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Mercoledì 21 Aprile 2004
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Lo
scrittore nei luoghi emersi dal mito e immersi nell'inquinamento
I segreti da raccontare a Coe
Lucio Forte
A Jonathan Coe viaggiatore del nostro degrado, dall'Oreto a Pizzo Sella,
vorrei far sapere che nei primi anni Ottanta un pool di nostri specialisti
nel trattamento delle acque mise mano ad un progetto che avrebbe dovuto
migliorare il rifornimento idrico della città. Assetata più
che mai e cresciuta a dismisura nella perduta Conca d'Oro. Dove la mafia
aveva trivellato decine di pozzi cui il comune attingeva pagando carrettate
di milioni.
I
SEGRETI DI PALERMO RA CCONTATI A Jonathan Coe
IL PROGETTO fu chiamato Abbas, che pare fosse il nome dell'antico Oreto
quando al tempo degli arabi irrigava lussureggianti piantagioni di canna
da zucchero. E per quanto assurdo potesse sembrare, specialmente ai palermitani
che dormivano dentro una nebbia di zanzare e miasmi nei casermoni lungo
le sponde intossicate, il piano prevedeva di addurre alle vasche comunali
appunto l'acqua del fiume. Si capiva però, come ci spiegarono quegli
esperti, che la corrente oretta da captare era quella che passava dentro
una vallata molto in alto rispetto alla città. Prima ancora che
il fiume superasse la cosiddetta Rocca, a Mezzomonreale. Dove forse non
aveva ancora cambiato destinazione il sanatorio circondato dagli splendidi
alberi che nascondevano la miseria umana descritta da Gesualdo Bufalino.
Ed era acqua che andava opportunamente trattata prima che scorresse nelle
cucine dai palermitani. Dato che non era nemmeno quella purissima della
sorgente, cui tuttavia consiglierei una visita anche allo scrittore inglese
nostro ospite. Una provvidenziale spaccatura nella roccia, individuata
tanti secoli fa nella Valle delle Api, nel territorio di Pioppo. Dove
il generoso Abbas prendeva corso dentro un boschetto frequentato da Naiadi,
Driadi e Amadriadi, secondo il visionario marchese di Villabianca.
Quanto di quel piano sia stato reso operativo, adesso non saprei precisarlo
a Jonathan Coe. Sarebbe bello però parlargli, se potesse ascoltarmi,
dell'ultima delle mie delusioni da "palermitanista" irriducibile.
Quella che provai l'anno scorso dopo aver promesso ai miei alunni in gita
d'istruzione una buona boccata d'acqua cristallina, proprio alla chiara
fontana della vallata. Ci accompagnarono allora tre biologi disoccupati
che, volenterosamente, un lavoro se l'erano inventato e che furono attentamente
seguiti dai ragazzini mentre attestavano la bontà dell'acqua che
si raccoglieva in una limpida pozza. Dentro la quale i laureati, muniti
di retino e altri "ferri" del mestiere, individuarono evidenti
segni di vita animale, sotto forma di minuscoli gamberetti ed altri microrganismi.
Fu così che il primo ragazzo ebbe il permesso di attingere all'invitante
sorgente. Ma nello stesso tempo momento in cui questi portava alle labbra
il bicchierino di plastica arrivò il grido di Ahmed, alunno di
colore molto intelligente e il più caro: "Non farlo bere,
qua c'è la schiuma". E in verità, ad una decina di
metri dalla fonte, e in altra pozza, grandi bolle iridescenti come di
schiuma da lavatrice si moltiplicavano e scoppiavano davanti ai ragazzi
e ai biologi esterrefatti. Uno di questi disse che bisognava assolutamente
informare qualcuno del "fenomeno". Non so se l'abbia fatto e
con quali risultati. Del mortificante avvenimento ho foto e testimoni.
D'altre parte la stessa cosa è accaduta ieri: durante l'incontro
con lo scrittore la è arrivata, inattesa, la Guardia di Finanza
per prelevare campioni delle acque. È comunque sicuro che a poca
distanza dalle chiare e fresche acque - se fossero anche dolci anche questo
ovviamente a Coe non posso dirlo - c'erano le solite pretenziose villette
di un non esaltante dopo-Villabianca. Forse, adesso avranno anch'esse
le loro fosse settiche a norma di legge. È comunque un augurio.
Ma tanto ho voluto segnalare specialmente a Jonathan Coe. Venuto da Birmingham
per il suo ormai noto e particolare Grand Tour che vorrebbe essere un
giro di speranza nel nostro degrado. Appunto dall'Oreto a Pizzo Sella,
passando per la Vucciria e Ballarò. E per il momento in cui lo
scrittore arriverà sul ponte di Sant'Erasmo o ci tornerà
prima di ripartire - quando guarderà ad est verso il mare colore
del virus o ad ovest dove noterà altro che le bolle del sapone
di Marsiglia - sommessamente desidero ricordargli che da quelle parti
non è sempre stato così. Parola del gentiluomo Vincenzo
Di Giovanni che nel medesimo tratto di fiume, intorno al 1627, scriveva:
"Per tutto il letto, che è vacuo e basso, pieno di giardini
e canneti, alle stagioni vi sogliono passare aironi, rosselli, aurali
ed altri uccelli, i quali dai signori e cavalieri, che di caccia si dilettano,
si volano con falconi gentili e peregrini, con sommo diletto di quelli
e dei viceré e principi
".
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