INTERVISTA AD
ANTONIO PRESTI
D. - Lei è conosciuto ormai in
tutto il mondo per aver realizzato negli anni ’80, nel territorio
tra Tusa e Santo Stefano di Camastra, la Fiumara d’Arte, il più
grande museo all’aperto d’arte contemporanea d’Europa. Come è nata
l’idea di disseminare imponenti sculture lungo il greto di un fiume
asciutto, nel territorio di diversi comuni siciliani?
R. - Fiumara d’Arte nasce dal
desiderio di fare un omaggio alla Sicilia, a quella Sicilia
contemporanea che, scegliendo la via della bellezza, decide di
rappresentare l’impegno civile ed estetico dell’uomo con un proprio
presidio.
Fiumara nasce su terreni demaniali non
per caso, ma per una precisa scelta politica, perché io non ho mai
voluto possedere l’opera ma soltanto l’idea. In una società in cui
tutto è al servizio del denaro ed è subordinato al possesso dei
beni, il primo atto di rinuncia in grado di sublimare la materia
rispetto all’opera d’arte è proprio la bellezza, perché essa può
manifestarsi anche soltanto come idea, come puro pensiero.
Il valore del dono sta nella sua
condivisione, fin dall’inizio Fiumara d’Arte è stata condivisa dal
pubblico, affermata nella sua esistenza da migliaia di visitatori
provenienti da ogni continente. Oggi Fiumara è uno dei luoghi più
visitati del mondo, per la sua contemporaneità e coerenza, per il
suo calarsi nel paesaggio senza sconvolgerlo. Ma questo spirito di
condivisione non è stato per lunghi accettato dalle istituzioni:
solo dopo una battaglia ventennale il parco della Fiumara d’Arte è
stato riconosciuto “patrimonio artistico della Regione Siciliana”,
affermando il valore artistico- culturale delle sculture e
accettando simbolicamente il dono.
D. – Cosa rappresenta Fiumara
d’Arte per il territorio?
Ho voluto creare una sorta di circuito
d’arte che non fosse costretto entro luoghi definiti, nel chiuso dei
musei, subordinato al pagamento di un biglietto e all’orario delle
visite. Il mio desiderio era quello di portare l’arte per strada,
renderla visibile e accessibile a tutti, farla entrare nel
quotidiano di ognuno. Così, mentre una persona guida può voltarsi a
guardare il mare e ammirare il Monumento ad un poeta morto di Tano
Festa, o più in là l’opera di Consagra. Volevo creare una sorta di
contro-museo, unico nel suo genere, che potesse diventare un volano
per lo sviluppo turistico ed economico dell’intero comprensorio. I
comuni della Fiumara d’Arte oggi fanno parte di un percorso
artistico-culturale che coniuga la bellezza della natura con quella
delle opere monumentali.
Con la recente apertura
dell’autostrada Messina-Palermo Fiumara si candida altresì a
diventare la punta di diamante di un turismo di qualità. Non parlo
di statistiche, numeri, previsioni, cose lontane dalla realtà. Mi
riferisco alle centinaia di pullman di turisti che ogni anno
visitano le opere di Fiumara. Questa è la dimostrazione concreta che
l’arte non solo rappresenta la bellezza, ma può essere un motore di
sviluppo economico per tutto il territorio. Tanto più che Fiumara
d’Arte oggi è presente in tutte le guide, nelle antologie
scolastiche e nei manuali degli istituti d’arte, oltre ad essere
argomento di centinaia di tesi di laurea di diverse facoltà. Essa
rappresenta un valore assoluto per il pubblico che l’ha scelta e la
sostiene.
D. – Oggi
assistiamo alla gioia di un riconoscimento, anche istituzionale,
della storia 25ennale della Fiumara, ma non possiamo dimenticare che
questa storia ha dovuto affrontare anni di negazioni e di rifiuti.
Secondo lei Fiumara d’Arte è stata osteggiata per motivi politici?
R. -
In venticinque anni, da quando è nata
Fiumara d’Arte, si sono avvicendate tutte le espressioni partitiche,
destra, sinistra, centro. Non è stata una questione di partito - la
cultura non ha, e non può avere, colore né partito - ma di quella
politica che non ha promosso il valore della cultura, del pensiero,
della pittura, della filosofia, della musica.
Allo stesso modo ora il riconoscimento
del museo a cielo aperto della Fiumara d’Arte non è una vittoria di
potere, ma una vittoria della cultura, una vittoria di tutti quelli
che hanno creduto nella Fiumara ed hanno lottato perché l’utopia
della bellezza non venisse travolta dalla sterile applicazione di
quei codici del diritto per cui ieri la Fiumara era da abbattere e
oggi da salvare e salvaguardare.
D. – Nel
2005 abbiamo assistito alla “chiusura” della Finestra sul mare
di Tano Festa. A distanza di due anni assistiamo invece alla sua
“riapertura”: cosa simboleggiano le due apparentemente opposte
manifestazioni?
R. - Sottrarre l'opera allo sguardo
del pubblico è stato un gesto di grande impatto emotivo per
affermare l'esistenza della scultura come pensiero, anche a
prescindere dalla materia. Il gesto rappresentava allora la risposta
al disinteresse, alla “politica del rifiuto” appunto, mostrata dalle
Istituzioni nei confronti dell’arte e della cultura. Far calare un
velo con la parola chiuso in tutte lingue, significava
impedire e interrompere la vista dell’opera per salvarla dal
disfacimento e conservarla nell’immaginario del pubblico intatta. Un
atto così forte, che diventava esso stesso fatto artistico.
La riapertura dell’opera oggi
significa, da un lato riconciliare il valore simbolico della
scultura con il suo aspetto materiale, dall’altra il riconoscimento
del parco scultoreo da parte delle istituzioni.
Fiumara nasce come dono al pubblico di
tutto il mondo che l’ha condivisa e l’ha vissuta.
Alla manifestazione della “chiusura”
aderirono migliaia di studenti, artisti, critici e giornalisti,
riversati in massa sotto la scultura per protestare contro l'incuria
dello Stato. Oggi, dopo 25 anni di storia della Fiumara d’Arte, sono
felice di poter festeggiare insieme a tutti coloro che mi hanno
sostenuto nei momenti di difficoltà questa grande vittoria dell’arte
e della cultura.
Da questo momento comincia la storia
“istituzionale” di Fiumara, le sculture, in quanto facenti parte di
una collezione, acquisiscono finalmente il diritto alla tutela. E
sempre dalla Finestra sul mare comincia idealmente il percorso che
porterà nel più breve tempo possibile ad intervenire col restauro
per bloccare il degrado di tutte le opere, ripristinarne la
fruibilità e la leggibilità e quel rapporto/dialogo tra opera e
fruitore, in verità mai interrotto.
D. – Alla manifestazione seguirà il
convegno “Conservazione e progettazione”: sarà questo il momento
conclusivo di un percorso che dopo 25 anni è finalmente arrivato
alla sua consacrazione?
Non voglio parlare di conclusione, e
quindi di “raccolto”, ma piuttosto di nuova semina.
Fiumara d’Arte non può chiudersi nel
processo a breve termine della storicizzazione: la conservazione
delle opere, per quanto necessaria, non rappresenta un punto
d’arrivo, ma la possibilità di proiettarsi nel futuro attraverso una
nuova progettazione.
L’intervento congiunto di importanti
esponenti nel campo del restauro e di giovani critici d’arte ed
artisti, affermerà il principio che solo legando la conservazione
alla progettazione si può affermare e continuare a tenere vivo il
valore del contemporaneo.
L’idea del segno è veicolo di senso e
quindi solo continuando a produrre segni si consolida il rapporto
tra opera d’arte e spettatore.
Per questo in concomitanza con il
restauro della scultura di Tano Festa presenterò tre nuove camere
d’arte dell’Atelier sul mare e a conclusione del convegno
annuncerò la costituzione della Fondazione Antonio Presti -
Fiumara d’arte. È già pronto il programma delle attività
2007/2008: l’intervento di restauro sul Labirinto di Arianna
di Italo Lanfredini, la realizzazione di tre nuove sculture
monumentali all’aperto nei comuni di Motta d’Affermo, Pettineo e
Santo Stefano di Camastra e la creazione di tre nuove camere d’arte
presso l’Atelier sul mare.
La Fondazione avrà tra i suoi
obiettivi anche quello di creare una collaborazione con le
Università, le Accademie e le Istituzioni preposte alla tutela,
affinché Fiumara d’Arte diventi officina attiva, luogo vivo
in cui le nuove generazioni possano educarsi e formarsi al valore
dell’arte e di un impegno etico di “devozione alla bellezza”, che
sarà loro compito portare avanti.
D. - La
bellezza salverà il mondo?
R. - La
bellezza non salverà il mondo, ma può offrire quell’emozione e
quello stupore che gli uomini hanno rifiutato per inseguire falsi
valori della nostra contemporaneità.
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