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Messina / Mentre le opere “abusive” di Fiumara d’Arte sono in attesa di sanatoria, Antonio Presti non si arrende e mette in cantiere nuove iniziative
MESSINA – Adesso il destino di Fiumara d’arte è nelle mani dell’assessore ai Beni culturali Turi Lombardo. A lui, infatti, sono state consegnate le schede informative per la sanatoria delle opere. Delle sei opere soltanto tre sono risultate abusive ma sono stati individuati i rimedi per la sanatoria. Le tre opere che dovranno essere salvate sono: “La materia poteva non esserci” di Piero Consagra (collocata nel fiume di Tusa), “In memoria di un poeta morto” di Tano Festa (collocata a Villa Margi nel comune di Reitano) e “La stanza di barca d’oro” di Hidetoshi Nagasawa (collocata nel comune di Mistretta); proprio venerdì 12 ottobre, inoltre, Antonio Presti comparirà davanti al pretore di Ristretta, Giuseppe Lo Fazio, che valuterà il reato di abuso edilizio commesso dal costruttore, sistemando le opere d’arte in un terreno demaniale che ricade su quel comune. Presti per lo stesso motivo ha subito già una condanna dal pretori di Santo Stefano di Camastra. In attesa di nuovi sviluppi, sia per ciò che riguarda le vicende giudiziarie che le decisioni dell’assessore Lombardo, Antonio Presti, definito mecenate, principe rinascimentale e faraone, non si ferma. Qualcuno pensa che si stia radicando nel suo << luogo dell’anima >> una strana stortura psicologica e nel suo mondo intellettuale, un filo di follia. E già, perché Antonio Presti, figlio di un imprenditore edile di successo, scomparso qualche anno fa, invece di accumulare ricchezza, vivere in futura opulenza e folleggiare tra feste stravaganti e soggiorni in luoghi di paradiso si è buttato << toto corde >> in un’operazione culturale di vastissima portata che dovrà trasformare un territorio dimenticato, nella << Valle dell’Arte >>. Ma chi è Presti, questo giovane trentenne alla ricerca della purezza esistenziale? Un mistico, un narcisista, un esteta, un inguaribile protagonista? << Sono un uomo che alla base della propria vita ha messo il problema della conoscenza di se stesso >> dice. E poi prosegue: << E tale problema esistenziale – peraltro comune a tutti gli uomini – ho incominciato ad affrontarlo inventando il percorso della “Fiumara d’arte”, che nasce allo sfociare del fiume di Tusa con l’opera di Consagra (simbolo della morte), risale il cammino del fiume alla foce, alla ricerca del mistero della vita (con il labirinto di Lanfredini a Motta d’Affermo, tortuoso emblema della ricerca di sé) e, dopo la catarsi espressa dalla purissima sorgente del corso d’acqua, arriva nella “Stanza di barca d’oro” di Nagasawa, dove l’uomo, travolto dall’emozione di trovarsi in un tunnel nero e oro, intraprende un viaggio introspettivo nei meandri del proprio inconscio, alla scoperta del mistero della conoscenza. La “Finestra sul mare”infine, a Margi, determina il rapporto degli umani con l’infinito, mediatore l’azzurrissimo nostro mare. Le altre tre opere (La caserma dei carabinieri decorata da D’Orazio; L’onda blu di Di Palma e l’imponente “spartitraffico” di Schiavocampo, cariche anch’esse di forte simbolismo, completano ed arricchiscono il percorso >>. Come è intuibile, il << presente >> di Presti, non si ferma alla Fiumara. Quest’uomo che non vuole conoscere l’emozione del potere << cos’è il potere? >> ebbene quest’uomo, al di là della Fiumara, tante altre cose ha realizzato. L’Atelier sul mare, per esempio, un albergo a Marina di Tusa la cui architettura << concilana >> è stata riscattata da un progetto strepitoso: la decorazione cioè di tutte le stanze eseguita da maestri dell’arte contemporanea. Così, è già pronta la camera di Nagasawa e stanno per essere ultimate quelle di Fabrizio Plessi e Lucano Fabro. << Ogni stanza – racconta Presti che sorride – sarà una cellula mussale in cui vivrà l’ipotetico “cliente” >>. Al momento del suo arrivo all’Atelier, egli sarà accompagnato non solo dal cameriere che porterà i bagagli e l’occorrente per vivere (biancheria, materassi, cuscini) ma da un allievo de una delle Accademie di Belle Arti. E poi c’è la scuola di ceramica a Rorremuzza che ha lo scopo di trovare stili che superino la tradizione di Santo Stefano: ci lavorano di già Bobo Otera, D’Orazio, Fioramanti, Lisabeth Trolet e Dario Taormina. La casa degli anziani invece è in fase di costruzione. << La vecchiaia mi fa tenerezza e la considero, insieme alla nascita, l’unico momento di purezza dell’uomo >>. Questo luogo si chiamerà << città del sole >>. Tra tanto inesauribile pullulare di attività, c’è spazio anche per progetti futuri? << Certamente. E si tratta di un futuro prossimo. Centocinquanta punti d’acqua nella valle dei Nebrodi, 150 fontane artistiche che terranno lontana quell’acqua da utilizzazioni inquinanti. E ancora, le tre piramidi, anche queste aventi l’acqua, quale elemento-simbolo che scende lungo triangoli di leggerissimo tessuto, illuminati dal basso. Le piramidi vagheranno nel mare, lungo la costa tirrenica corrispondente ai Nebrodi e si accenderanno automaticamente solo 40 secondi, il tempo giusto di apparire, di terminare un sogno dell’immaginario. “Il progetto-Europa”, invece, si realizzerà a medio termine: un collegamento cioè tra alcuni piccoli centri nebroidei con i diversi paesi europei. Così Pettineo entrerà in un contatto permanente con la Germania; Motta d’Affermo con la Spagna, Castel di Lucio con la Francia. Un’operazione, questa, che accanto ai profili culturali potrebbe essere foriera di interessanti sviluppi economici >>. Adele Fortino
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