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LIBRINO (CATANIA): POESIA E BANDIERE
Nel pomeriggio di un giorno di maggio, dall’oblò di un aereo in salita guardavo Catania, distesa tra le falde dell’Etna e il mare. Mi tornavano in mente i versi della Ginestra leopardiana, la sfida degli uomini alla realtà “naturale”. Lasciavo Catania dove una sfida più circoscritta, più “culturale” mi aveva attratto. Ero stata testimone alla “Festa delle Bandiere”, voluta e ideata da Antonio Presti e dalla sua associazione “Fiumara D’Arte” – Devozione alla Bellezza”, col coinvolgimento della città, della locale Accademia di Belle Arti, della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, dell’Associazione Etnea Studi Storico-filosofici, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Le bandiere, che dovevano mostrare la volontà e l’appartenenza a un progetto “etico”, erano state immaginate e realizzate dagli studenti di cinquanta scuole di Catania. In numero di cinquecento, di tutti i colori, con disegni e scritte originalissime, dopo essere state esposte presso il monumentale convento dei Benedettini, oggi sede universitaria, sventolavano in quei giorni visibilissime, complice il vento, issate sui lampioni lungo “l’Asse dei Servizi” che dall’aeroporto conduce al porto della città. Durante una cerimonia molto semplice – in cui gli adulti organizzatori e i ragazzi realizzatori del progetto si mescolavano sul palco – le bandiere più belle sono state donate a enti e autorità presenti a Librino, perché le custodiscano e ne traggano “etica” ispirazione. Eccezionale era il luogo scelto per la festa. Librino, infatti, quartiere nato presso l’aeroporto sotto buoni auspici (con la progettazione di Kenzo Tange), è poi decaduto scivolando, per incuria amministrativa e incompletezza nella realizzazione, verso la reputazione di quartiere dormitorio. Passeggiando per via Etnea, in prossimità dei luoghi dove sono nati – citarne due soltanto – Giovanni Verga e Ettore Majorana, il quartiere di Librino, grande come una città, dove i luoghi e le occasioni della cultura sono ancora tutti da inventare, appare lontanissimo. In via Etnea, Antonio Presti addobba il suo palazzo di scritte che inneggiano al diritto alla poesia per Librino. Catanese, noto dove si discute di arte come mecenate elargitore delle sue sostanze per la “devozione alla Bellezza”, in progetti come il “Treno dei Poeti” e “Fiumara d’Arte”, dove l’impegno, la scrittura, il paesaggio, la scultura, la pittura, l’architettura cercano combinazioni e stimoli reciproci, nell’ultimo suo progetto ha messo Librino in posizione centrale. Vuole, coinvolgendo le istituzioni culturali della città, offrire ai giovani di quel quartiere modelli alternativi a quanto, per esempio, offre loro la televisione. Di già, certo anche simbolicamente, i lati ciechi dei palazzi sono stati occupati da ritratti di ragazzini dallo sguardo fiducioso e aperto (vedi foto accanto). Ma perché sia evidente la possibilità di “scegliere” cosa amare e cosa fare, c’è ancora molto lavoro da svolgere. Durante la festa si notavano – perché molto particolari – le esibizioni di musica percussiva africana e della lotta-danza brasiliana – (la capoeira) dell’istituto comprensivo (elementari e medie) “Campanella-Sturzo”. Molto impegnati sia i maestri che gli allievi, e questi ultimi già dentro i modi e l’estetica di una cultura “altra”. Serenamente soddisfatti e divertiti il preside della scuola, professor Lino Secchi- il tratto signorile è il suo stile – e le sue più strette collaboratrici, le professoresse Angela Natoli e Maria Luisa Torrisi. Hanno organizzato nel loro istituto circa cinquanta seminari, tra i quali scelgo oltre a quelli citati e che avevano nella festa l’occasione del saggio finale – cucina etnica, murales, cineforum, lingua francese, mosaico… Nel pomeriggio infine, l’incontro emozionante tra me e gli studenti, preparato da Luigi La Rosa, che tiene in questa scuola forse il corso più impegnativo, perché insegna ai ragazzini il piacere della lettura e dello scrivere. È un giovane scrittore di origine messinese che organizza, con grande maestria e passione, anche seminari di scrittura per studenti di tutte le età, a Messina, a Catania, a Roma. Ha proposto agli studenti del Campanella-Sturzo il mio racconto La Bambina di Pietra, (compreso nella raccolta Nord, Manni 2004). Quindi mi trovavo lì con loro. In uno spazio multifunzionale erano stati sistemati una cattedra, un microfono, le sedie in semicerchio. Dopo la presentazione di Luigi La Rosa, veniva il turno dei giovani lettori (di lato i bellissimi cartelloni che descrivevano le loro analisi, il lavoro sul testo). Con acutezza e emozione mi hanno sottoposto al fuoco delle loro domande: sul mio personaggio, sul rapporto tra scrittura e vita. Cercavo, emozionatissima a mia volta, di essere all’altezza delle loro aspettative, del loro silenzio teso alle mie risposte. Concluso il dibattito, mi hanno fatto dono di una copia dei loro cartelloni colorati. Sono sfilati poi molto seri a domandarmi un autografo. Piera Mattei
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Associazione
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