|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
| 2004-2005 |
|
|
2003-2004
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| 2002 |
| |
|
|
|
|
|
|
|
2001
|
|
|
|

|
|
|
|

|
| Piano
di zona |
| I
quartieri |
| Istituzioni |
| Emergenze |
 |
|
 |
| La Stampa |
Sabato 17 Aprile 2004
|
Il
Grand Tour della Sicilia tre secoli dopo
Laura Anello
Un grande scrittore inglese parte alla scoperta delle contraddizioni dell'isola.
Traguardo: Librino, Catania, periferia in cerca di riscatto
Il Grand Tour di Sicilia riletto alla luce del nostro tempo: non più
soltanto rivolgere sguardi rapiti, non più profili di monti capaci
di incantare Goethe e Guy de Maupassant. Un Grand Tour attraverso l'isola
delle contraddizioni, delle bellezze smaglianti e delle periferie degradate
in cerca di riscatto, la Sicilia della gente, dei mercati, delle scuole,
dei bambini. Protagonisti di questo itinerario, che è concreto
e insieme simbolico, sono grandi scrittori di mezzo mondo chiamati dall'associazione
culturale Fiumara d'arte, guidata da Antonio Presti, a confrontarsi con
la vita e le emozioni della Sicilia contemporanea.
Viaggi ed esperienze per ciascuno diversi, ma con un unico punto di arrivo:
il quartiere catanese di Librino, esempio di disagio e di subalternità
ma anche di possibile rinascita civile ed etica delle periferie. Sono
già arrivati Paco Taibo II, Meir Shalev, Sergej Bolmat, Rachid
Bujedra, Hernan Rivera Letelier. Si sono addentrati tra i casermoni incompiuti
di Gela, si sono immersi nella folla festante e sudata della festa di
Sant'Agata, hanno viaggiato tra le miniere di Enna, hanno letto brani
delle loro opere in piazza, in libreria, nei caffè, nelle scuole,
hanno animato dibattiti tra la gente, sono stati ospiti a cena di famiglie
siciliane.
IL
VALORE DELLA DIFFERENZA
Adesso, dal 19 al 26 aprile, arriva a Palermo Jonathan Coe, considerato
uno dei più grandi talenti della narrativa britannica, capace come
pochi di mettere il dito con ironia nelle contraddizioni della società
d'Oltremanica. Con il suo humour sottile, passeggerà tra i vicoli
del mercato di Ballarò, tra stigghiole arrostite in piazza e sorrisi
differenti o complici, confrontandosi con un mondo lontanissimo dai salotti
a fiori della middle class inglese che ben conosce e descrive. Non a caso
il suo progetto si chiama Palermo melting pot, il valore della differenza.
E lui, che più british non si può, è il testimonial
naturale della convivenza possibile, della mescolanza, della curiosità
verso l'altro.
Farà la sua conferenza stampa sulle rive dell'Oreto, un tempo fiume
e adesso discarica: qui i bambini di Librino racconteranno ai coetanei
di Ballarò che stanno cercando di risanare il proprio quartiere
e li inviteranno a fare la stessa cosa con il loro vecchio mercato. Poi
Coe andrà sulla cima di Pizzo Sella - la collina che sovrasta Mondello,
sfregiata negli anni Settanta da una lottizzazione selvaggia contro l'egida
di Lima e Ciancimino - e pianterà un alberello, simbolo della rinascita,
segnale di possibile sublimazione del brutto attraverso l'arte e la natura.
Su questa collina dove l'ex sindaco Leoluca Orlando riuscì a buttare
giù solo uno scheletro di casa e dove l'attuale amministrazione
non ha ancora mosso un dito - stretta com'è tra la legge che impone
di abbattere e le esigenze dei residenti che hanno comprato in buona fede
- sarà con ogni probabilità proprio un manto di verde, la
soluzione scelta per nascondere "la collina del disonore".
UN
INGLESE ALLA VUCCIRIA
Coe leggerà le sue pagine tra le bancarelle e in una scuola di
Ballarò, cenerà nella casa di una famiglia palermitana,
parteciperà a una festa di piazza alla Vucciria, il mercato fremente
di Guttuso: pesce luccicante, carne esposta quasi oscenamente, verdura
e frutta come tocchi di colore in equilibrio sui tavolacci. La Vucciria
che è oggi in crisi, nell'epoca dei supermarket e della spesa portata
a casa.
Ci crede, Antonio Presti, nel valore catartico della bellezza e dell'arte,
nel potere taumaturgico della parola. Un progetto colorato di utopia,
partito all'inizio degli anni Ottanta con la realizzazione di gigantesche
sculture sulla costa tra Palermo e Messina, tra Tusa e Santo Stefano di
Camastra: un museo di arte contemporanea a cielo aperto che rischiò
paradossalmente le ruspe anti-abusivismo.
Poi venne l'Atelier sul mare a Castel di Tusa, un albergo dove ogni stanza
porta la firma di un autore contemporaneo, poi ancora l'iniziativa "Un
chilometro di tela", con infinite teorie di dipinti stese sulle strade
della Sicilia.
E ancora a Catania, per un mese arrivarono in treno grandi poeti contemporanei,
a leggere i propri versi sui vagoni ferroviari, tra i passeggeri. Infine,
il progetto su Librino, che ha già portato alla realizzazione di
cinquecento spot pubblicitari sul quartiere interpretati dai ragazzini
delle scuole. Una provocazione lanciata sulle televisioni della regione,
per rilanciare l'immagine di Librino come centro propulsore della città
di Catania. Non è la Cinico tv, non è la descrizione cruda
e irriverente del degrado urbano e sociale di Ciprì e Maresco,
è piuttosto la sfida di restituire alla periferia identità
e dignità attraverso l'arte e la cultura, con la fiducia che è
"dal letame che nascono i fiori". E si chiama Terzocchio-Meridiani
di luce - l'occhio interiore che sa vedere la bellezza anche dove non
c'è - l'iniziativa che adesso ha visto arrivare in Sicilia Coe
e gli altri scrittori contemporanei. Ciascuno di loro, alla fine, racconterà
la sua esperienza in un testo, e tutti i racconti diventeranno un libro
chiamato Viaggio in Sicilia
verso Librino. Il Grand Tour, tre secoli
dopo.
|
|