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EXTRA-ordinario
non è un titolo a caso né un termine ad effetto. EXTRA-ordinario
è, fondamentalmente, un sentire che ruota intorno ad un'operazione
culturale che nasce da una visione del mondo e dalla sua architettura
e ordisce, al tempo stesso, un ordine di valori "liquidi"

Andata
e Ritorno, Sislej Xhafa
S'intende
per liquidità quella fenomenale capacità di fusione, intuita dal
filosofo Zygmunt Bauman, che la nostra modernità dovrebbe ricercare
nel coniugarsi, rimodellarsi, riforgiarsi in nuovi modelli di interazione
con la realtà. Come sostiene Bauman, infatti, "I poteri di liquefazione
sono passati dal "sistema" alla "società", dalla "politica" alla
"politica della vita", oppure sono scesi dal livello "macro" a quello
"micro" di coabitazione sociale. Di conseguenza , il nostro è un
tipo di modernità individualizzato, privatizzato, in cui l'onere
di tessere l'ordito e la responsabilità del fallimento ricadono
principalmente sulle spalle dell'individuo". Da ciò ben s'intuisce
quanto il sistema di valori istituzionali venga completamente svuotato
dal loro stesso esistere o meglio dalla loro inetta sopravvivenza
in un processo di trasformazione della società. E' chiaro che, in
questo momento, ciò che sopravvive all'incapacità istituzionale
di gestione della società e alla perdita di valori collettivi è
la volontà del soggetto di rappresentarsi come micro-comunità, relazionandosi
a forme e pratiche di azione collettiva piú parcellizzata e frammentaria,
responsalizzandosi individualmente e creando strategie di interferenza
ai poteri costituiti.

Visibili e indivisibili, Andrea di Marco
I movimenti "No Global", oggi, indicano una alternativa alla politica
internazionale nell'analisi del reale. Lo scollamento tra società
e potere è acuito da altre forme, meno pubbliche, ma non meno intense.
Oggi, piú che mai, è quel livello "micro" rilevato da Bauman che
interagisce con il reale, che vuole mofidicarlo, che si sottrae
all'alienazione rappresentativa delle istituzioni , che spezza l'agonia
del non sentirsi soggetto pensante e che opta per un agire alternativo.
EXTRA-ordinario è un progetto che nasce da questa certezza avendo
analizzato le conflittualità che il territorio catanese offre nella
sua flagranza. E' nell'affermazione di una concezione del mondo
antitetica a quella dell'establishment che avviluppa una operazione
che, simile ad un ordito, ne avvicenda valori e oggetti in una fenomenologia
intricata di rimandi e liaisons.
Rovesciare le antinonie è forse l'unica strategia per ridare un
senso al mondo. Con le armi inoffensive dell'arte. Poiché di questo
si tratta. Con la convinzione che i gesti minimi, diremmo "micro",
come quello di Catania possono indurre alla ripetizione. L'individuazione
di un campo sociale complesso e ricchissimo come quello etneo, ma
che si inserisce in una rete globale di geometrie urbane e sociali
altrettanto caotiche e vibranti, può essere la macchina trainante
di una rimappatura di geografie dell'essere. E' l'essere, infatti,
il centro catalizzatore di una diversa prospettiva comunitaria che
scavalca classi, categorie, etnie. Bandendo ogni forma di preclusione
e razzismo, l'essere comunitario, fonde il suo stesso pensiero e
la sua stessa vita con ciò che di differente e di simile incontra
sviluppando nuove ipotesi d'esistenza. Al tempo stesso forgia dei
nuovi modelli di esistenza commisurati a bisogni e desideri, ad
umori e sinergie propri rovesciando schemi e ordini precostituiti.
Da questa analisi nasce l'idea di commisurare proprietà estetiche
e valori culturali differenti fondendo un crogiolo di esistenze
che, all'unisono, riperimetrano specificità e problematiche identitarie.
L'idea di realizzare nella Casa-Museo Stesicorea dei lavori che
nascono dalla collaborazione tra artisti e comunità etniche presenti
nella città, si articola in una polimorfia sensitiva e oggettuale
che diventa l'atto finale di un processo metamorfico.

Belongings 2002, Bianco - Valente
La Casa-Museo Stesicorea, infatti, per sua natura scavalca quell'idea
museale di congelamento oggettuale che solitamente contiene nella
sua dimensione piú classica per inseguire una idea "liquida". Quello
appunto di Museo delle Culture. Anche in questo caso ha una sua
specificità che la fa differire dalla tradizione espositiva. Qui,
ciò che domina, in una perimetria devastantemente sfavillante, è
il sentire comune di ciò che è altro da noi. Qui è l'interconnessione
fra il sé e l'altruità che diventa rappresentazione, che relaziona
gli sguardi, che sintonizza gli umori e crea un humus assolutamente
inedito. EXTRA-ordinario, infatti, vuole uscire dagli stereotipi
culturali, dalle "costruzioni immaginarie", dall'esotismo e dall'etnicismo
occidentale, abbarbicato su cliché obsoleti e facili su cui culture
cosí lontane ma cosí vicine sono in pieno fermento. Si vogliono
decristallizzare i luoghi comuni, quelli che una visione colonialista
ed eurocentrista hanno perpetrato per decenni e sulla quale, ancora,
arroga egemonie e falsi imperi. Si vuole uscire dall'uso e dall'abuso
del multiculturalismo come prodotto dell'industria culturale. Si
desidera, intensamente, riposizionare incroci e contrappunti culturali
riattualizzandone i fenomeni di trasformazione. Si intende ridare
corpo e voce alla fluidità delle loro fenomenologie e alla trasmigrazione
di simboli e ritualità. Al tempo stesso, si ritraccia un orizzonte
meticcio, in cui differenze e alterità si intrecciano fra loro,
dando vita a nuove costellazioni. Gli artisti selezionati (Guido
Schlinkert, Marco Samorè, Agnese Purgatorio, Sislej Xhafa, Stalker,
Bianco e Valente) per specificità proprie, navigano in una rete
di priorità che li avvinghia ad un prisma di sentimenti e di interessi
verso ciò che di complesso si distribuisce nel reale. Per potenzialità
proiettive e alterne, ogni artista, sviluppa una ricerca che indaga
le problematiche dell'identità: quelle che declinano un io in costruzione
e quelle che la metropolizzazione del soggetto ripone tra il sé
e la dimensione del territorio che attraversa. Per Schlinkert la
spinta è data da una ossessione conoscitiva, quasi antropologica,
per Samorè è la smania di zoomare nei dettagli e nelle cose per
risalire all'essere, nella Purgatorio è l'ibridazione tra culture,
in Xhafa è la determinazione di scrutare la marginalità, la clandestinità
e ricodificarne i termini, negli Stalker è la ricompattazione tra
soggetto e paesaggio, tra io e architettura, in Bianco e Valente
è la traslazione elettronica del dato e la riconiugazione del soggetto.

Alcuni oggetti in meno, Marco Samorè
Un panorama che differisce per formalità e modalità di elaborazione
ma che, in sostanza, enuclea la stessa pulsione indagativa. L'anarchia
con cui Antonio Pesti, l'ardito committente, architetta EXTRA-ordinario,
esulando da ditkat istituzionali, scardinando burocrazie e interessi
di potere politico e rischiando individualmente su una ipotesi culturale
stringe il cerchio intorno a un orizzonte di valori forse rischiosi
ma imprescindibili. Antonio Presti individua, in una sorta di "primato
della bellezza", il valore su cui far confluire dissonanze e conflittualità
del vivere contemporaneo. La bellezza evocata è un provocatorio
eufemismo. Il suo concetto, come categoria estetica, in piena modernità,
fuoriesce dalle teorie standardizzate che presumevano schematismi
rigidi. Piuttosto è una bellezza che si dilata e si trasforma nella
sua liquidità e convoglia in sé un senso etico piú profondo. Giustamente
Remo Bodei rimarca la sua poliedricità enucleando le "forme del
bello" come processo di svuotamento del canone prefissato nella
classicità e il suo sviluppo in varianti e variabili che si legano
alla distonia del reale. E' quel bello che rovescia il suo tradizionale
senso di equilibrio e di misura e che afferma il suo contrario in
quel senso imponderabile, alogico e indeterminato. Un bello che
si ritrova nel disequilibrio, nel caos, nella disarmonia. E' l'atto
di ribaltamento delle categorie, la fuga dalla schematizzazione
di teorie e il riposizionamento delle centralità.

Agathos, Massimo Siragusa
Ciò che è considerato periferico diventa cuore, ciò che è cuore
diventa una sua articolazione funzionale. Ciò che è ordinario diviene
Extra e viceversa. Cosí Librino, periferia cittadina, lasciata da
decenni di malgoverno ad un degrado degno delle favelas di San Paolo
del Brasile, diviene centro di interesse sociale e etico, cosí le
micro comunità etniche intese, ancora, come differenze, divengono
soggetto integrato .
Ma orbitiamo a sud. Quaggiú e non altrove si convive con una telluricità
infuocata, si assiste a sommovimenti e scosse che spaccano e risucchiano
le certezze, non solo i monumenti. Quaggiú e non altrove si addensa
la polvere di lava che può ricoprire e seppellire stantie illusioni
e anacronistiche pretese. Quaggiú e non altrove si intuisce che
un vulcano fascinoso e infido sembra voler azzerare quel limbo immaginario
in cui si trastulla una diffusa cecità.
Teresa Macrì
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