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ESISTENZA-RESISTENZA
Era impossibile, e tuttavia…
Conosciamo tutti la genesi della
vicenda, l’origine delle sculture del parco di Fiumara d’Arte, il
rigetto delle istituzioni siciliane, il decreto riparatore del
Presidente della Repubblica, il rifiuto di prendere in carico la
manutenzione delle opere, il gesto simbolico di Antonio Presti di
“rifiutare il rifiuto” delle istituzioni con la chiusura della
scultura di Tano Festa nell’aprile del 2005 ... e poi delle proposte
concrete, un accordo profiquo per la valorizzazione ed il
mantenimento delle opere, la nascita della Fondazione Fiumara
d’Arte. Una storia si chiude ed una nuova comincia.
Attraverso le iniziative avviate con
Fiumara d’Arte, ed in seguito altrove in Sicilia, Antonio Presti e
la sua equipe hanno alimentato per venti cinque anni il dibattito
sul problema culturale e sul ruolo dell’arte nel suo legame con il
sociale e con la democrazia. Si tratta di una problematica
importante che non cesserà mai di porsi poiché in essa convergono
attori, situazioni, aspirazioni, visioni strategiche spesso
divergenti, ma costrette ad accordarsi per avanzare, non solo in
Sicilia, ma nel mondo in generale. Il “caso” Fiumara d’arte,
nell’esagerazione dei suoi risvolti, é un modello emblematico.
Il ruolo emancipatore della
conoscenza, della cultura, dell’arte é accettato e riconosciuto
ovunque nel mondo, anche se i tempi della mondializzazione sono
rivolti alla rinuncia. La specificità della problematica che suo
malgrado Fiumara d’arte ha sollevato in questi 25 anni é quella del
ruolo e della responsabilità dell’istituzione pubblica di fronte
all’iniziativa culturale privata, quando quest’ultima é importante
ed incide in modo pubblico, quando finisce per giocare un ruolo
sociale e culturale come lo ha fatto Fiumara. Se l’intervento
privato diviene azione pubblica l’istituzione deve arbitrare e, al
caso, legittimare l’intervento privato. La legittimazione è il
processo attraverso il quale si ufficializza cio’ che è degno di
interesse. Ma chi ha diritto di decidere in materia d’arte e di
cultura ? Il popolo, gli artisti, i professionisti, il settore
culturale istituzionale implicato ? Chi deve essere ascoltato se non
il pubblico, i cittadini, in un’espressione democratica ? Come
pianificare per far crescere, in una società di massa, le chances di
una democrazia culturale fondata sulla libertà di creazione e di
partecipazione ?
La feroce opposizione dell’Istituzione
siciliana nel voler riconoscere il valore culturale del parco di
Fiumara d’Arte, e dunque a legittimarlo, ha provocato un effetto
boomerang, poiché finalmente ha amplifiato la grande questione di
fondo : quale é il ruolo emancipatore della cultura e, nel nostro
caso, del parco di sculture di Fiumara d’arte ?
Una risposta chiara è stata data dal
pubblico, dai media ed infine dal Presidente della Repubblica, che
nel suo ruolo di autorità ed imparzialità suprema, ha percepito la
valenza culturale ed al contempo sociale della creazione del parco.
Ma ancora cio’ non era sufficiente, le resistenze istituzionali
locali erano forti.
Non si saprà mai veramente quali
elementi hanno in seguito concorso allo snodo della vicenda, né
quale visione del ruolo emancipatore della cultura e dell’arte abita
i responsabili dell’istituzione siciliana. Ma la nascita della
Fondazione Fiumara d’Arte, l’avvio dei restauri delle sculture, sono
la prova che il rifiuto dell’istituzione di ascoltare l’evoluzione
culturale della società puo’ difficilmente contrariare
l’appropriazione delle implicazioni culturali da parte della
popolazione, dei media, degli utenti culturali in generale. Fa
riflettere sul fatto che salvo a confortare ineguaglianze ed
ingiustizie culturali evidenti, l’istituzione dovrebbe confortare il
valore emancipatore della conoscenza, della cultura, dell’arte, ed
al contempo della sua importanza democratica. E trovare il modo di
sostenerla e di difenderla. L’istituzione ci rappresenta, noi
cittadini, noi pubblico, e percio’ deve incarnare la forza e la
sfida che il gioco democratico sarà vincente. E’ suo dovere
difendere le leggi quanto farle applicare nel giusto, é sua la
prerogativa di giocare nell’equilibrio fragile fra resistenza al
cambiamento e necessità di cambiamento. Spero che i responsabili
dell’istituzioni siciliane si siano aperti ad una riflessione di
fondo su queste problematiche. Non dimentichiamo che gran parte di
coloro che storicamente hanno voluto innovare nel loro territorio si
sono piegati all’evidenza che la cultura è una componente essenziale
della strategia sociale ed economica a lungo termine.
Da parte sua in questi 25 anni Antonio
Presti non ha fatto altro che gridare a squarciagola, attraverso i
suoi interventi, la propria convinzione del ruolo emancipatore
dell’arte. Egli fa parte di quegli uomini che non smettono di
urtarsi e di ferirsi perché sono abitati dalla necessità imperiosa
di esprimersi attraverso l’ARTE, nel suo senso più nobile. Hanno una
inaudita capacità di appostarsi ai luoghi dell’impossibile, e cosa è
quell’impossibile che Antonio Presti vuole sempre raggiungere se non
la bellezza, poiché la bellezza è quello che il desiderio di ognuno
insegue e non raggiungerà mai, e per questo si fonda sulla
connivenza con l’impossibile ?
Pasolini scriveva in un poema : “
La morte, non stà nella non-comunicazione, ma nel fattto di non
poter più essere compresi”. Una delle cose belle di questa
vicenda è che infine, infine il gesto di Antonio Presti è stato
compreso, lui é stato compreso, le opere sono state comprese. Ti
abbiamo compreso. Il suo impegno per far riconoscere l’esistenza, la
bellezza ed il ruolo culturale di Fiumara d’Arte ha permesso una
trasformazione fondamentale : le sculture sono passate dall’essere
oggetto (di discordia, di ammirazione), all’essere soggetto. Esse
esistono oggi in quanto soggetti autonomi all’interno di un
collettivo di cittadini, di comuni, di situazioni che le riconoscono
pienamente nella loro identità culturale, artistica, politica.
Non bisogna dimenticare che i media,
che siano stati locali, nazionali o internazionali, hanno fatto
prova, in questa vicenda, di costanza, rettitudine, coerenza,
entusiasmo. Qualità rare, rarissime in questi tempi di incostanza,
di superficialità, di fanfaronismo e di opportunismo. E fra loro
quelli che hanno lasciato esprimersi dei « giornalisti d’opinione »
a sostegno di una causa scomoda come questa conoscono certamente su
quale filo del rasoio si gioca l’esistenza di un giornale. Ai
giornalisti che hanno preso Fiumara d’Arte sottobraccio per
venticinque anni, riviene l’onore di continuare a difendere l’arte e
la cultura come atto politico e civile di un paese. A loro il
compito di vegliare, di non addormentarsi mai nel torpore di un
compromesso. Sono loro il legame vitale e fragile fra i fatti e la
verità, e la verità la popolazione sà leggerla. Bisogna che restino
ad occhi aperti, perché l’attività intellettuale di un popolo, per
quanto grande sia la sua autonomia, è determinata nella sua
struttura e nel suo funzionamento, dalla posizione che occupa
all’interno del campo del potere. Ma questo campo del potere è
sovente determinato dai limiti che possono imporgli coloro che
detengono l’arma dell’informazione. Ai rari giornalisti della
verità-vera che sapranno riconoscersi in queste righe, un augurio
che quest’arma non sfugga mai loro di mano.
E’ evidente : senza le sculture non vi
sarebbe questa storia. Ma senza pubblico non vi sarebbero più le
sculture. Capisca chi conosce. Il pubblico ha fatto parte delle
condizioni iniziali d’esistenza del parco e della sua difesa. Al
pubblico ho voglia di dire di continuare a sostenere la cultura
tutta cosi’ come lo ha fatto con Fiumara d’arte. Il pubblico è la
tangibilità delle opere poiché l’arte esiste nella misura in cui c’e
un destinatario a cui si rivolge, esiste perché questo destinatario
la costruisce nel suo sguardo. In questo scambio, in questa
relazione fra natura ed artifizio c’é vita, c’é il divenire degli
umani. Se non c’é l’eccitazione dello sguardo l’opera non
sopravviverà a se stessa. Le opere, qualsiasi opera, esiste solo
attraverso la creatività dello sguardo dello spettatore che la
guarda.
Nell’aprile del 2005, a Margi davanti
al telo che celava l’opera di Tano Festa in segno di rifiuto del
rifiuto, parlando di questa scultura prigoniera dell’ignoranza,
prigioniera di potere, prigioniera del fatto di essere negata, avevo
parlato di resistenza come del solo atto politico pacifico che si
possa opporre all’arroganza del rifiuto di essere ascoltati. Avevo
lanciato questa frase : perché, per esistere bisogna resistere ?
Perché, particolarmente in Sicilia, esistenza deve rimare con
resistenza ?
Chi vi ha riflettuto avrà sicuramente
percepito che resistere per esistere é una maniera di
concepire la vita, un modo di pensarsi al mondo. Un modo per restare
uomini, donne, attori della nostra vita e non interpreti della vita
che ci vogliono dare da vivere gli altri.
Esisto perché resisto e resisto perché
esisto, ecco il mio invito per un divenire siciliano determinato
dalla forza del pensiero della sua popolazione. Agli artisti che
hanno realizzato le sculture del parco possiamo dire : sappiamo che
tutta questa storia di Fiumara d’Arte esiste perché loro non hanno
fatto che resistere, da quando l’umanità ha cominciato ad esprimersi
attraverso il gesto artistico.
Cristina Bertelli
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