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EXTRAordinario
è una rinnovata scommessa sul ribaltamento delle prospettive relazionali,
un'esperienza di attraversamento
di labili confini in cui s'intersecano arte e vicende sociali e
umane. E' il superamento delle alterità realizzato per mezzo di
una destrutturazione delle differenze, che tende rifondare identità
e consapevolezze.
Il nuovo progetto ideato da Antonio Presti per Catania che
si realizza nelle stanze della casa-museo Stesicorea, è emblema
di una volontà di cambiamento che spinge ad interrogarsi nel profondo.
Il sistema di relazioni interpersonali, concernente aspetti
sociali, economici, giuridici ed emozionali delle differenti comunità
presenti sul territorio etneo, costituisce il nucleo di EXTRAordinario,
nell’ambito del quale il rispetto sostituisce il sospetto e la periferia
acquista una inedita centralità. Lo slittamento dei contenuti stabilisce
nuove rotte da percorrere, inneggiando
ad un’idea di Bellezza non più definibile in termini di completezza
ma di dinamicità. Come dinamiche sono d'altronde - non per regola
ma per necessità - le modifiche percettive dei concetti di identità
e di frontiera, che costituiscono in questo contesto ineludibili
punti di riflessione.

Savana Siciliana, Artisti Africani
Nel
suo recente saggio "Nous, citoyens d'Europe?" Etienne
Balibar sviluppa una ricerca politica che si ispira a un'istanza
di critica sociale, sostenendo che la sola idea di democrazia oggi
praticabile sia quella che si fonda sulla costruzione di una cittadinanza
universalistica e multietnica, realizzata attraverso pratiche politiche
e giuridiche che mettano in questione le concezioni tradizionali
di statualità e la visione classica della sovranità
nazionale. Il filosofo parla di "Europa difficile" e
di "cantieri
della democrazia", individuando quattro questioni da approfondire
di rilevanza fondamentale per dar vita ad una Europa "altra"
che potrebbe diventare modello di riferimento per il mondo intero.
Balibar sottopone così al suo vaglio critico e speculativo la "questione
giustizia", come costruzione di un ordine giuridico che vada
oltre gli Stati nazionali, la "questione lavoro" e soprattutto
la questione della "democraticizzazione del frontiere",
annessa alla costruzione di un diritto universale di circolazione
e di residenza, che includa la reciprocità degli apporti e dei contatti
tra diverse culture, ripensando il rapporto tra territorio e popolazione,
eliminando "L'insicurezza di chi è condannato al nomadismo
perpetuo e l'ossessione nevrotica dell'identità o della pseudo-identità
etnocentrica".

Il centro molle, Agnese Purgatorio
Infine,
la "questione della lingua europea", costituita dalla traduzione,
intesa come incontro e reciproco arricchimento tra culture diverse.
L’ identità contemporanea è concetto sfuggente, in quanto
caratterizzata da un sempre più frequente nomadismo che determina
realtà impossibili da definire, non riconosciute e spesso nate proprio
varcando i confini. Adesso però le frontiere - demarcazioni
geopolitiche in realtà ambigue e differenti da individuo a individuo,
a seconda delle condizioni sociali, economiche e nel senso più ampio
del termine, culturali - determinando tipi diseguali di estraneità
e stranieri, vacillano nella loro certezza, e mostrando il lato ambiguo
della loro presenza si sgretolano. Spesso
proprio quelle più rigide e severe non si trovano più sulla striscia
imposta dai dettami geografico-amministrativi del territorio e dello
Stato che le ha definite, ma si sono trasferite in altri luoghi, ad
esempio dove avvengono i controlli selettivi di sicurezza o di sanità.
Le frontiere a volte possono semplicemente essere create dall'elemento
economico, discriminante tra i più efficaci nel moltiplicarle, consolidarle
o determinarne la sparizione.Linee
e demarcazioni intrecciano le loro coordinate secondo gli schemi standard
di una volontà superiore e predeterminata, molto spesso avulsa dal
reale contesto sociale e storico, risultando inadeguata ed estranea
alle reali esigenze di un'umanità in perpetuo cambiamento.
Gli steccati, in questo processo autogenerante, determinano un moltiplicarsi
esponenziale del frazionamento, frapponendo tra geografie e identità
un numero crescente di barriere concrete o virtuali.
Ecco allora che, all'interno di un nucleo già strutturato, si viene
a creare una ulteriore suddivisione, che determina l’individuazione
di un centro e di una periferia, non in termini puramente spaziali,
piuttosto come risultato di un giudizio di valore. Ma
gli argini si sono rotti da tempo e molti di questi confini verranno
ad essere presto aboliti. Il movimento non è più concentrico, come
le onde prodotte da un sasso scagliato in acqua, poiché procede assecondando
traiettorie irregolari e imprevedibili, diagonali e segmenti non conclusi.
Ecco dunque perché Librino, quartiere-dormitorio catanese,
affermando la dignità e il valore del suo carattere periferico qui
riscatta la sua posizione - non solo in maniera figurata, ma concreta-
trasformandosi in emblematica fucina del cambiamento.
Costruito su progetto dell'architetto Kenzo Tange, Librino è stato
il frutto di un grottesco connubio tra due modelli urbanistici confliggenti.

Andata e ritorno, Sislej Xhafa
Da un lato quello americano con i suoi Central
Business District caratterizzati
dalla presenza di nodi funzionali intorno ai quali si sviluppano le
città, per poi svuotarsi di colpo, a fine giornata, abbandonate dalla
Non Resident Population, e dall’altro quello europeo, secondo il quale
le città sorgono storicamente intorno ai simboli del potere, della
religione o della cultura, sviluppandosi intorno a costruzioni fortificate,
chiese, università, focalizzando immediatamente nell'agorà
il luogo degli incontri tra i cittadini. A Librino non
sono presenti né nodi funzionali né riferimenti istituzionali forti.
Ma è proprio in questo contesto così penalizzato dagli
schemi del sistema che si origina un discorso capace di varcare confini
mentali e convenzioni radicate.Sotto questo profilo il progetto EXTRAordinario
è un “cantiere della democrazia” in senso balibariano, in cui viene
a riconoscersi un ruolo inedito ed essenziale agli strumenti dell’arte
e della creatività.
Ecco quindi le comunità turca, indiana, filippina, latinoamericana,
africana, magrebina, dei Paesi dell'Est, considerate punti di riferimento
per una riflessione sull'identità e sul rispetto che muove da concetti
di valore da loro stesse indicati, in un percorso à rebours
che rintraccia fili sparsi in molte parti del mondo per ricondurli
nelle stanze di una casa privata e allo stesso tempo pubblica. Nelle
stanze di Stesicorea gli artisti (Sisleij Xhafa, Stalker, Marco Samorè,
Guido Schlinkert, Bianco e Valente, Agnese Purgatorio, Andrea Di Marco)
con il loro gesto creativo agiscono sulla realtà svelandone input
segreti e delineando quelli che potrebbero essere considerati gli
aspetti fondamentali di una nuova identità collettiva contemporanea.
La stessa struttura della casa, in cui ogni stanza è un momento di
passaggio verso le altre, ha in questo contesto un evidente valore
concettuale. Ciascuna di esse manifesta in modo puro il carattere
del valore che essa rappresenta e le porte, spalancate verso le altre
realtà, sono una dichiarazione d’intenti affinché all’idea di frontiera
come limite e ostacolo si sostituisca quella di passaggio e conoscenza.
Paola Nicita
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