Hidetoshi
Nagasawa

L’opera
è una camera ipogea lucida e nera, da cui si percepiscono appena
le voci della natura all’esterno. La barca d’oro è sospesa al
soffitto e rovesciata secondo una simbologia giapponese. Il suo
albero maestro, di marmo rosso la lega al pavimento. Con spiritualità
tutta orientale Hidetochi Nagasawa ha pensato un’opera che,
dopo essere stata chiusa alla vista (interrata), avrebbe comunque
continuato ad esistere, ricordando all’uomo l’esistenza dello
spirito, la forza di essa è nel togliere. E niente è casuale
ne “La Stanza di barca d’oro”. Neanche il luogo: scavata nel fianco
di una collina e in prossimità di un torrente (nell’antichità
l’acqua era ritenuta la strada più sicura per spostarsi), l’opera
sottolinea l’idea del viaggio attraverso la barca, che diventa
un simbolo di vita e di ciò che c’è al di là di questa. “La Stanza
di barca d’oro” è un insieme di suggestioni che attingono a piene
mani dall’arte contemporanea, determinando un dialogo così perfetto
tra arte e natura che non sarà più necessario vederla. Il ciclo
dell’opera di Nagasawa doveva chiudersi il 25 giugno del 1989.
Ma “La Stanza” non venne “chiusa” perché secondo il
direttore della sezione beni Pau (paesaggistici, architettonici
e urbanistici) della soprintendenza di Messina si
sarebbe trattato di occultamento del corpo del reato. Così,
invece di terminare il suo processo artistico, l’opera ne ha subiti
tre in “tribunale”. Per poi essere assolta dalla Corte di Cassazione
solo nel 1994. La consegna alla terra e ai cuori de “La Stanza”
è avvenuta nel corso di una cerimonia pubblica il 16 giugno
2000. Ai partecipanti di quell'evento resta il compito
di testimoniare e raccontare il ciclo dell’arte. E della Fiumara
d’Arte.