Un progetto colorato di utopia, partito all'inizio degli anni Ottanta con la realizzazione di gigantesche sculture sulla costa tra Palermo e Messina, tra Tusa e Santo Stefano di Camastra: un museo di arte contemporanea a cielo aperto che rischiò paradossalmente le ruspe anti-abusivismo.
Poi venne l'Atelier sul mare a Castel di Tusa, un albergo dove ogni stanza porta la firma di un autore contemporaneo, poi ancora l'iniziativa "Un chilometro di tela", con infinite teorie di dipinti stese sulle strade della Sicilia.
E ancora a Catania, per un mese arrivarono in treno grandi poeti contemporanei, a leggere i propri versi sui vagoni ferroviari, tra i passeggeri. Infine, il progetto su Librino, che ha già portato alla realizzazione di cinquecento spot pubblicitari sul quartiere interpretati dai ragazzini delle scuole. Una provocazione lanciata sulle televisioni della regione, per rilanciare l'immagine di Librino come centro propulsore della città di Catania. Non è la Cinico tv, non è la descrizione cruda e irriverente del degrado urbano e sociale di Ciprì e Maresco, è piuttosto la sfida di restituire alla periferia identità e dignità attraverso l'arte e la cultura, con la fiducia che è "dal letame che nascono i fiori". E si chiama Terzocchio-Meridiani di luce - l'occhio interiore che sa vedere la bellezza anche dove non c'è - l'iniziativa che adesso ha visto arrivare in Sicilia Coe e gli altri scrittori contemporanei. Ciascuno di loro, alla fine, racconterà la sua esperienza in un testo, e tutti i racconti diventeranno un libro chiamato Viaggio in Sicilia… verso Librino. Il Grand Tour, tre secoli dopo.

Rassegna Stampa
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 L'appello
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Carlo Azeglio Ciampi
 

 

     

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